Un Viaggio Nei Sentimenti Del Regista Carlo Alberto Biazzi.

Un Viaggio Nei Sentimenti Del Regista Carlo Alberto Biazzi.

Un Viaggio nei sentimenti del regista Carlo Alberto Biazzi. Il racconto, attraverso un'intervista, di un nuovo film che vedrà la luce nel 2021 insieme al celebre attore Eros Pagni.

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 Un viaggio nei sentimenti del regista Carlo Alberto Biazzi. 

Ci troviamo ancora sospesi in un periodo che di nuovo non ha niente, o forse soltanto un irrigidimento della paura e un aumento di rabbia e frustrazione verso incertezze, precarietà anche di animo e sentimenti.

Eppure, in mezzo a questa nebbia, c’è chi ancora ha voglia di restituire a sè stesso e agli altri colori tramite una storia, o meglio, un film. Proprio così: continuare ad andare avanti limando la sceneggiatura per un cortometraggio che verrà girato nel 2021 in Liguria e di cui ancora non conosciamo il titolo.

Il regista è Carlo Alberto Biazzi, scrittore di due romanzi noir “La stella a quattro punte” ed. Novecento e “L’ultima luna” ed. del rosone nonché già regista del cortometraggio “Il padre di mia figlia” presentato al festival di Cannes 2017 e altri festival internazionali e che ha visto come protagonista principale Giulio Scarpati insieme ad Antonella Attili e Alessia Mancarella con la fotografia di Luciano Tovoli (ricordiamo questo ultimo  per il lavoro artistico nei film di Dario Argento).


Scopriamo insieme questo suo nuovo progetto che vedrà la presenza del celebre attore Eros Pagni.



Stai preparando un progetto molto interessante. Vuoi parlarmene un po’?

Si, stiamo lavorando da questa estate a un film che, speriamo, di poter girare entro la metà del 2021. Un film ambientato nella Liguria di Levante, nel dopoguerra, un periodo storico molto particolare e difficile.


Come mai hai deciso di ambientarlo in Liguria?

Per una questione affettiva. Vado al mare lì ogni anno. In più, in Liguria vengono ambientati pochissimi film e non capisco il perché. Non ha nulla da invidiare ad altre regioni. Io la trovo così magica e suggestiva. Non a caso ho scelto proprio la parte di Levante, da Porto Venere alle 5 Terre.



Nel cast Eros Pagni, uno dei più grandi attori del ‘900 italiano e un cast tecnico degno di nota. Come pensi che sarà lavorare con loro?

Il mio cast tecnico è ormai ben consolidato. È la seconda volta che scrivo una sceneggiatura insieme a Sergio Pierattini… un vero genio. Ed è la seconda volta che ho l’onore di lavorare con Luciano Tovoli, uno dei più grandi direttori della fotografia mondiali. E poi Pericle Odierna, un grande musicista. Pensa che solo leggendo lo script ha già scritto la musica principale.

Per quanto riguarda Eros Pagni, l’ho fortemente voluto. È spezzino, è perfetto per il ruolo che gli ho proposto, è un attore straordinario. Spero di poter lavorare bene con lui, me lo auguro, ma è già un grande onore che, dall’alto della sua carriera, abbia apprezzato questo progetto, pur non conoscendomi di persona.


Puoi dirci qualcosa della storia?

E’ la storia di un bambino, di un viaggio, non solo fisico, ma anche mentale, reso possibile dai fantastici racconti del nonno (Eros Pagni). Il bambino parte alla ricerca del padre perduto, una persona che ama oltre ogni misura. E, chissà… forse lo ritroverà.


L’amore, quindi, conduttore di tutta la vicenda. Lo è anche nella tua vita?

Assolutamente si. Senza l’amore si è perduti, ma parlo dell’amore vero, quello per i più coraggiosi.


E tu lo sei? Coraggioso, intendo?

Si, lo sono. Ma ho anche sbagliato tanto, finendo vittima dei miei errori. Però, quello che spero, in generale, è che le cose vere possano vincere. Le cose vere devono vincere!


E sei innamorato?

Sempre…


Rispetto al tuo precedente film “Il padre di mia figlia”, che ricordiamo essere stato presentato al festival di Cannes, una storia noir di forte impatto, questo tuo nuovo lavoro è un elogio alla speranza. In entrambi i lavori si parla di una famiglia. Quanto è importante per te la famiglia?

La famiglia è tutto. Quella che abbiamo, quella che ci scegliamo. Credo molto in questo valore, ora più che mai.

Ne “Il padre di mia figlia” si parla di una famiglia distrutta, portata all’esasperazione da un fatto micidiale che sconvolge le vite di ogni personaggio, portandoli alla deriva. In questo nuovo film, la famiglia è la casa, vera e propria, fatta di genuine e semplici cose, una famiglia toccata dalla povertà del dopoguerra ma che non perde mai la speranza di essere felice. Perché è il bene, l’amore, quello vero, che trascina verso l’infinito. E io ci credo…


Grazie


Maria Francesca Stancapiano


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