L’ARTE DI SULTAN BIN FAHAD A ROMA

L’ARTE DI SULTAN BIN FAHAD A ROMA

Continua con successo la mostra del rinomato artista saudita nello spazio prestigioso della Rhinoceros gallery creata due anni fa da Alda Fendi nei sei piani del palazzo di via dei Cerchi.

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Come galleria d’arte privata la Rhinoceros Gallery, lo spazio espositivo di Alda Fendi progettato da Jean Nouvel nel 2018 da un palazzo del 600 del Foro Boario di Roma, può offrirci anche in questo periodo di restrizioni una boccata di ossigeno sul mondo artistico con interessanti mostre che il pubblico può visitare tramite appuntamento. Così, fino al 10 febbraio, è possibile ancora prenotarsi per ammirare le opere dell’artista saudita Sultan bin Fahad che presenta la sua prima personale nella Capitale con il titolo “Frequency” con cui racconta i suoi viaggi in due luoghi sacri come la Mekka e Medina.

Inaugurata lo scorso dicembre, la mostra è riuscita ad avere un ottimo riscontro di pubblico grazie anche alle sensazioni che le opere esposte infondono al visitatore che riesce a ottenere una sollecitazione di tutti i sensi scandita da visioni e ritmi. Anche se il viaggio è in una cultura e spiritualità diverse, chiunque può ritrovarsi in un concetto di umanità che nella fede e nella preghiera si rivolge sempre nello stesso modo anche se ci si riferisce a divinità diverse. Infatti, l’idea dell’artista è quella di creare la presenza in un luogo di culto dove l'individuo si relaziona con i propri sentimenti e con gli elementi dell'ambiente in cui si trova, come l'immersione in una dimensione personale e privata in cui l'essere umano si mette in rapporto con la trascendenza.

All’inizio del percorso l’opera “Confessional” mostra grate d’ottone dei divisori degli ambienti sacri dove sono collocati dei binocoli che consentono di vedere immagini di pellegrini e luoghi sacri. Una bella immagine dell’oltre per vedere anche in se stessi. La mostra, che suggerisce una direzione nel tracciare la dimensione fisica e metaforica del lungo viaggio che l’essere umano intraprende ogniqualvolta cerca di mettersi in contatto con il Superiore, continua con l’opera “Been there” pezzi di pietra che recano iscrizioni epigrafiche così antiche da non risultare tutte decifrabili. Le pietre guardano verso una lavagna luminosa dove tutti possono lasciare un proprio scritto come segno di legame fra passato e presente.

Si continua con i marmi di “If stone could speak” che Sultan bin Fahad è riuscito a recuperare dalla distruzione di una moschea considerato che nella sua cultura gli edifici sacri vengono continuamente rifatti in segno di rinnovamento. “Possession” è, invece, l’installazione che propone il viaggio che ognuno di noi può fare nella spiritualità sia come inizio che come termine. Pannelli sospesi riproducono incessante l’immagine di pellegrini anonimi che giungono a visitare i luoghi sacri fondendo le loro voci in un’unica coralità. Mani in cielo si elevano alla ricerca del Divino in un gesto che può fare pensare alle similitudini fra le varie religioni.

Una delle installazioni più suggestive è “The Verse of the Throne” allestita al piano superiore del palazzo. Sei ciotole, tutte diverse fra loro poste su piedistalli illuminati, entrano in contatto visivo e metaforico con la proiezione del verso più famoso del Corano l’Āyat al-Kursī o verso del Trono. Questo scritto entrando in contatto con l’acqua ne fa un mezzo di purificazione e vivificazione

“The White Noise”, ovvero il Suono Bianco, costituisce il finale del progetto dell’emiro per la mostra alla rhinoceros gallery di Roma. Due grandi cubi neri sospesi contengono il “rumore bianco”, ovvero la sintesi tecnologica di suoni e immagini destrutturate, aritmiche, inquiete che rendono l’esperienza ancora più immersiva. Non a caso per l'artista saudita Sultan bin Fahad, Frequency è la voce spirituale, metafisica e viscerale dell'umanità.

Rosario Schibeci

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