UN CIELO STELLATO SOPRA IL GHETTO DI ROMA Su Rai1 E RaiPlay

UN CIELO STELLATO SOPRA IL GHETTO DI ROMA Su Rai1 E RaiPlay

La ferita del 16 ottobre 1943, il ritrovamento di una lettera, un gruppo di liceali. Il nuovo film di Giulio Base è un dono per la Giornata della Memoria.

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Dal  27 Gennaio, giornata della memoria,  ‘UN CIELO STELLATO SOPRA IL GHETTO DI ROMA’  di GIULIO BASE sarà disponibile in esclusiva su RaiPlay e il 6 febbraio in onda su Rai1

Una produzione Altre Storie e Clipper Media con Rai Cinema, il film di Base racconta la Shoah attraverso il viaggio introspettivo di un gruppo di giovani di oggi

Segreti, un  passato nascosto e una misteriosa lettera. Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma di Giulio Base racconta la storia della Shoah attraverso  la ricerca della verità da parte di un gruppo di ragazzi. Una strada innovativa di racconto che vuole coinvolgere proprio le nuove generazioni, trasferendo alle loro coscienze e riflessioni la più tragica lezione della storia dell’umanità. Un progetto che ha ricevuto il patrocinio della Comunità Ebraica di Roma.

Girato lo scorso dicembre  a Roma, proprio nella splendida cornice del quartiere ebraico, del Lungotevere e dell’Isola Tiberina., Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma’ di Giulio Base, una produzione Altre Storie e Clipper Media con Rai Cinema, sarà disponibile in esclusiva su RaiPlay (www.raiplay.it)  dal 27 gennaio, giornata della memoria, e andrà in onda su Rai1 il 6 febbraio alle 22.50.

La scelta della giornata della memoria per la visione su Rai Play sottolinea l’importante messaggio che il film vuole dare: continuare a cercare e ricordare la storia della Shoah affinché non si ripeta, studiare e  incontrare  le diverse religioni nel rispetto reciproco.

Nel film il passato si intreccia col presente: il ritrovamento di una lettera contenente una misteriosa fotografia ingiallita che ritrae una bambina porterà un gruppo di giovani studenti alla ricerca della verità. Cercando di svelare il mistero che si cela dietro la foto, i ragazzi affrontano un viaggio attraverso la memoria di un passato doloroso e difficile da dimenticare come quello del rastrellamento del quartiere ebraico di Roma. E pur appartenendo a confessioni religiose diverse, provano a trasformarlo nell'occasione per una riflessione collettiva camminando insieme nel loro primo impegno esistenziale, personale, culturale.

Nel cast troviamo Bianca Panconi, Emma Matilda Lió, Daniele Rampello, Irene Vetere, Francesco Rodrigo, Marco Todisco, Aurora Cancian,  Alessandra Celi, con la partecipazione di Lucia Zotti, l’amichevole partecipazione di Domenico Fortunato  e un cameo di  Giulio Base.

Il film, scritto da Giulio Base insieme a Israel Cesare Moscati, regista e sceneggiatore recentemente scomparso e da Marco Beretta, si avvale della fotografia di Giuseppe Riccobene, delle scenografie di Walter Caprara e dei costumi di Magda Accolti Gil. il montaggio del film è stato affidato a Mauro Ruvolo, il suono è a cura di Piero Parisi e le musiche originali di Pietro Freddi, a cui si aggiunge la canzone  ‘Tutto quello che un uomo’  di Sergio Cammariere. Il film è stato prodotto da Cesare Fragnelli e Sandro Bartolozzi.

“Della Shoah non si parlerà mai abbastanza – sottolinea Giulio Base. Quando poi lo si fa rivolgendosi ai più giovani, coltivando la memoria come fosse un giardino da non lasciare mai privo di cure, ciò vale ancor più. In questa storia vive non solo un teen drama, non solo un intreccio adolescenziale, non è la pietà per le vittime dello sterminio, che pure è presente, ad animare il plot, ma la ricerca di quel che accadde, la voglia di sapere, di scoprire, di divulgare acciocché quell’orrore non debba mai più ripetersi”.


Sinossi

Il passato si intreccia col presente: il ritrovamento di una lettera contenente una misteriosa fotografia ingiallita che ritrae una bambina porterà un gruppo di giovani studenti alla ricerca della verità. Cercando di svelare il mistero che si cela dietro la foto, i ragazzi affrontano un viaggio attraverso la memoria di un passato doloroso e difficile da dimenticare come quello del rastrellamento del quartiere ebraico di Roma. E pur appartenendo a confessioni religiose diverse, provano a trasformarlo nell'occasione per una riflessione collettiva camminando insieme nel loro primo impegno esistenziale, personale, culturale.


Giulio Base - regista

Nato nel 1964 a Torino, fin dal liceo scrive recensioni cinematografiche sul giornale di quartiere autogestito e stampato con altri compagni di scuola. Si diploma attore nel 1983 alla Bottega Teatrale di Firenze di Vittorio Gassman che dirigerà poi nell’ultimo film del maestro (La Bomba, 1999).

Ventisette titoli da regista, fra cinema e televisione. Oltre 50 da attore, con Daniele Luchetti, Nanni Moretti, Riccardo Milani, Ridley Scott e molti altri. Tre presenze alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la prima volta con “Crack” nel 1991, poi con “Lest” nel 1993 e infine con “Il Banchiere Anarchico” nel 2018. Due premi ‘regia televisiva’, numerose candidature ai David di Donatello, ai Nastri d’Argento, ai Ciak d’Oro, ai Globi d’Oro, ai Golden Globes. Autore sempre alla ricerca del sapere, si è laureato in ‘Storia e Critica del Cinema’ presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza in Roma e in ‘Teologia Patristica’ presso l’Institutum Patristicum Augustinianum della Pontificia Università Lateranense.


Cesare Fragnelli – produttore

Non avevo mai collaborato con Giulio Base, naturalmente lo conoscevo e avevo stima del suo lavoro nel cinema; per me, sempre diverso e oserei dire anche eclettico. Ero stato colpito, poco prima del nostro incontro, dal suo coraggio di realizzare per il Cinema il testo di Pessoa. Un rischio altissimo dove il tema del potere, difficile e complesso, diventa con il suo occhio, la sua penna e anche con la sua recitazione, un’originale e fiammante trasposizione cinematografica.

Ho incontrato Giulio conoscendo quel coraggio e riconoscendo a lui quel talento. Eppure, non è stato facile scegliere per entrambi di realizzare, insieme, il nostro film. Il nuovo progetto, ‘Un Cielo Stellato sopra il Ghetto Di Roma’, aveva nel seme iniziale (di Israel Cesare Moscati) un impegno complesso, non esiterei ad affermare rischioso. Anche questa volta la realizzazione imponeva coraggio autoriale, ma con una grande, diversa e severa coscienza filmica.

La ferita insanabile del 16 ottobre 1943, il rastrellamento del Ghetto di Roma, doveva certamente essere raccontata, ma imponeva rigore; ci fu subito chiaro che non sarebbero di certo bastati l’impegno artistico e finanziario a metterci tranquilli. Certamente la spinta più forte, quel giorno, è arrivata da una sicurezza artistica dell’autore su un tema così importante, ma sapevamo entrambi che la sfida davanti all'Olocausto, abisso della storia, sarebbe stata difficilissima. Ancor di più nel nostro caso, visto che da subito si nutriva la speranza e la voglia di riuscire a parlare e incontrare, con il film, le giovani generazioni, trasferendo alle loro coscienze e riflessioni la lezione più tragica della storia. Il regista aveva le idee chiare “bisogna raccontare il presente, fondendo e costruendo una visione cinematografica anche del passato”. Questa era la strada giusta e innovativa per un tema così importante.

La profonda conoscenza teologica, il suo coraggio, l’ampia e dovuta cultura sul periodo storico, hanno da subito fatto capire a me e a Rai Cinema che c’era in Giulio Base quella intransigenza necessaria per ideare un’opera così importante nei contenuti. E a testimonianza di questo, infatti, arriva dopo pochi incontri di Giulio con Riccardo Shemuel Di Segni, Rabbino Capo di Roma, il patrocinio e il plauso al progetto dalla Comunità Ebraica di Roma. Seguono lunghe chiacchierate e confronti tra regista e produzione (Altre Storie, Clipper Media e Rai Cinema).

L'inviolabilità dei diritti di ogni persona, le discriminazioni, la limitazione della libertà, gli odi razziali, il regime fascista e nazista, la follia che non seppe risparmiare né donne né bambini, né anziani né malati, né età né condizione, tutto per l’infame odio.

Davanti all'Olocausto, con l’umiltà dovuta, ci siamo trovati a confrontarci e da lì siamo partiti. Ma tutto, ogni istante sbagliato di quella parte della storia d’Italia e del Mondo, ci ha convinto che era un’avventura da intraprendere senza esitazioni. Così, si definisce e si consolida un gruppo di lavoro di elevato profilo professionale, sul piano tecnico e su quello artistico, che appoggia e aderisce al progetTo con entusiasmo, primi tra tutti il direttore della fotografia, Giuseppe Riccobene, che aveva peraltro già avuto modo di collaborare con Giulio Base nel ‘Il Banchiere Anarchico’.

È immediato e fondamentale anche l’interesse dello scenografo Walter Caprara, della costumista Magda Accolti Gil e del suono di Piero Parisi coinvolto nel progetto fin dai suoi inizi per dare da Crediti non contrattuali bere a quella sete meticolosa che Giulio ha per ogni dettaglio. La collaborazione al casting di Teresa Razzauti è stata fondamentale. Serviva un gruppo di ragazzi giovanissimi, ma le linee di quei volti erano già ben incise nella volontà del regista, così, uno scouting profondo e provini sfiancanti lo hanno permesso. Un cast, alla fine, che nella sua forma finale affianca attori di altissimo livello a giovanissimi.

Il film è stato girato in 4k. Ambientato prevalentemente a Roma e una parte a New York. È figlio di una lunghissima preparazione che ha consentito le importanti ricostruzioni storiche in scenografia e le prove che il regista ha fatto con il cast, soprattutto con i giovani. Un vero e proprio laboratorio che ha concesso agli attori di immedesimarsi con i personaggi e trovare le giuste dinamiche relazionali che hanno facilitato il loro lavoro in fase di ripresa.

Da un punto di vista produttivo, il film è stato realizzato da Altre Storie, delegata di produzione Francesca Schirru, con un impianto di produzione media-alto. Il contributo professionale della Made in Com e dell’Augustus Color hanno reso disponibile l’uso di nuove tecnologie di lavorazione digitale in sede di vfx grazie alle quali la scenografia del film ha potuto ambientare il 1943 nei luoghi reali nonostante fossero trasformati dal tempo.

Le musiche del film vantano la collaborazione del cantautore e pianista italiano Sergio Cammariere.

Il montaggio è stato affidato a Mauro Ruvolo.

Il bilancio dell’operazione produttiva fin qui portato avanti è senz’altro da considerarsi estremamente positivo e significativo, è un film che guarda alla sala cinematografica nella prossima stagione e in maniera molto fiduciosa anche al mercato estero.           

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