Mirella Bastelli E L’arte: Una Ricerca Di Sintesi Tra L’Idea E Il Mondo Delle Forme.

Mirella Bastelli E L’arte: Una Ricerca Di Sintesi Tra L’Idea E Il Mondo Delle Forme.

Ci accoglie con gentile ospitalità e ci presenta le sue ultime opere realizzate, commentandole con una frase esemplificativa:“Mi piace lavorare con la materia mettendoci tutta me stessa

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Martedì 23 febbraio abbiamo incontrato l’artista Mirella Bastelli presso il suo atelier a Roma; dopo essersi diplomata in pianoforte al Conservatorio di S. Cecilia di Roma, si trasferisce a Parigi per un corso di perfezionamento.

Al rientro in Italia, dopo aver seguito corsi di jazz all’Accademia, si dedica allo studio della psicologia e delle filosofie orientali trovando in esse il suo canale più idoneo; collabora con periodici specializzati nella “metafisica realizzativa”, alternando poesie ad articoli volti alla fusione tra le filosofie occidentali e i sacri testi della Tradizione orientale.

Quanto mai spontaneo è l’incontro con l’argilla e in seguito con la pietra attraverso la quale prosegue la sua ricerca di sintesi tra l’Idea e il mondo delle forme.

Ci accoglie con gentile ospitalità e ci presenta le sue ultime opere realizzate, commentandole con una frase esemplificativa:“Mi piace lavorare con la materia mettendoci tutta me stessa. In cuor mio risuonano le parole di Charles Baudelaire: Ciò che è creato dallo spirito ha più vita della materia.”

Non è da tutti coniugare nella duttilità della materia il senso del trascendente e dell’immanente scaturiti da un processo di conoscenza, possesso e trasformazione di se stessi: una rara sensibilità artistica che si ritrova in Mirella Bastelli.

C’è qualcosa di più del caos primordiale che il rigore logico teorico non può dimostrare: il passaggio dal vuoto all’universo fatto di materia.

Tale movimento appare evidente nelle sue sculture, in cui la Bastelli trasferisce la propria essenza in una materia tanto plasmabile da inglobare i suoi più profondi sentimenti e trasmettere al fruitore una musicalità interiore, forgiata da quelle stesse mani che nel Conservatorio di Santa Cecilia producono armonia con i tasti di un pianoforte;

Le sue opere sono piacevolmente dense di una fisica vibrazionale che, attraverso sapienti effetti di vuoti e pieni e dilatazioni metamorfiche, producono una trasversalità percettiva capace di coinvolgere il nostro essere, proprio come una elegante giustapposizione di note su un pentagramma.

Nelle sculture dell’artista il corpo umano sembra far parte sempre più della logica della forma primordiale, fatta di processi in continua trasformazione, di metamorfosi e non di semplice riduzione figurale, metonimicamente rappresentati da componenti e dinamiche volumetriche sottilmente purificate.

Articolo di Giorgio Vulcano

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