Il Ministro Franceschini Abolisce Per Decreto La Censura Cinematografica

Il Ministro Franceschini Abolisce Per Decreto La Censura Cinematografica

Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti

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E’ di ieri la notizia che il Ministro Franceschini ha abolito con decreto la censura cinematografica: “Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti”.


Con lo stesso decreto il Ministro ha istituito la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura con il compito di verificare la corretta classificazione delle opere cinematografiche da parte degli operatori.


Con un intervento ai sensi della Legge Cinema viene introdotto un sistema di classificazione che abolisce la censura sulle opere cinematografiche, eliminando la possibilità di divieto di uscita o di uscita con tagli o modifiche.


Alessandro Pajno, Presidente emerito del Consiglio di Stato, presiederà la Commissione costituita da quarantanove membri ritenuti professionisti e e competenti nel settore cinematografico, in ambito pedagogico, per la tutela dei minori, e alcuni scelti dalle associazioni dei genitori e da quelle per la protezione degli animali.


Fanno sorridere le parole del Ministro Franceschini che richiamano la “libertà degli artisti”, gli stessi artisti che in questo ultimo e lungo anno non sono stati presi in seria considerazione per quanto riguarda le tragiche conseguenze economiche di questa pandemia la cui soluzione sembra ancora molto lontana.


Gli stessi artisti, non solo quelli del settore cinematografico, ma, per estensione necessaria, tutti quelli dello spettacolo dal vivo e relativi tecnici e maestranze, che in questo ultimo anno e più languono senza lavoro e boccheggiano navigando a vista tra ristori insufficienti e altalenanti.


La notizia dell’abolizione della censura nel cinema, per quanto buona e ben accolta, risulta in questo preciso momento storico qualcosa di buffo, quasi una distrazione dai veri problemi, molto più gravi, che affliggono i professionisti del mondo dello spettacolo e dello spettacolo dal vivo.


Certo, è una scelta che nulla ha a che fare con il momento storico e sulla quale si stava sicuramente lavorando da tempo, ma la tempistica appare alquanto anomala.


Tornando all’argomento centrale dell’articolo, l’abolizione della censura cinematografica è certamente una buona notizia, che coinvolge molti aspetti e tematiche che spesso non si considerano.


Come sottolinea in un twitt Vladimir Luxuria: “nella ghigliottina della censura sono incappati anche tanti film di argomento LGBT perché si temeva potesse normalizzare e legittimare l’omo /transessualità”.


La censura cinematografica ebbe un grande impulso in particolare nel secondo dopoguerra, potenziata da una legislazione di base fascista, andando a colpire ogni opera ritenuta non convenzionale o non ortodossa, non solo per tematiche sessuali, alle quali si pensa sempre quando si parla di censura, ma anche politiche e ideologiche.


Sono state numerosissime le pellicole suggete a censura, con conseguenti tagli o modifiche: dai film di Pasolini (a Salò o le 120 giornate di Sodoma venne negata la nazionalità italiana all’eclatante caso di Ultimo tango a Parigi di Bertolucci (con la distruzione di tutte le copie); dai tagli a Rocco e i suoi fratelli di Visconti al sequestro de Il pap’occhio di Arbore per vilipendio alla religione di Stato.


La censura subì un alleggerimento nel 1962, quando, con i governi di centrosinistra, fu varata un riforma che limitò la censura ai casi contro il buon costume.


Eppure, prima e dopo la riforma, l’elenco dei film censurati è lunghissimo e coinvolge pellicole, scene, attori e attrici che mai penseremmo potessero o dovessero essere censurati. Facendosi un giro in rete si scopriranno molte curiosità, alcune molto divertenti, altre sorprendenti.


A confronto con questi dati, la notizia, quindi, sembra di quelle eclatanti, ma viene subito da chiedersi: su quali parametri e con quali criteri la Commissione valuterà i film? Quali saranno le varie classificazioni? E’ possibile che, autori, registi o produttori decideranno a priori di limitare la propria libertà di espressione per non finire in classificazioni scomode e anti economiche?

Staremo a vedere.

Flaminio Boni 

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