I Precari Dello Spettacolo Tornano A Teatro Occupando Il Globe Di Roma

I Precari Dello Spettacolo Tornano A Teatro Occupando Il Globe Di Roma

Autorganizzati Spettacolo Roma chiede che gli artisti siano considerati lavoratori.

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I Precari Dello Spettacolo Tornano A Teatro Occupando Il Globe Di Roma.

Gli invisibili lavoratori e lavoratrici e dello spettacolo esistono e ieri mattina alcuni di loro, facenti parte della rete composta da collettivi di lavorat_ dello spettacolo e della cultura, hanno occupato il Globe Theatre di Villa Borghese.

Dopo più di un anno dal blocco degli spettacoli dal vivo, chiedono una riforma strutturale del settore. Intanto hanno trasformato il Globe Theatre di Roma in un'Agorà Cittadina.

Tutto si sta svolgendo nel rispetto delle disposizioni sanitarie, tutte e tutti le/gli occupanti si sono sottoposti a tampone.

All'assemblea di ieri è intervenuto anche il ministro Franceschini, che ha sottolineato che “il tema non è soltanto riaprire subito, ma riaprire in condizioni di sicurezza avendo degli elementi certi per poter garantire una programmazione”, dando poi la sua disponibilità per un tavolo, insieme anche al ministero del lavoro, il 22 aprile.

Intanto, fino al 18 aprile, il Globe ospiterà tavoli tematici e incontri tra i lavoratori dello spettacolo. Sono tecnici, impiegati, artisti, scenografi, musicisti, attori, drammaturghi, maschere, facchini, lavoratori dei service, delle compagnie.

Dal 23 febbraio sono a casa senza percepire alcun reddito.

Per ReteLavorat° Spettacolo Cultura abbiamo parlato con Marco D'Amelio.

Cosa chiedete con l'occupazione del Globe Theatre di Roma? Non c'era un altro modo per interagire con le istituzioni?

È un anno che abbiamo iniziato, come lavoratori e lavoratrici dello spettacolo, a incontrarci per aprire un dialogo con le istituzioni e traghettare il comparto dello spettacolo fuori dalla crisi pandemica e da quella economica che ne è derivata. Siamo convinti che l'unico modo sia la riforma di questo settore. L'interlocuzione con le istituzioni c'è stata, ma labile e mai proficua. È un anno che chiediamo un tavolo interministeriale. Non ci interessa parlare solo con il ministro della Cultura, ma anche con i ministri dell'Economia e Finanze, dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali. Come ripetiamo da un anno, siamo prima lavoratori e lavoratrici e poi lavoratori dello spettacolo. Essere trattati semplicemente come artisti, non è una categorizzazione che accettiamo. Vogliamo essere trattati come lavoratori. Per questo motivo non reputiamo sufficiente interagire solo col ministro Franceschini. L'azione di oggi è un'azione che giunge al culmine di un'attività lunga un anno, durante il quale non ci sono state date risposte, e abbiamo deciso di fare un'azione forte come occupare. Sottolineo che occupiamo uno spazio pubblico, perché il Globe Theatre di Roma è gestito dal Teatro di Roma, quindi dal Comune.

Dall'inizio della pandemia il ministero ha dato, oltre al 100% del FUS senza rendiconti, anche 20 milioni extra FUS e 19 milioni con il DD di novembre. Perché allora lamentate la mancanza di assistenza da parte dello Stato?

Perché questi soldi vanno ai teatri che già ricevevano il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo). Tutto il mondo delle piccole realtà non è stato minimamente preso in considerazione, se non con misure tampone di stampo regionale. La verità è che il lavoratore dello spettacolo è trasversale. Posso lavorare un mese in un teatro stabile regionale e poi tre mesi in una piccola associazione culturale. Io sono un tecnico e mi muovo tra queste realtà. Il mondo del teatro non è fatto solo dai teatri che ricevono il FUS. I teatri privati hanno ricevuti sostegni in forma diversa. In ogni caso questi sostegni non vengono redistribuiti tra i lavoratori, ma semplicemente accantonati in previsione di tempi migliori. La misura, per i lavoratori, è colma.

L'Inghilterra ha circa quarantamila attori. L'Italia circa settantacinquemila. Non pensate che si dovrebbe iniziare, come chiede UNITA o la legge Madia, per identificare meglio il lavoratore dello spettacolo, creare un albo che identifichi intanto cosa sia un lavoratore dello spettacolo?

Al momento l'iscrizione di nuove categorie di lavoratori in Italia non è consentita. Questo non significa che i lavoratori e le lavoratrici non abbiano il diritto di accorparsi in realtà esistenti per rivendicare i propri diritti, ma urge una riforma che sia strutturale. Non può essere legata a una sola figura professionale, come ad esempio gli attori. La riforma deve essere strutturale dal punto di vista dei contratti collettivi nazionali; dal punto di vista delle tutele sulla sicurezza del lavoro per chi, ad esempio, fa lavori che non sono considerati usuranti, ma che lo sono. Deve essere una revisione ampia che non vada a settorializzare le competenze di ognuno di noi. Essere considerati “artisti” consente di non vederci come quello che siamo: lavoratori che prestano un servizio. Noi facciamo un lavoro e vogliamo che ci venga riconosciuto.

Chiedete un nuovo CCNL?

I CCNL sono in scadenza. Le parti sindacali andranno a trattare con i Ministeri competenti. Vogliamo che in questo tavolo le nostre rivendicazioni vengano prese in considerazione. Esiste una legge sulla rappresentanza per cui noi, come singoli lavoratori, non abbiamo il diritto di partecipare a questi tavoli, ma vogliamo che la nostra voce sia presente.

Non viene qui a galla l'annoso problema, soprattutto nel mondo del teatro, della frammentazione delle rappresentanze sindacali?

Questo è sicuramente un aspetto, ma il problema più serio è la distanza tra i sindacati confederali e i lavoratori. E credo sia un problema che riguarda tutti i precari, non solo quelli del teatro. Noi abbiamo fatto manifestazioni con centinaia di persone e, contemporaneamente, c'erano manifestazioni di sigle sindacali con venti persone. Addirittura noi abbiamo al nostro interno lavoratori appartenenti ai sindacati confederali che stanno disconoscendo il percorso dei sindacati stessi. Forse i sindacati confederali dovrebbero porsi qualche domanda i merito.

Siete disposti a trovare un accordo in modo da andare al tavolo delle trattative sotto l'egida dei sindacati confederali?

I lavoratori non vanno dai sindacati. Sono i sindacati che vanno dai lavoratori.

Lo spettatore che va a teatro spesso non conosce la differenza tra teatro pubblico e privato. Urge che un lavoratore dello spettacolo venga considerato un lavoratore, indipendentemente dal teatro per cui lavora?

No, credo che il punto sia agire sulla precarietà e l'intermittenza. Un lavoratore precario e intermittente dello spettacolo deve valere come un lavoratore precario e intermittente della logistica. In Italia abbiamo teatri pubblici che non internalizzano lavoratori che prestano la loro opera da decine di anni. Questa è una situazione che molti ignorano Quanti sanno che il Teatro dell'Opera di Roma continua ad avere precari tra le maestranze? E magari sono lì da dieci anni.

Quindi anche i teatri pubblici, nonostante le somme che percepiscono col Fondo unico per lo spettacolo, non assumono direttamente le maestranze?

Assolutamente no. Purtroppo esternalizzare i costi è una moda che negli ultimi anni si è sempre più diffusa. Si tende alla massimizzazione dei profitti anche grazie all'abbattimento dei contratti a tempo indeterminato. La pratica più usata nel nostro settore è quella del lavoro stagionale. Teatro di Roma assume lavoratori stagionali, che vanno in disoccupazione a giugno e i cui contratti vengono riattivati a ottobre.

L'altro grande problema è che noi abbiamo tanti lavoratori e lavoratrici dello spettacolo che non afferiscono Fondo pensionistico per lo spettacolo e non hanno avuto accesso ai bonus. Noi ora siamo al Globe Theatre. Prendiamo un addetto alle pulizie di questo teatro che ora non sta lavorando. È dipendente di una cooperativa che, ovviamente, non è iscritta al fondo per lo spettacolo. Quel lavoratore non prende i bonus, non prende lo stipendio e non ha diritto alla cassa integrazione e perché è una cooperativa. Come lo tuteli un lavoratore così?

Sostenete che scegliere tra salute e lavoro non è un'opzione discutibile. Quindi non chiedete la riapertura dei teatri?

Ci siamo già passati a giugno. La riapertura ha dato lavoro al 12% del comparto. Una riapertura così non serve a nessuno.

Rivendichiamo il diritto a un reddito continuo, a una formazione retribuita e

permanente, a un tempo di ricerca e studio che sia considerato lavoro e ribadiamo la necessità di una revisione dei criteri di finanziamento pubblico.


Alessia de Antoniis


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