And The Oscar Goes To

Si è svolta stanotte l'edizione numero 93 degli Oscar, in presenza, finalmente!

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Stanotte si è tenuta la 93esima edizione degli Oscar, posticipata di quasi due mesi, causa pandemia.

Una cerimonia atipica per il momento storico, che ha visto finalmente “in presenza” premiati e premiatori, magari da location distanti e sparse in giro per il mondo (da Parigi, a Sidney, passando per Londra), collegati con il celebre Dolby Theatre e la new entry Union Station, la strepitosa ex stazione dei pompieri che ha ospitato questa edizione.

Abbiamo avuto anche il gusto e il brivido di un ritrovato “red carpet”, che riporta l’evento a quello che è sempre stato: “l’evento hollywoodiano per eccellenza”.

In molti abbiamo sperato in una cerimonia più snella e meno prolissa, ma non è stato assolutamente così, anzi, quest’anno il programma si è arricchito di un pre-show “Into The Spotlight” condotto da Lil Rel Howery e Ariana DeBose che ci ha condotto alla cerimonia di premiazione vera e propria.

Una cerimonia che, come aveva annunciato, uno dei registi della serata, Steven Soderbergh, sarebbe stata allegra, come a voler ricordare un vero e proprio film, ma in forma ristretta, causa limitazioni sanitarie. Stellare il parterre dei premiatori, un cast cinematografico completo: Halle Berry, Bong Joon Ho, Bryan Cranston, Laura Dern, Harrison Ford, Regina King, Rita Moreno, Joaquin Phoenix, Brad Pitt, Reese Witherspoon, Renée Zellweger e Zendaya, spero di non aver dimenticato nessuno.

A bocca asciutta, ahime, fatemelo dire, gli unici tre italiani in lizza per la prestigiosa statuetta: Laura Pausini, per la miglior canzone originale, come miglior canzone Io sì (Seen), colonna sonora di La vita davanti a sé, Massimo Cantini Parrini per i costumi di Pinocchio di Matteo Garrone e Dalia Colli, per il trucco e acconciatura dello stesso film. E diciamo che visti i vincitori delle tre categorie possiamo, almeno per quello che riguarda costumi e trucco e acconciatura, gridare allo scandalo vero!

Non c’è stata nessuna pellicola che ha fatto incetta di premi, pur avendo svariate nomination, ma ci sono film che hanno vinto, a ragione o a torto, questo non spetta a me dirlo, perché alcuni dei film premiati non li ho ancora visti, più di una ambita statuetta.

Come da previsioni miglior film è “Nomadland”, che vince anche la miglior regia con Chloé Zhao, seconda donna a vincere come regista, prima asiatica in assoluto, e miglior attrice protagonista a Frances McDormand.

Miglior attore allo straordinario Anthony Hopkins per The Father, purtroppo non presente alla cerimonia, neanche in streaming, la pellicola vince anche la statuetta come miglior sceneggiatura non originale.

Miglior attrice non protagonista Youn Yuh-jung per Minari, la più invidiata perché premiata da un super affascinante Brad Pitt in Brioni e che si è scusata con Glenn Close, alla sua ottava nomination per averle scippato l’ambita statuetta.

Si aggiudica due statuette il film d’animazione SOUL (miglior film d’animazione e migliore colonna sonora), che avevamo già visto alla Festa del Cinema di Roma, due statuette anche per Ma Rainey’s Black Botton (costumi e trucco e acconciatura), The Sound of Metal (miglior montaggio e best sound) e Mank (miglior scenografia e miglior fotografia).

Miglior documentario My Octopus Teacher (Il mio amico in fondo al mare), dove il protagonista è un polpo.

L’oscar per i migliori outfit della serata è italianissimo, con una profusione di Valentino Haute Couture, Dolce & Gabbana, Armani, Gucci, Versace, Alberta Ferretti e Brioni, e una cascata di gioielli Bulgari.

Da oggi i cinema in Italia, almeno in zona gialla, sono riaperti, torniamo a goderci un film in sala, magari uno dei vincitori di questa fantastica edizione numero novantatrè degli Oscar, torniamo al cinema in sicurezza!

Articolo di Stefania Vaghi

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