Ritorna L’appuntamento Al Micro Con Serve! Boresta

Ritorna L’appuntamento Al Micro Con Serve! Boresta

Alla Galleria di Viale Mazzini il terzo appuntamento con l'artista Pino Boresta in una insolita veste, tra arte, cibo e cultura.

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Finalmente la tanto anelata zona gialla ci permette di ripartire con mostre ed appuntamenti nelle gallerie di Roma. Al Micro di Viale Mazzini torna Serve Boresta! L’appuntamento “intorno ad un tavolo” tra arte, cultura e buon cibo del vulcanico artista Pino Boresta magistralmente orchestrato dalla gallerista Paola Valori e dal poliedrico curatore Raffaele Gavarro.

Ospiti in questo terzo incontro: Beatrice Bertini (curatrice e storica dell'arte), Valentina Ciarallo (storica dell'arte e docente allo IED), Claudio Libero Pisano (docente dell'Accademia delle Belle Arti di Roma) e Carlo Alberto Bucci (Giornalista).

Ormai consolidata la presenza della chef “a domicilio” Maura Pierangelini, che ha preparato un menù gustoso e colorato, in linea con i sapori della stagione: insalata di fave, menta e pomodorini confit; crêpes agli asparagi; uova di quaglia insalata di fagiolini alla senape; millefoglie scomposto alle fragole.

Ad un menù così articolato ha risposto una tris di vini scelti appositamente dal sommelier Ettore Aimi che ha proposto in degustazione: un Sauvignon Turranio Bosco del Merlo, un Trebbiano Barone Valforte e, per il dolce, un Moscato d'Asti La Serra Marchesi di Gresy.

Come sempre particolarmente curato l’allestimento della tavola con le splendide creazioni di Marilyn Floral Art, che in questa occasione ha voluto omaggiare la stagione delle peonie, scegliendone una particolare tipologia, grande e variopinta, la “Coral”, abbinandola ad Ortensie, alla Ixia, un fiore tipicamente africano e a foglie di Eucalipto.

Abbiamo voluto, come d’abitudine scambiare un paio di battute con i quattro commensali per avere le loro impressioni, su questo appuntamento insolito e particolare, che ad ogni puntata diventa un vero e proprio un mix and match culturale tra i commensali .

Iniziamo subito con il giornalista Carlo Alberto Bucci:

Sono venuto assolutamente “al buio”, senza sapere chi fossero gli altri commensali che poi, invece, conoscevo tutti! Conoscevo Pino Boresta per i suoi interventi e i suoi volti attaccati in giro per la Capitale, un po' un precursore della Sticker Art. Quanto Raffaele Gavarro mi ha chiesto di partecipare mi è sembrata un’ottima situazione per venire a conoscere personalmente l’artista e vedere questa sua mostra personale. Sono giornalista ma in passato sono stato storico dell’arte, ho mantenuto la passione per le arti visive”.

Passo poi a Claudio Libero Pisano, conosceva già l’artista, cosa ne pensa di questo appuntamento che mescola cibo, arte e cultura?

“Conoscevo già Pino Boresta da anni e conoscevo il progetto perché conosco Raffaele Gavarro, che lo segue. Trovo estremamente interessante la formula del pranzo con chi non conosco, anche se io oggi conosco tutti. Trovo che la cucina abbia un ruolo non banale, non solo per i trascorsi da cameriere di Boresta, ma perché la buona cucina è dispendio di energia e trovo geniale l’idea che tutto sia legato alla storia di questi lavori che sono realizzati su tovaglioli.

Arte, cultura, hanno avuto un momento di stop, ma la creatività non si è mai fermata, la cultura è il fiore all’occhiello del nostro Paese, si può vivere senza?

La cultura almeno per noi è essenziale, qualcuno aveva detto “con la cultura non si mangia (frase poco felice dell’allora ministro Tremonti, ndr.). Io posso dirti che con la cultura si respira, lo dico sempre, prima di mangiare bisogna poter respirare. Con la cultura non si fanno soldi, sulla cultura bisogna investire, così come sulla sanità, non si fanno profitti, questo è quello che penso. Di questo momento storico, di questa pandemia ne potremmo parlare liberamente tra qualche anno, vedo che gli artisti hanno cambiato il loro modo di creare, perché i momenti di forte crisi producono grande creatività. Come diceva Orson Wells “In Italia per trenta anni sotto i Borgia ci sono stati guerra, terrore, criminalità, spargimenti di sangue. Ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera vivevano in amore fraterno, avevano cinquecento anni di pace e democrazia. E cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù!” – senza togliere nulla alla Svizzera che adoro, in effetti nei momenti di grande crisi l’arte è quella che ti da un’altra possibilità di visione, oltre quello che puoi vedere con i tuoi occhi. Gli artisti stanno li per questo, un passo sempre avanti a noi comuni mortali.

Quello di oggi non è un semplice pranzo ma un discorso a tuttotondo sulla creatività, l’artista ci invita a guardare oltre le sue opere a muro.

Al termine del pranzo-performance scambio due battute con Valentina Ciarallo per sapere cosa nel pensa di questo nuovo format, per lei assolutamente nuovo.

“E’ la prima volta che effettivamente partecipo ad un evento così strutturato. Amo molto le fusioni tra diversi linguaggi, quindi l’associare arte e cibo, come arte e moda e arte e design, superare, quindi, i confini del “sistema arte” è sempre molto interessante e stimolante.”

Conosceva già Pino Boresta?

Si ma non in maniera approfondita, ho apprezzato molto l’installazione creata appositamente per l’occasione, una vera e proprio quadreria di tovaglioli, nel quale è evidente una serialità ma nell’unicità della singola opera.”

Una battuta e una riflessione anche con Beatrice Bertini.

Cosa ne pensa di questo incontro, di questo connubio arte, cultura, cibo e se conosceva già l’artista?

Si conoscevo benissimo Pino Boresta, ho accettato entusiasta subito l’invito dell’artista, anche perché penso che sia uno degli agitatori culturali della città, e gli va assolutamente riconosciuto questo credito e questo tributo.

Ho incontrato queste sue opere che coinvolgono, super colorate, oltre all’invito inconsueto trovo che l’ambiente sia vivace, pieno di stimoli. Ho declinato la questione a livello d’incontro con persone che conosco, amici con cui non mi capitava da tempo di stare in una situazione di piacevole intimità.

Io sono un po' femminista, sostengo che, durante la pandemia, le donne hanno un pò fatto “la fine del sorcio”, abbiamo prestato un servizio assoluto all’interno della famiglia, con i parenti, con il lavoro... L’idea di mettersi a tavola e trovare qualcuno che si occupa di te è stato bellissimo, qualcosa di unico!”.

Interviene Valentina Ciarallo: “Guardando i tovaglioli di Pino Boresta potremmo dire che i ritratti femminili ricordano la Marcella (Marzella) di Ernst Ludwig Kirchner, noi potremmo essere le Marcelle attuali.” Ribatte Beatrice Bertini: “In effetti noi tutte siamo un po' la Marcella di Kirchner, un po' disperate ed a un passo dalla nevrosi. Nel confronto con le donne ho sentito una grande vicinanza durante la pandemia, di tutte quelle professioniste, che sono dovute ripiombare in ruoli sociali un po' dimenticati o accantonati, abbiamo anche riscoperto delle dinamiche umane, anche e, soprattutto, con i figli. Tutto questo da un valore maggiore al nostro “risveglio”.

L’ultimo appuntamento del ciclo Serve! Boresta, sarà il prossimo 19 maggio.

Articolo di Stefania Vaghi

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