Daina Maja Titonel

Daina Maja Titonel

L’aspetto che prediligo è l’autonomia di scelta. Una libertà che allo stesso tempo implica una importante quota di responsabilità: se quel che decidi di esporre in galleria, per qualche ragione, “non funziona”, non hai “attenuanti”

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Buongiorno, continua il nostro viaggio nelle gallerie romane - oggi incontriamo Daina Maja Titonel direttrice artistica e titolare di Maja Arte Contemporanea

Maja come prima domanda una tua brevissima presentazione per i nostri lettori ?

Sono figlia del pittore Angelo Titonel e della storica dell’arte e gallerista Lela Djokic. Dopo essermi laureata in Matematica, ho lavorato diversi anni in Microsoft come Project Manager. Nel 2002 il passaggio professionale nel mondo dell’Arte iniziando una collaborazione decennale presso la Nuova Galleria Campo dei Fiori, galleria specializzata nell’arte italiana dell’800 e primo ‘900. Accanto a questa attività di tipo storico, nel 2006 ho iniziato a curare mostre di arte contemporanea fino a fondare, nel 2013, la mia galleria (Maja Arte Contemporanea).

Alla fine, mentre milioni di italiani si lamentavano di stare sul divano, tu hai costruito e progettato interessanti progetti artistici nella tua galleria ?

Il lockdown è stato un evento eccezionale, di grande impatto anche emotivo. Per quanto riguarda la mia attività, la pausa forzata mi ha permesso di concentrarmi sullo studio della questione femminile nel mondo dell’arte contemporanea. Ho voluto approfondire e capire i termini precisi di una disparità evidente, ma che ancora non avevo “misurato” con dati alla mano.

Nell’articolo “Female Artists Represent Just 2 Percent of the Market. Here’s Why - and How That Can Change” di Julia Halperin e Charlotte Burns, pubblicato nel 2019 su artnet.com, alcuni dati colpiscono fortemente. Ne elenco di seguito soltanto alcuni.

- Il record d’asta stabilito per l’opera di un’artista (nello specifico, la britannica Jenny Saville con il dipinto “Propped”) è di 12,4 milioni di dollari (Sotheby’s, ottobre 2018), contro i 91,1 milioni di dollari per “Rabbit” di Jeff Koons (Christie’s, maggio 2019).

- Tra il 2008 e i primi cinque mesi del 2019 si sono spesi oltre 196,6 miliardi di dollari in arte. Di questi, soltanto il 2% circa destinati ai lavori delle artiste ($ 4 miliardi per quasi 6.000 donne). Il dato risulta ancora più sconcertante se confrontato - nello stesso arco temporale - con i $ 4,8 miliardi registrati alle aste per le sole opere di Pablo Picasso. Inoltre il 40,7% dei $ 4 miliardi si concentra sproporzionatamente sul lavoro di cinque artiste: Yayoi Kusama, Joan Mitchell, Louise Bourgeois, Georgia O’Keeffe, Agnes Martin.

- Le quotazioni delle opere seguono differenti modalità a seconda del genere: se per gli artisti si confrontano i valori di mercato di profili simili e analoghe scuole, per le artiste tale confronto avviene solitamente tra le sole donne.

- La situazione si aggrava in occasione di fiere d’arte di alto livello come Art Basel: negli ultimi quattro anni, le artiste hanno costituito meno di un quarto degli artisti in mostra a Basilea, Miami e Hong Kong.

- Costante è la sotto-rappresentazione delle artiste nelle gallerie, nei musei, nelle aste.

Qual era il progetto più importante da portare avanti ?

Questi dati dimostrano l’urgenza di un’assunzione di responsabilità da parte delle gallerie, unita all’impegno a correggere tali pregiudizi. Ho dunque deciso di accentuare l’impegno di gallerista e curatrice in questa direzione, finalizzando il calendario espositivo che ho principalmente dedicato alle esposizioni di artiste.

Qual è la soddisfazione che si ha nel costruire una serie di eventi culturali artistici da soli?

L’aspetto che prediligo è l’autonomia di scelta. Una libertà che allo stesso tempo implica una importante quota di responsabilità: se quel che decidi di esporre in galleria, per qualche ragione, “non funziona”, non hai “attenuanti”. L’opportunità di esprimermi autonomamente, permette altresì di caratterizzare in modo specifico e unico il percorso della galleria.

Soddisfazione maggiore?

Forse, l’aver contribuito alla nascita di nuove collezioni ispirate dalle mie scelte curatoriali.

Da decenni, nel Museo del Louvre di Parigi, è conservato un enorme arazzo nazista di 30 metri quadrati (quanto un piccolo monolocale) raffigurante un’aquila araldica con una svastica, le iniziali di Adolf Hilter (A H) e una citazione del Mein Kampf: «Chi vuole vivere deve combattere». L’oggetto, di lana e seta, è intessuto con fili d’oro del peso di 3,5 chili, che ne alzerebbero esponenzialmente il valore. A pubblicare la notizia The Art Newspaper, che sottolinea come l’oro potrebbe derivare dai saccheggi effettuati ai danni delle famiglie ebraiche : giusto oppure sbagliato ? L'arte deve superare le ideologie ?

E’ un tema complesso non esauribile nel breve spazio di una intervista. In generale ritengo che le opere d’arte (chissà se questo arazzo possa definirsi tale) prescindano dal piano etico di chi le realizza. Il lavoro in questione può divenire un segno di memoria di uno degli orrori umani a noi più vicini nella storia e, probabilmente, il Louvre non è il Museo più appropriato per la sua conservazione e esposizione.

Maja sai che esiste qualcuno che ha messo in vendita un'opera invisibile. Ma c'è di più: qualcuno l'ha pure comprata. A 15 mila euro. L'artista è un italiano, il suo nome è Salvatore Garau, 67 anni, un genio che ha saputo vendere il vuoto. L'opera si chiama "Io sono", è una scultura immateriale, non esiste o, se esiste, è nella mente del suo creatore. "Il vuoto non è altro che uno spazio pieno di energia e anche se lo svuotiamo, secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg, il nulla ha un peso...

Gli “oggetti” (materiali o immateriali che siano) hanno un valore in termini commerciali nel momento in cui si trova qualcuno che fisicamente lo corrisponde. Spenderei anche solo un centesimo per un’opera con siffatte premesse, che non esiste e mai esisterà per come è stata concepita? No.

Sono state sepolte in segreto, il 20 maggio, il giorno successivo al funerale, le ceneri di Franco Battiato. L'urna funeraria che contiene le spoglie mortali del cantautore si trova in un loculo della cappella della famiglia Battiato, al cimitero di Riposto: sono in programma nella tua galleria opere che ricordano questo straordinario artista ? La Cura, uno dei più grandi successi del maestro Franco Battiato la possiamo legare alla mostra attuale in galleria sul ritrovamento di una cartella di opere che il pittore Angelo Titonel , tuo padre, ti aveva donato trent’anni prima ?

Ho ascoltato molto Battiato, la sua musica tutt’ora evoca ricordi e momenti passati. Al tema della memoria, della riscoperta e della cura certamente si lega l’attuale mostra “A mia figlia”, in cui sono esposte oltre venti opere pittoriche di piccolo formato, che negli anni Novanta mio padre (Angelo Titonel) mi aveva donato. Pensavo di aver perso, durante un trasloco, la cartella che le raccoglieva. Averla recentemente ritrovata è stato come aprire una finestra sul passato e cogliere, con occhi diversi e trasformati, il valore di quel lavoro oggi storicizzato. Il tema della cura è per me fondamentale nella galleria: la cura delle opere, dei visitatori, degli allestimenti… C’è stata a sua volta, da parte di mio padre, una cura speciale nel rifinire ogni dettaglio di questi piccoli lavori compiuti, mai bozzetti; una mano gentile e una poetica che non lasciano indifferenti.

Fino a domenica 20 giugno il canale pop-up Sky Uno Vacanze Italiane si accende al 109 per celebrare le ricchezze del territorio italiano. Parte integrante di questo patrimonio invidiato da tutto il mondo è l’arte, visto che la Penisola ha dato i natali ad alcuni dei più grandi pittori e scultori di tutti i tempi. Coraggiosi, geniali, iconoclasti, talvolta addirittura folli: gli artisti che hanno reso grande l’Italia vantano spesso delle biografie altrettanto ricche che le loro opere.- Che idea hai dell'arte in tv ? oppure raccontata tramite i social ? Sono veicoli importarti per la diffusione ?

Nulla sostituisce l’esperienza dal vivo con l’Arte, laddove possibile. Questo non esclude l’importanza di diffondere cultura con i mezzi di cui oggi disponiamo. Si crea conoscenza, si genera curiosità; ben vengano queste iniziative, con l’auspicio che non ci siano appiattimenti, banalizzazioni e che l’asticella tenda sempre ad alzarsi.

Sarà il pluripremiato film 'Volevo nascondermi' (2020, 120') di Giorgio Diritti a inaugurare la sezione cinema della rassegna Barriera a cielo aperto, che propone tra giugno e settembre, 65 appuntamenti in 4 diversi spazi in Barriera di Milano - Il film racconta la vita dell'artista, che sin da bambino trova nella pittura il suo personale riscatto al senso di solitudine ed emarginazione. Una storia che rappresenta anche un'occasione per riflettere sull'importanza della "diversità", intesa come qualità, talento e dote preziosa che appartiene a ogni essere umano, che lo rende unico e capace di offrire qualcosa di utile alla società : sei riuscita a vedere il film ? Ci sono artisti che hai ospitato e che ti hanno colpito più per il loro tormento che per le loro opere ?

E’ un film che ancora non ho visto. A dire il vero non vado al cinema da oltre un anno e ho molto da recuperare. La dimensione cinematografica mi è mancata molto. In generale ho fortemente patito le chiusure imposte ai musei, sale da concerto, teatri e cinema durante la pandemia.Non ho mai scelto di esporre artisti per le loro vicende personali piuttosto che per il valore che riconoscevo al loro lavoro. Lascio che siano le opere ad incontrarmi, prima ancora della persona con la sua storia privata. Questa distanza è per me importante.

Ci sono dei grazie nella tua carriera ?

Certamente sono grata ai miei genitori, che mi hanno nutrita ad Arte da che io ricordi: oltre al papà pittore, molto del mestiere l’ho appreso da mia madre, storica dell’arte e gallerista specializzata nell’arte tra Ottocento e Primo Novecento. L’occhio lo devo a loro, che mi hanno portata, fin da bambina, a visitare i Musei più importanti al mondo … ogni viaggio condiviso ruotava intorno all’Arte!

Un ringraziamento generale va a chiunque abbia in questi anni supportato la mia attività, ognuno a modo suo.

Progetti per il futuro ?

Da mesi sto lavorando al rebranding della galleria, di cui si vedranno i frutti nel prossimo autunno con la presentazione del nuovo logo e di un nuovo sito. In concomitanza si inaugurerà la personale di Ria Lussi “Chi ha paura del rosa?” che conclude il ciclo di mostre dedicate alle artiste.Il desiderio e l’attuale impegno sono di continuare ad offrire, attraverso Arte e Visioni, esperienze qualitativamente sempre più incisive.

Stefano Cigana 

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