L’enigma Della Porchetta

L’enigma Della Porchetta

Di opere d’arte che non ci piacciono il mondo è pieno. I romani poi, un po’ perché abituati a dialogare principalmente con il passato, un po’ per oggettiva scarsa visibilità dell’arte contemporanea

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Di opere d’arte che non ci piacciono il mondo è pieno. I romani poi, un po’ perché abituati a dialogare principalmente con il passato, un po’ per oggettiva scarsa visibilità dell’arte contemporanea, sono allergici per principio a tutto ciò che è nuovo. Solitamente però l’animo romano è quello dello sfottò: una volta era Pasquino, oggi è il web, ma certo nessuno si aspettava il parapiglia di piazza della Malva per il lavoro di uno studente.

Abbiamo cercato di capire facendo un passo indietro, andando alla fonte del progetto.

A differenza di quanto si legge in giro, la scultura è di Amedeo Longo, un allievo italianissimo della RUFA: l’istituto, malgrado il nome straniero (Rome University of Fine Arts) ospita tantissimi allievi italiani e ha la sua sede principale in un edificio storico di San Lorenzo.

Nonostante l’opera sia recente, si innesta in un progetto di arte per la città nato già nel 2014: all’interno di questo contesto nel 2020 nasce “Roma sei mia”, al quale hanno aderito trenta studenti dei quali sono state selezionate 8 opere, collocate in altrettante piazze romane. Per chi fosse curioso, le si può trovare in piazza Poli, piazza Giuseppe Gioacchino Belli, piazza Cardelli, piazza di Pasquino, piazza Borghese, piazza del Teatro di Pompeo, via della Frezza. L’ottava piazza era quella di san Giovanni della Malva a Trastevere dove, fino a ieri, era collocata la porchetta deturpata.

Verificando sul sito di Roma Capitale, scopriamo che “Roma sei mia” rientra tra i progetti di riqualificazione urbana a cura dei privati: tanti, privati e non pubblici sono infatti gli sponsor che hanno pagato per le installazioni vincitrici collocate nelle piazze. I cittadini possono quindi dormire sonni tranquilli, perché nulla è stato sottratto ai soldi necessari per la pulizia della città, ai lavori pubblici, ai parchi, alla liberazione dai gabbiani e a tutte le sciocchezze che sono state scritte sui social.

Nello specifico, sullo stesso sito web di Roma Capitale è indicato un ufficio di riferimento che (copiamo dalla piattaforma) “si occupa di tutti gli adempimenti tecnico-amministrativi relativi all'ottenimento dalle Soprintendenze e dalla Polizia Locale dei pareri richiesti per la realizzazione dei progetti di riqualificazione urbana presentati e finanziati da soggetti privati nell'ambito del bando municipale Roma Sei Mia”. Come si legge, è ovvio che l’ufficio non agisce da solo e in autonomia, non gestisce certo la città senza passare da approvazioni tecniche e burocratiche.

Dunque, nonostante le opere siano state collocate nel Municipio I, stupisce che ora i nostri amministratori vogliano prendere le distanze e si dichiarino inconsapevoli, accusando lo sperpero di denaro pubblico e il mancato rispetto per la città, cavalcando per ragioni di propaganda politica l’onda dello sconcerto – quello sì, legittimo – dei cittadini.

Tra l’altro, l’attenzione si punta su una sola opera, la vituperata porchetta, senza guardare tutto l’insieme, molto ben spiegato sul sito web della stessa RUFA: “un progetto site – specific, da intendersi quale esperienza collettiva e contemporanea, ideando opere ed installazioni da collocare temporaneamente in questi luoghi deputati del centro storico di Roma, per poi essere ricollocate in periferia, in siti non usuali, dando seguito ad una modalità di fruizione culturale differente, puntando sul dinamismo che le nuove generazioni di artisti sanno generare. […] Un’esperienza che invita al dialogo, per costruire una comunità di persone, desiderosa di ampliare la propria rete di relazioni, di riprendere il cammino. L’arte contemporanea indica a generazioni diverse una via innovatrice e curiosa sul presente e sul futuro, sviluppando non solo un’identità storica, ma anche quell’attitudine alla critica che rende differente il pensiero.”

Navigando tra le pagine della RUFA si comprende come questi giovanissimi artisti (alcuni appena ventenni) abbiano studiato a fondo lo spirito dei luoghi che avrebbero ospitato le loro opere: ad esempio Davide Miceli con il suo Hedgheog, l’uomo ingabbiato su via della Frezza che ricorda come proprio lì, un tempo, fossero esposti i condannati al supplizio della corda di cui parla Gioacchino Belli. A suo modo anche commovente Door Stop di Wang Yu Xiang a piazza Poli, un gigantesco ferma porta che, finalmente, tiene bloccate aperte le porte delle nostre case dopo il lockdown e che si riferisce, nello specifico, all’accoglienza verso stranieri e migranti.

Molto intelligente la trasmutazione social del Pasquino, con una installazione a led che cambia continuamente le parole e la possibilità di interagire via Instagram postando idee e parole nel web.E torniamo alla porchetta. L’opera si intitolava “Dal panino si va in piazza” e, come spiegato dall’artista “La porchetta, alimento tipico laziale, ironico e beffardo! Capace di alimentare la goliardia, ma anche di generare confronto. Il cibo degli opposti: popolare e nobile, democratico e monarchico, papalino e infernale. Sono le anime di una città che si ricercano passeggiando, informandosi, conoscendo. Spinti da un desiderio di scoperta e di condivisione reale. La porchetta è il cibo di cui si parla anche quando si mangia. L’opera, realizzata in travertino a riprendere la raffigurazione degli animali tipica dell’arte romana classica, celebra questa tradizione.”.

Appena le persone sui social hanno cominciato a deriderla è entrata in azione la politica, con posizioni in alcuni casi davvero risibili e rivelatrici della completa ignoranza sia del progetto, sia del supporto istituzionale che lo ha generato.Insieme alla politica si sono palesati gli animalisti e i vegani: benché i loro intenti siano senza dubbio nobili, la modalità lo è stata molto meno. Il giovanissimo artista, coerentemente con l’intento dialettico del progetto Roma sei mia, è andato ad incontrarli durante una loro manifestazione di protesta davanti l’opera. Ha spiegato molto bene che non voleva offendere nessuno, che l’intento era ironico. La risposta non è stata altrettanto benevola: così Amedeo Longo, già lapidato via web su tutti i suoi social, si è trovato – assolutamente impreparato – a dover fronteggiare con la sua ingenuità persone ben più attrezzate di lui alla contestazione politica.

L’incontro non è stato sufficiente: l’opera è stata infatti vandalizzata con vernice rosso sangue attraverso un’azione rivendicata dall’Alf (Animal Liberation Front). Vale la pena osservare che questa organizzazione, attiva dagli anni Settanta, avendo lo scopo di difendere i diritti degli animali e di denunciare il loro maltrattamento e sfruttamento, agisce con azioni di guerriglia nel nome della non violenza. È classificata come organizzazione terroristica in molti Paesi, incluso in nostro: incauti i politici che da due giorni a questa parte plaudono all’azione senza approfondire cosa stanno sostenendo, perché potrebbero pentirsene.

Oggi l’opera è rimossa – per restauri dicono, ma chissà dove finirà – e apprendiamo mentre scriviamo che nottetempo ne è stata vandalizzata una seconda…

Concludiamo con una riflessione amara.

Tutta l’arte è politica e senza dubbio necessariamente è politica l’arte pubblica, perché si pone ad interagire con una quantità di sensibilità diverse. Lo sapevano benissimo i greci, lo sapevano i romani, lo sapeva la Chiesa, lo sappiamo noi.Era il 1918 quando Tristan Tzara scriveva il Manifesto Dadaista. Si fissava così un punto fermo del contemporaneo: “l’arte non è bella per decreto”, l’arte, cioè, non ha l’obbligo di piacerci e compiacerci. La conseguenza della liberazione degli artisti dalle pastoie borghesi li ha però posti in antitesi verso la società, esponendoli al rischio di critiche e attacchi. Questo è un fatto storico.

Ci dispiace però che un artista così giovane debba averlo imparato sulla propria pelle in maniera così violenta.Lo spettacolo a cui abbiamo assistito non ha nulla a vedere con l’arte, ma ha molto a che vedere con la cattiva politica che stiamo praticando da troppo tempo e che, durante la pandemia, ha raggiunto livelli di violenza impensabili dietro la relativa sicurezza delle tastiere.Ora la porchetta fa il giro del mondo e La Voce di New York si è affrettata a pubblicare un articolo sulla bontà e genuinità del nostro prodotto dell’Ariccia, pur prendendo le distanze dall’opera d’arte. Noi diremmo piuttosto che il ragazzo, tutto sommato, ha colto nel segno: cibo a basso costo, una perfetta allegoria della politica di bassa lega, che ha trasformato tutta la cultura in una sagra della porchetta.

 Di Penelope Filacchione   

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