Federico Larosa

Il termine moviegoer indica una persona che va spesso al cinema. Quando pensavo al titolo ideale per la trasmissione radiofonica, volevo un termine inglese che fosse facile da pronunciare.

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UnfoldingRoma incontra Federico Larosa. Giovane speaker radiofonico e appassionato di cinema ci racconta un po’ del suo excursus di studi e professionale.

Ha conseguito la laura all’Università Sapienza di Roma con una tesi sul cinema dal titolo Il mockumentary tra realtà e finzione. ll suo maggiore interesse, oltre il cinema, è il campo giornalistico. Federico ha cercato di unire le due aree facendole coabitare ricavandone soddisfazione personale e lavorativa.

Scrive e collabora con testate on-line donando la sua penna per descrivere la cultura a 360°. Musica, teatro, letteratura e viaggi comunicano con il mondo cinematografico a lui familiare. In questo ultimi tempi i reportage di viaggi dominano. In giro per l’Italia ci fa conoscere le bellezze paesaggistiche e non solo, come ad esempio Ischia e la Puglia. Questa esperienza porta Federico Larosa a dare il suo contributo a una rivista on-line russa la quale dedica il suo sguardo al Lifestyle italiano.

Dal 2012 la radio entra a far parte della sua vita, senza calcare la mano. La confidenza con questo ambiente gli permette di disporre degli strumenti e al team giusti per realizzare e strutturare la sua trasmissione, Moviegoers - Il cinema come non l’avete mai sentito. Maturata negli anni, mediante gli ascolti e la qualità che propone circa gli argomenti, è incentrata sul cinema. Si avvale degli interventi del pubblico, ma anche della presenza di attori, registi, produttori e sceneggiatori che racconteranno le loro esperienze lavorative e ciò che il mondo del cinema fa vivere.

Non ci resta che scoprire e ascoltare la trasmissione, alla sua quinta stagione, per comprendere come la perseveranza si arricchisca grazie alla passione.

Buona lettura 

Le molte strade percorse ti hanno fatto approdare in radio. In quale porto ti senti più sicuro?

Devo confessare che fare radio mi piace e mi diverte molto. Nell’ora che conduco “Moviegoers”, la maggior parte delle volte, riesco a non pensare a nient’altro e a concentrarmi solo sui temi e gli argomenti della puntata. In studio mi sento molto sicuro, sono il padrone di casa che riserva molta attenzione e rispetto per i suoi ospiti e per la sua squadra ma pur sempre il padrone. Per questo penso che sia il porto più sicuro per me, almeno fino ad ora.

Attualmente le radio sono molte e quindi la scelta è varia. Le persone però possono faticare a trovarne una che si avvicini al loro modo di sentire. Anche di speaker radiofonici c’è continua richiesta. Come spieghi questa crescita violenta di web radio indipendenti ove i giovani fanno esperienza, senza essere remunerati?

Il fatto di poter fare esperienza in modo piuttosto libero è uno degli aspetti più importanti delle webradio, il motivo per cui esercitano una forte attrazione per i giovani appassionati del settore. La necessità di esprimersi e comunicare spiega la crescita delle webradio. Il fatto di non essere remunerati per il lavoro che si svolge, in alcuni casi con grande serietà e professionalità, è uno dei mali che attanagli la società e il mondo lavorativo italiano, soprattutto per quanto riguarda i giovani.

Potrebbero essere utili finanziamenti? Se si, di che tipo e come potrebbero essere utilizzati?

Certo trovare sponsor e soggetti esterni interessati a pubblicizzare la loro attività attraverso le webradio sarebbe utilissimo, in primis per implementare strumentazione tecnica e strumenti di lavoro, trasferte ed eventi fuori dalle mura dello studio radiofonico e poi, ovviamente, per ricompensare economicamente tutti coloro che mettono impegno e professionalità nell’attività dell’emittente.

Solo gli sponsor sono utili o si possono trovare altri mezzi?

Mi viene in mente la realizzazione di merchandising brandizzato con il logo della radio e della trasmissione: magliette, cappellini, spillette da vendere in occasione di eventi durante i quali la radio partecipa ma anche per realizzare questi gadget bisogna disporre di un budget iniziale e non è facile.

L’importanza del linguaggio. Solitamente in radio scandire la voce è sinonimo di velocità. E’ difficile rispettare i tempi? E come la parola si è evoluta? Tutti gli speaker sono professionali e risaltano il discorso in modo idoneo e sensato?

Io credo che, al di là di corsi professionalizzanti, che pure sono utili, la differenza vera consista nell’esperienza. La mia voce e il mio stile di conduzione sono cambiati, evoluti, cresciuti e maturati nel corso di questi 3 anni proprio grazie all’esperienza e alle prove che faccio di continuo ancora oggi prima di andare in onda e mentre preparo la puntata. Anche rispettare i tempi è tutta questione di esperienza.

Certo alla base deve esserci una buona conoscenza della lingua italiana, scritta e parlata, e una dizione scevra da inflessioni dialettali particolarmente marcate. Tuttavia, in radio più che altrove, la riconoscibilità dello speaker è data solo e unicamente dalla voce e magari, in alcuni casi, una particolare cadenza regionale può fare la fortuna di qualcuno, se efficacemente sfruttata e controllata. Decisamente non sono un sostenitore di una dizione perfetta, stereotipata, robotica.

Che ne pensi di persone famose le quali gestiscono programmi radiofonici esulando dal loro mestiere?

Non mi dà fastidio in assoluto il fatto che un conduttore televisivo o una soubrette conducano un programma radiofonico, nemmeno se lo fanno in modo pessimo. Mi fa solo rabbia il fatto che venga assegnata la conduzione di un programma a qualcuno incapace solo perché già conosciuto e si tolga la possibilità di farlo a qualcuno anche solo un filino più in gamba ma sconosciuto al pubblico.

La comunicazione è fondamentale. La differenza tra la parola scritta e parlata?

In radio la parola non è solo parlata ma è quasi sempre legata a vincoli temporali molto rigidi, stretti. Anche nelle webradio è così. Il tempo è tassativo e non si può sforare altrimenti si rischia di non riuscire a finire una frase ed esprimere un concetto. Proprio per questo è necessario utilizzare parole di facile comprensione, dirette, inserite in frasi brevi, concise.

La scrittura invece lascia molta più libertà, anche quando condizionata da un numero di battute limitato come gli articoli online molto diffusi al giorno d’oggi. La parola scritta può essere arricchita, abbellita, confezionata e impacchettata abilmente, curata nei minimi particolari.

In radio, sebbene ci debba essere molta preparazione, nella maggior parte dei casi bisogna confrontarsi con l’interazione, l’improvvisazione e l’imprevisto che non rendono quasi mai possibile tutto questo. Io ovviamente parlo della diretta radiofonica perché di questa ho esperienza fin dall’inizio.

Come si è evoluto il modo di parlare e soprattutto che ne pensi di quello moderno?

Il linguaggio è ovviamente frutto del suo tempo. Certamente oggi non parliamo come 10 o 20 anni fa. Il linguaggio è in evoluzione e segue di pari passo l’evoluzione dell’uomo, delle sue scoperte, delle sue relazioni sociali. La differenza principale sta ovviamente nei termini utilizzati. E la tecnologia oggi gioca un ruolo fondamentale in questa trasformazione.

Pensiamo a parole come selfie e smartphone, per esempio, oggi di uso più che quotidiano ma praticamente sconosciute fino a 10 anni fa. Per chi fa radio, ma in generale per chi comunica per professione, è importante stare al passo con i tempi ed essere sempre aggiornati, seguire di pari passo l’evoluzione della lingua. Purtroppo la frenesia della vita moderna ci porta ad essere spesso poco accurati anche nell’utilizzo della parola, sia di quella parlata che di quella scritta. Ecco questo rappresenta un errore da evitare per chi fa il nostro mestiere. 

Raccontaci della tua collaborazione con la rivista on-line russa.

All’inizio è nata per scrivere di cinema. E ancora capita quando escono nelle nostre sale film russi o quando artisti russi sono presenti nei nostri principali festival di cinema, Venezia e Roma. Con il tempo mi è stato chiesto però di scrivere anche di argomenti molto apprezzati dai lettori del magazine online a cui piacciono gli elementi che da sempre contraddistinguono il nostro Bel Paese in termini di qualità: moda, cibo, bellezze naturali e paesaggistiche, arte e cultura.

Escludendo la moda e riservandomi il cibo (un’altra delle mie passioni) per collaborazioni future, mi sentivo più affine alla scoperta di luoghi naturali e artistici, sfruttando la mia passione per i viaggi anche e soprattutto all’interno del nostro paese che offre veri e propri capolavori forgiati dalla natura e dall’uomo.

Che ne pensi del ritorno ai libri cartacei? Dell’idea che oggi giorno tutti si improvvisano scrittori, senza, a volte, averne piena coscienza?

Per me il libro è e deve essere cartaceo. Non mi trovo a mio agio con gli e-book. Ho provato questa esperienza ma sono tornato di corsa al libro stampato. Se piace scrivere è naturale approcciarsi ad un racconto o romanzo almeno una volta nella vita. Certo scrittori non ci si improvvisa, così come in nessun’altra professione. Anche in questo caso serve una buona base di partenza e tanta esperienza. In alcuni casi però, quando anche queste non sono sufficienti, bisognerebbe avere l’intelligenza e l’onestà intellettuale di smettere di provare e dedicarsi a qualcos’altro.

Che ne pensi della musica attuale che passa in radio?

Forse non sono la persona più adatta per pronunciarmi in questo senso. Io ascolto quasi solo musica country, un genere che in Italia è praticamente sconosciuto. Però credo che si debba ascoltare quello che piace senza pensare troppo o giudicare. Nella stessa persona penso che possano convivere tranquillamente anche gusti musicali molto differenti.

Mi da fastidio chi giudica i gusti musicali degli altri. Ovviamente è importante “cercarsi” la propria musica senza accontentarsi di ciò che passa nelle principali emittenti radiofoniche che alla fine offrono quasi sempre gli stessi artisti e le stesse canzoni. Se non lo avessi fatto non avrei mai scoperto il genere che adesso adoro.

Perché la scelta del titolo Moviegoers?

Il termine moviegoer indica una persona che va spesso al cinema, un appassionato. Quando pensavo al titolo ideale per la trasmissione volevo un termine inglese che fosse facile da pronunciare, per chiunque avesse un minimo di conoscenza dell’inglese e amasse il cinema. Un nome che indicasse subito e senza ombra di dubbio che si trattava di una trasmissione pensata per gli ascoltatori, per gli appassionati di cinema, non solo di quello mainstream. Ascoltatori disposti a scoprire nuove frontiere del cinema, nuovi artisti e produzioni. Mi è sembrato che “Moviegoers” raccogliesse tutte queste istanze.

Grazie a Federico Larosa per il suo tempo dedicatoci.

Gli auguriamo in bocca al lupo per la sua avventura radiofonica.

Annalisa Civitelli 

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