Tiziana Sensi

Tiziana Sensi

La più grande ricchezza è la cultura attrice e ideatrice di “Aperitif d’autore” al Teatro Marconi

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La cultura ha salvato il mondo. È la sua missione dal tempo in cui l’uomo ne ha carpito l’importanza. Siamo seduti su un ciglio di una Terra nuova, ne ammiriamo la rinascita e dobbiamo studiare come muoverci. Al Teatro Marconi c’è una macchina che costantemente, giorno dopo giorno, grazie alla direzione artistica di Felice della Corte, mette in moto spettacoli, idee, accoglie. Il verbo esatto: accogliere in un abbraccio la cultura al fine di far riflettere. E spicca, in questo roseto, Tiziana Sensi, attrice e ideatrice della rassegna “Aperitif d’autore”, un ciclo di incontri con scrittori che hanno la possibilità di mettere sotto un occhio di bue il proprio elaborato, in un’ora di condivisione all’interno del bistrot del suddetto Teatro.

Abbiamo rivolto qualche domanda alla madre del progetto.

L’antropologo Tylor, in Primitive sosteneva che “La cultura è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine che l’uomo acquisisce come membro della società“. Cosa è rimasto oggi di questa definizione?

Citi uno dei padri fondatori dell’antropologia moderna. E’rimasto tutto, non credo possa esserci evoluzione senza cultura, è cambiato l’approccio. Oggi abbiamo la possibilità di seguire, le lezioni online, delle università più importanti del mondo gratuitamente.

Quanti cambiamenti sono avvenuti nel corso dei secoli ? Saremmo mai arrivati a tutto questo senza lo studio, la conoscenza, l’arte? Può, l’uomo, a oggi definirsi davvero membro di una società?

L’uomo è un’animale sociale, lo è per definizione membro della società. Oggi lo siamo nella società reale e potremmo fare la differenza, se la cultura venisse posta in primo piano nell’agenda politica. Poi siamo cittadini della società virtuale e anche lì potremmo fare la differenza con la gentilezza, la competenza, l’educazione e il rispetto delle idee dell’altro, questo sarà un processo lungo, perché usiamo il web senza conoscere bene questa piazza e quali e quante ricadute negative possono arrivare nella nostra vita reale. Facciamo un esempio, oggi un capo del personale osserva la tua vita online dopo un incontro offline e se hai delle foto di bagordi con amici, questo potrebbe crearti dei problemi nel mondo del lavoro. Siamo osservati prima di essere ascoltati e questo è un evento nuovo a cui dobbiamo iniziare a prestare una particolare attenzione.

Ci stiamo riscattando da un periodo che ci ha visti nuovi. Possiamo davvero dire di avere tutti i mezzi o c’è ancora tanto lavoro da fare?

Abbiamo tanti mezzi ma c’è tanto lavoro, soprattutto, su noi stessi. C’è una frase che amo molto “l’ego è un falso io che non va difeso”.

Aperitif d’autore” ha appuntamento ogni martedì c /o Teatro Marconi per puntare la luce sul piacere di scrivere e di leggere, soprattutto. Come è nato questo format, ma, soprattutto, perché proprio la parola “Aperitif”?

Lavoro con le parole e le amo. Ogni Parola ha una storia che viene da molto, molto lontano.La storia moderna dell’aperitivo è iniziata in una piccola bottega di Torino nel 1786, grazie alla bevanda inventata da Antonio Benedetto Carpano: il vermouth, questa è la storia più conosciuta. Analizzando per bene l’etimologia del nome, “aperitivo” deriva infatti dal latino aperitivus - che apre - indicando una bevanda in grado di “aprire” l’appetito. Secondo altri, l’aperitivo nasce nell’Antica Grecia ed ha come padre Ippocrate e scoprì che, per alleviare i disturbi di inappetenza, bastava somministrare una bevanda dal sapore amaro a base di vino bianco, fiori di dittamo, assenzio e ruta. Nasceva così il vinum hippocratum, tramandato poi nei secoli fino al medioevo. Così è nato Aperitif mi piaceva il suono, usciva dai soliti nomi di comunicazione di presentazioni di libri e mi piaceva quella verbo” APRIRE” : alle emozioni, all’incontro, alle parole, all’altro che, poi è il nostro specchio, come avviene nella rappresentazione teatrale.

Tiziana e i libri: che rapporto unisce i due mondi?

La curiosità ossessiva che mi perseguita, ma se voglio pensare e continuare a costruire progetti devo conoscere il maggior numero di parole possibile, più parole conosco maggiore sarà la mia capacità di elaborare un pensiero. Il pensiero evolve in base al numero di parole che conosciamo. La cultura è la mia più grande ricchezza, il resto è oppio per alimentare l’ ignoranza e io non amo le droghe.

Quale può essere oggi il dialogo su cui concentrarsi tra culture diverse per avanzare in una ricerca migliore?

Il rispetto del pensiero altrui e delle diverse culture , ma … se quella cultura rispetta l’essere umano, in particolar modo la donna e i più deboli. Dobbiamo imparare ad ascoltare e accogliere la diversità, sai come quando viaggiamo che siamo affascinati dalla terra che calpestiamo. Ecco la diversità è quella cosa straordinaria che incide profondamente sull’immaginazione e sulla creatività di ognuno di noi, le migliori idee vengono in viaggio o quando viaggiamo con l’immaginazione in luoghi sconosciuti. Ci sarà un motivo preciso nella nostra mente? Non mi piace il verbo “Influenzare” ma “contaminare”.

Maria Francesca Stancapiano

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