Il Vaso Della Speranza Di Shamsia Hassani è Caduto In Terra Ai Piedi Di Uomini Armati

Il Vaso Della Speranza Di Shamsia Hassani è Caduto In Terra Ai Piedi Di Uomini Armati

Con il ritiro delle truppe americane, l’Afganistan è ufficialmente caduto nelle mani dei talebani, seminando terrore, sconforto e paura.

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Il vaso della speranza di Shamsia Hassani è caduto in terra ai piedi di uomini armati, mentre il mondo rimane a guardare

Questo è l’ultimo murales della street artist di Kabul, Shamsia Hassani, il “vaso della speranza” rotolato a terra, dalle colorate mani di una donna senza bocca, davanti a uomini che decideranno le sorti di un paese che non conosce pace.


Il mondo, sconcertato, rimane a guardare un declino, in un paese martoriato da guerre. Con il fiato sospeso, tutti noi abbiamo assistito alla prima conferenza stampa dal portavoce dei Talebani.

I temi affrontati, diversi e molteplici, garantiscono il perdono e la considerazione dei diritti delle donne. Tutto però nel rispetto e osservanza delle leggi islamiche.

La Sharia è la principale fonte di legislazione, ma gestita e praticata con significati diversi a seconda del regime politico. Con il regime Talebano questa diffidenza del “volto moderato” sbandierato in tutte le televisioni, non convince, preoccupa e fa riemergere brutture e orrori.

Questo è il clima che stanno vivendo le donne afgane, questa è la paura delle attiviste e artiste, donne che pensavano di poter lavorare in un mondo di uomini, con uguali diritti.

Shamsia Hassani è una di queste, vive con la paura di ritorsioni e ora più che mai, la sua arte e i suoi murales sono cartoline di speranza e negazioni.

Lo sa bene Shamsia Hassani cosa vuol dire essere donna afgana, tanto da non poter studiare arte a Teheran, dove nasce nel 1988.

Nel 2005 ritorna in Afghanistan e studia all’Università di Kabul, si interessa dell’arte classica e successivamente presta il suo contributo, insegnando nella stessa Università. Fonda un collettivo d’arte chiamato ROSHT il cui significato è crescita e sviluppo, e ha come scopo, portar l’arte afgana in tutto il mondo. Dopo la caduta dei Talebani nel 2011 il panorama artistico dell'Afghanistan era rinato, sono anni fecondi e vitali tanto che prende vita anche l’organizzazione Berang per promuovere l’arte e la cultura contemporanea in Afganistan.

Il sogno Shamsia Hassani è insegnare alle donne, che possono osare ed essere artefici di una trasformazione culturale e sociale.

“Con l’arte si cambiano le coscienze e le persone migliori cambiano il mondo”.

Anche se criticata, talvolta offesa e minacciata dai suoi connazionali più integralisti, Shamsia Hassani non ha mai smesso di sognare e far sognare.

E' la prima donna a dedicarsi alla street art in Afghanistan, bombolette e stencil i suoi strumenti, mezzi più economici delle tele ma soprattutto fruibili da tutti. Disegna sopra le ferite della guerra, sui ricordi fisici di brandelli di edifici, colori senza parole di facile e immediata comprensione in un paese con il più alto tasso di analfabetismo.

Non poteva uscire all’alba per paura delle bombe, non poteva dipingere in quartieri a rischio di mine antiuomo, non poteva uscire di notte in quanto donna, ma nulla ha fermato questa giovane artista, nel voler dare luce e colore tra la polvere di quel che rimaneva di scheletri di abitazioni bombardati e trasudanti di lutto e dolore. Si è sempre destreggiata con un fragile equilibrio, in una pace mai totalmente arrivata, dove la sopravvivenza quotidiana non è garantita.

A costo di terminare il suo lavoro in 15 minuti, considerati il massimo tempo di precauzione salvifica, lasciava nella città di Kabul, indelebili segni di cambiamento e rinascita.

Dipinge giovani donne, figurine colorate e stilizzate facilmente identificabili ed evocative, a volte nella tradizione jihad.

Attrici come protagoniste delle scene di un lungo e felice film, danzatrici, eteree e sognanti, soggetti attivi, caparbie, orgogliose e tenaci.

Donne colorate che si allontanano dal grigiore monocromo di un regime violento.

La delicatezza e semplicità nel disegno è in contrasto con il potente messaggio. L’uso di metafore scuote le coscienze e lascia tracce di intensa e commovente riflessione.

Questi graffiti rompono l’approccio iconoclasta dell’arte islamica, questa visione del fondamentalismo sunnita che rifiuta le raffigurazioni di esseri umani e animali.

Shamsia Hassani ritrae le donne afgane in una società dominata da uomini, donne con potere e ambizione.

Sono donne senza bocca perché non hanno possibilità di parola, non hanno voce e hanno occhi bassi, non fronteggiano l’uomo ma possono con la loro energia positiva, con la musica che esce dai loro strumenti, tenuti stretti al petto, portare “Il” cambiamento.

Anche la presenza del soffione nelle opere di Shamsia Hassani non è una casualità. Questo fiore perenne, cresce ovunque, si riproduce tanto da essere considerato un infestante da estirpare. Ma è il fiore della speranza e della fiducia, dell’innocente infanzia e della spensieratezza. E 'il fiore del ciclo della vita in cui ogni respiro sarà una seconda possibilità.

Speriamo che la sua ultima opera di Shamsia Hassani non sia l’ultima e che quel vaso con il soffione non si sia rotto ma che possa ancora volare riprodursi e con le proprietà medicinali di cui dispone, curare la malattia dell’odio, dell’intolleranza e portare una speranza di liberazione a chi vede il cielo solo dalle fessure di un burqa.

Chiara Sticca

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