ARCHAEOLOGY NOW: Damien Hirst Invade Galleria Borghese

ARCHAEOLOGY NOW: Damien Hirst Invade Galleria Borghese

80 opere dell'eclettico artista inglese in un dialogo tra arte antica e contemporanea nelle venti sale della Galleria Borghese.

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Ha letteralmente diviso in due il pubblico la nuova mostra a Galleria Borghese “Archaeology Now” che vede un colloquio quanto mai inusuale tra il barocco delle sale ed i grandi maestri del passato con lo stile contemporaneo delle sculture, opere pittoriche ed installazioni dell’eclettico e geniale artista inglese Damien Hirst.

Damien Hirst è un artista senza mezze misure, infatti o lo si ama o lo si odia, e non poche polemiche ha suscitato la mostra che ha diviso in due fazioni opposte il pubblico capitolino.

Un accostamento quanto mai contemporaneo, per nulla scontato e banale quello che troviamo in mostra nelle venti sale della Galleria Borghese fino al prossimo 7 novembre, una mostra che è stata possibile grazie al generoso supporto di Prada, curata da Anna Coliva e Mario Codognato.

80 opere tra sculture, opere pittoriche ed installazioni monumentali, che fanno parte della serie “Treasures from the Wreck of the Unbelievable” del 2017, che già sono state in mostra a Venezia a Palazzo Grassi e Punta della Dogana e della serie pittorica “Colour Space” del 2016. Quest’ultima serie scelta, di sicuro impatto visivo, sicuramente coraggiosa, ma che, personalmente, mi ha convinto meno, se non solo per voler inserire un elemento di colore di “sicura rottura” all’interno delle sale.

Ma andiamo con ordine, la mostra parte addirittura dallo spazio esterno del Giardino Segreto dell’Uccelliera dove troneggia in tutta la sua maestosità l’opera scultorea in bronzo Hydra and Kali.

All’ingresso invece troviamo ad accoglierci due donne con leone della serie “Treasures from the Wreck of the Unbelievable”, dove il bronzo si mescola con resine ed elementi preziosi, in un gioco di autenticità e finzone, come a voler ricordare un vero e proprio tesoro di reperti archeologici strappati agli abissi.

Ed è il mare la fonte di ispirazione della serie “Treasures from the Wreck of the Unbelievable” di Damien Hirst che racconta la storia dell’antico naufragio della grande nave ‘Unbelievable’ e ne espone una parte del prezioso carico riscoperto: l’imponente collezione appartenuta Cif Amotan II, destinata ad un leggendario tempio dedicato al Dio Sole in Oriente.

Ma è entrando nelle sale principali della Galleria Borghese che veniamo letteralmente rapiti dal dialogo tra il mito dell’arte classica e la contemporaneità del geniale Hirst.

I grandi maestri dell’arte e della pittura italiana come Caravaggio, Tiziano, Canova, Bernini, sembrano perfettamente a loro agio tra sculture in bronzo, argento, marmo rosso e rosa, agata grigia e bianca, malachite, bronzo blu, rubellite, foglie d’oro, che spaziano dalle figure più classiche romane ed egiziane, inframezzate da fiere mitologiche fino ad arrivare ad irriverenti personaggi dei cartoni animati.

La contaminazione Hirst è assolutamente perfetta, splendida la sua “Tuffatrice” che svetta nel bel mezzo di una delle sale, le sue due “Arciere” al piano superiore, ma anche i suoi due mastodontici “Teschi di Ciclope”, così come tutti i busti, alcuni di gusto e fattezza egizia come Aten in marmo rosso, agata grigia e foglia d’oro o il suo spettacolare busto del Nettuno in lapislazzulo e agata bianca, ma è con la “Donna distesa” in un etereo marmo rosa che si arriva alla sublimazione vera del termine scultura.

Una mostra che va assolutamente vista: scenica, coreografica, emozionante, tanto da lasciare in alcuni passaggi, letteralmente a bocca aperta, un percorso espositivo che ci porta in diverse epoche, tra sogno e realtà, in un mix di stili artistici, sicuramente originale e unico nel suo genere!

Articolo di Stefania Vaghi

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