Certo ha determinato non poca emozione vedere risplendere la luce dell’insegna del Teatro Orione che dopo la chiusura forzata si ripropone di portare in scena spettacoli di una certa qualità che molto spesso si affidano ad autori e compagnie giovani per una nuova linfa capace di appassionare il pubblico al di là dei soliti canoni della commedia. Proprio come è successo con la prima di “Miracoli” uno spettacolo scritto e diretto da Salvatore Riggi interpretato dalla Compagnia Teatrale POST-IT 33 con l’aiuto regia di Dalila Aprile, la musica di Maria Chiara Casa e il disegno luci di Andrea Vannini.
In realtà non di vero miracolo si tratta ma solo di una messinscena che le più alte cariche di un piccolo paese San Genesio mettono in atto nella speranza di attirare gente e turismo in un luogo che, come tanti in Italia, rischia di scomparire per mancanza di giovani, fondi e lavoro. Certo da questo inizio ci si aspetta forse un susseguirsi di gag e colpi di scena che sfociano nel divertente anche considerato la presentazione che di loro fanno i tre personaggi sul palco che poco rispecchiano quelle che possono essere le figure di un sindaco, di un primario e di un curato. Tuttavia, quasi a sorpresa, la trama finisce per diventare sempre più dark fino a sfociare in una serie di omicidi pur di conservare un segreto che ormai non aiuta la popolazione ma piuttosto le tasche delle complici istituzioni.
Una ricchezza che scalfisce allo stesso tempo il campo della politica, della scienza e finanche della fede con Mariano Viggiano nelle vesti del prete che non si pone nessun problema a creare effetti speciali con il crocifisso pur di riempire quelle cassette delle offerte rimaste per troppo tempo vuote. Così come Lorenzo De Santis, interprete del medico che non si fa nessun problema a falsificare referti per avvalorare false guarigioni fino a rimanere vittima dei suoi stessi inganni. E vincitore su tutti, ma solo per cupidigia, proprio Salvatore Riggi nel ruolo del sindaco che a tratti riesce a diventare una presenza quasi demoniaca. Ma dove c’è il male c’è sempre un po' di bene che la brava Giorgia Lunghi porta nella storia interpretando il virtuoso Giacomo Zaccarias, un giovane giornalista che cerca a tutti costi uno scoop e che non rinuncia alla sua deontologia cercando di rivelare al mondo un piccolo imbroglio che alla fine sta determinando una strage. Unico giudice di tutta la storia il pubblico del Teatro Orione che non si è risparmiato nel regalare alla Compagnia Teatrale POST-IT 33 un fragoroso applauso.
Rosario Schibeci
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