Come Osate Al Micro La Collettiva Per La Salvaguardia Del Pianeta

Come Osate Al Micro La Collettiva Per La Salvaguardia Del Pianeta

Al Micro Arti Visive di Paola Valori fino al 16 ottobre l'esposizione di Francesco Calia, Antonio Carbone, Rita Mele, Luciano Puzzo, Annibale Vanetti.

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Fino al prossimo 16 ottobre il Micro Arti Visive di Paola Valori a Viale Mazzini ospita la collettiva “COME OSATE?” con opere inedite di Francesco Calia, Antonio Carbone, Rita Mele, Luciano Puzzo, Annibale Vanetti, supportata dai testi curatoriali di Robertomaria Siena nell’apposito catalogo.

Come la stessa Paola Valori afferma: “E’ un argomento che mi interessava particolarmente ospitare nel mio spazio, perché è una tematica molto attuale quella della tutela dell’ambiente. Gli artisti hanno indagato il tema della natura e della sua devastazione, mettendo in rilievo le responsabilità dell’uomo rispetto a questa emergenza  mondiale. E’ vero, forse è un argomento trattato molteplici volte dall’arte contemporanea, ma “Come Osate?” è la seconda tappa di questa collettiva, dopo “Maree” che si è svolta nel 2020 ad Arte Borgo Gallery con l’aggiunta dell’artista Annibale Vanetti.

Una esposizione incentrata tutta sull’individuo e su come affronta questa devastazione climatica e da inquinamento; molti degli artisti hanno usato materiali naturali, come le foglie, il bitume (altamente inquinante), le terre, residui provenienti dal mare.

Voglio precisare che tutte le opere in mostra sono state studiate appositamente per questo spazio, piantina alla mano, vere e proprie opere site-specific .

Dalle stampe fotografiche di Francesco Calia, alle nature morte con crostacei di Antonio Carbone, dagli acrilici e smalti su tela e su carta di Rita Mele al bitume su carta di Annibale Vanetti, fino alle foglie di Luciano Puzzo

Un evento differente dagli altri quello che mi ha proposto proprio da Luciano Puzzo, che mi è piaciuto subito, gli artisti non hanno voluto nessun vernissage. E’ una mostra che deve indurre alla riflessione, voglio che il pubblico venga a vedere le opere, senza nessun altro fine, così come già succede all’estero da Londra a Berlino”.

A questo punto ci è sembrato più che doveroso rivolgere qualche domanda proprio a Luciano Puzzo, l’ideatore di questa collettiva.

Com’è nata l’idea di questa esposizione?

Da molti anni lavoro su tematiche sociali, lo scorso anno avevo organizzato “Maree” che affrontava l’inquinamento da plastica del mare, quindi era una mostra circoscritta ad un unico argomento. Sono rimasto particolarmente colpito dal discorso dell’attivista Greta Thunberg, che all’Assemblea Generale dell’ONU del 2019,  dichiarò “….ci sono persone che stanno soffrendo, che stanno morendo. Interi sistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di una estinzione di massa e l’unica cosa che siete in grado di fare è parlare di soldi e delle favole dell’eterna crescita economica. Come osate?”.

Un’invettiva che ha fatto il giro del mondo, tradotta in tutte le lingue, allora mi è venuto in mente che anche noi artisti dovevamo agire, bisognava dare un contributo. Ho convocato gli artisti e il critico e gli ho proposto questa tematica, naturalmente hanno accettato tutti di buon grado. Poi mi sono preoccupato di trovare la location su Roma. Mi è piaciuta subito la galleria di Paola Valori, uno spazio espositivo unico, grande, che desse subito un colpo d’occhio di insieme su tutte le opere.

Poi ad ognuno degli artisti ho fornito la piantina dello spazio per scegliere gli spazi, tutto è stato studiato ad hoc per il Micro Arti Visive.

Come mai nelle sue opere sono rappresentate delle foglie?

Le foglie sono l’elemento ispiratore del mio lavoro in questa collettiva. Come ho scritto sul catalogo “Ho raccolto una foglia, era a terra, solitaria, senza più un ramo a cui aggrapparsi. Il vento aveva deciso di porre fine al suo tempo. In trasparenza, tra le venature ormai ridotte a cicatrici dolorose, c’erano messaggi ed enigmi che non ho saputo, o voluto, decifrare compiutamente.

Quello che vedete sono foglie che ho fotografato, su cui ho applicato delle stesure e delle venature di acrilici e vernici, per creare dei colori in divenire. Le strisce, invece, sono degli indicatori del “problema” che a volte è orizzontale, a volte verticale e a volta trasversale, a seconda del momento.

L’opera più grande “Radiografia di un’Apocalisse annunciata” rappresenta una metamorfosi annunciata, sono cinque radiografie, dalla foglia vera,  originale, marrone, fino ad arrivare alla fine del secolo, dove la foglia scompare e rimane soltanto la riga del problema.

La foglia che ho voluto imprimere anche su un fossile proveniente dal Colorado, che ha oltre 6 milioni di anni, una foglia dipinta, che rimarrà solo come un’impronta alla fine del nostro secolo.

Concludo con un mio scritto, molto significativo: “Oggi ho dipinto una foglia, l’ho impressa su carta, ridipinta più volte e ancora impressa, sfalsata, sovrapposta all’altra, fotografata, rielaborata, virata in positivo e in negativo, moltiplicata l’una sull’altra in trasparenza, ingrandita e stampata fotograficamente su cui ho aggiunto, ancora stratificazioni di colori, stesi con pennelli, con lembi di stoffa, a mani nude, con rabbia, con passione. Credo di avere finito. Forse. Sono stanco.”

Come Osate? sarà visitabile fino al 16 ottobre 2021, dal lunedì al sabato dalle 15,30 alle 19,30 info 347 0900625

Articolo di Stefania Vaghi

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