Roberto Ricci: Le Mie Storie Noir Tra Libri E Cinema

Roberto Ricci: Le Mie Storie Noir Tra Libri E Cinema

Lo scrittore anconetano presenterà domenica prossima il suo ultimo romanzo dal titolo “L’immagine malvagia” al Salone del Libro di Torino

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Ho avuto modo di conoscere due anni fa Roberto Ricci sul set di un minifilm, da me diretto, dal titolo “La goccia maledetta”. Quel cortometraggio, prodotto da Angelo Bassi per la Mediterranea Productions, presentava una sceneggiatura scritta da Pierfrancesco Campanella e da Lorenzo De Luca, ma che si basava su un racconto composto dallo stesso Ricci e contenuto nella raccolta “Nero Corvino”.

“La goccia maledetta” narra la storia di un inquietante triangolo amoroso tra sesso sfrenato, dramma, violenza e… morte! Il filo conduttore della trama è l’incessante battere di una fastidiosissima goccia che si insinua strisciando nell’orecchio dei protagonisti e del pubblico, senza soluzione di continuità, fino a “scavare” letteralmente dentro il cervello, oltre ogni sopportabile limite. Interpreti del corto sono la bellissima e brava Nadia Bengala, Lorenzo Lepori, noto anche come regista di film horror indipendenti e Francesca Anastasi, dal volto intenso e dal fisico prorompente.

Quel minifilm mi ha portato davvero tanta fortuna. Inizialmente è stato presentato al NIAFFS – No Identity International Action Film Festival di Siviglia e ha guadagnato il Premio del Pubblico. Dopo pochi mesi è arrivato addirittura a Los Angeles, ottenendo un prestigiosissimo riconoscimento come miglior thriller all’Hollywood Blood Horror Festival. E’ andato ugualmente bene anche in Italia: al Terra di Siena International Film Festival dello scorso anno l’attrice Nadia Bengala ha vinto un premio come miglior attrice e anche nelle rassegne successive ha mietuto consensi e riconoscimenti, davvero per me inaspettati.

Il merito è senza dubbio anche della storia, particolarmente avvincente. In questo, Roberto Ricci è un vero Maestro. Scrive libri di genere, ossia quella letteratura fatta di testi, costruiti secondo uno schema ben preciso, fatti in maniera che il lettore si diverta a scoprire e individuare il colpevole, grazie ad una serie di indizi, disseminati tra le pagine. Ma, a differenza di molti altri autori, Ricci ha davvero una marcia in più: non si limita a narrare una storia ma la avvolge di atmosfere rarefatte ed uniche. A quella vicenda, che in fin dei conti narra la storia di un abbandono, con tutte le implicazioni psicologiche che ruotano attorno ad un momento della vita così doloroso per la storia di ognuno, lo sceneggiatore, nonché produttore esecutivo Pierfrancesco Campanella, ha voluto aggiungere un finale diverso: un autentico triplo salto carpiato, ricco di colpi di scena davvero inaspettati per destabilizzare ancor più lo spettatore.

Roberto Ricci ha ottenuto straordinari consensi e molti riconoscimenti grazie alla scrittura. Impossibile enumerarli tutti! Lo rincontro oggi alla vigilia di un appuntamento importante: domenica prossima sarà al Salone del Libro di Torino alle 19 per presentare la sua ultima fatica letteraria.

Il tuo ultimo romanzo si intitola “L’immagine malvagia”. Di cosa tratta?

“L’immagine malvagia” è un giallo. Protagonista è uno scrittore di romanzi thriller, che accetta di fare da ghostwriter a un detenuto in regime di semi libertà, in carcere per l’omicidio di due donne disabili avvenuto anni prima. L’uomo vuole scrivere la propria biografia. Una sera però, il detenuto non fa rientro in carcere e sparisce nel nulla. Contemporaneamente, viene uccisa una donna disabile. Da qui parte il giallo e la storia prenderà una strada completamente differente. Ci saranno diversi omicidi e colpi di scena, prima di scoprire l’identità dell’assassino. Ho fatto diverse presentazioni di questo romanzo e domenica 17 ottobre lo porterò anche al Salone del libro di Torino, con non poca emozione.

Come nasce la tua passione per l’horror?

Nasce da ragazzino. A tredici anni vidi al cinema in prima visione “Suspiria” di Dario Argento. Riuscì a entrare grazie a uno zio che strappava i biglietti all’ingresso. Rimasi estasiato e sconvolto allo stesso tempo, ma fu amore puro per il genere. Un amore che non ho più lasciato.

Quanto il cinema di genere, come quello di Dario Argento, Mario Bava e Lucio Fulci, ha ispirato il tuo lavoro?

Moltissimo. Posso dire che ogni mio scritto trasuda amore e prende ispirazione da quel mondo cinematografico.

Alcuni tuoi racconti e romanzi hanno offerto lo spunto per delle sceneggiature cinematografiche. Come è avvenuto l’incontro con il produttore e regista Pierfrancesco Campanella?

Io seguo Campanella da diversi anni, esattamente da quando diresse a fine anni novanta Donatella Rettore (della quale sono un fan) nel film “Strepitosamente flop”. Quando poi passò al thriller con “Bugie rosse” e “Cattive Inclinazioni”, lo seguii con ancora più attenzione. Un giorno lo vidi su facebook e gli chiesi l’amicizia. Ci siamo trovati subito in sintonia e gli feci leggere alcune mie cose. Quando mi disse che aveva intenzione di realizzare un cortometraggio dal racconto “La goccia”, per me fu oltre che una grande emozione, anche un onore.

Da un tuo racconto “La goccia”, contenuto nella raccolta “Nero Corvino”, è nato il soggetto de “La goccia maledetta”, da me diretto. Cosa ricordi delle giornate sul set di quel minifilm?

Ricordo innanzitutto una grande professionalità. E poi la cordialità tua, di Pierfrancesco e di tutto il cast tecnico e artistico. Ho respirato l’atmosfera del vero cinema. E poi, anche l’emozione di vedere Nadia Bengala interpretare un mio personaggio. Ho dei ricordi bellissimi. Chissà, magari un giorno si ripeterà l’esperienza.

La storia del cinema di genere merita di essere raccontata. Hai mai pensato di scrivere un saggio su questo argomento?

Sì. Il mio prossimo impegno, sarà la realizzazione di un saggio sulla storia del cinema italiano della paura. Sia thriller che horror. Però, a differenza di altri usciti precedentemente, che si fermano sempre a fine anni novanta o inizio duemila, io partirò dagli inizi fino ad arrivare ai giorni nostri. Voglio omaggiare i tantissimi registi sconosciuti che, con i loro corti medi e lungometraggi, hanno tenuto vivo il genere. “Le Mezzelane casa editrice”, che pubblica i miei lavori, si è dimostrata molto interessata al progetto e mi ha stimolato a partire.

Tra i tuoi progetti futuri ci sono nuove storie del brivido in cantiere?

Sì. Sta per uscire un cortometraggio thriller tratto da un mio soggetto dal titolo “Trasgressiva”, diretto da Giammaria Cauteruccio. Poi, tra un paio di settimane, cominceranno le riprese di un altro cortometraggio dal titolo “La giostra”, diretto da Simone Arrighi, dove ho collaborato al soggetto. Una storia che tratta di alzheimer e sono davvero onorato che Simone mi abbia voluto coinvolgere nel progetto. In campo letterario invece, a fine novembre, uscirà il nuovo romanzo “Quattro topi per un sadico gatto”, un giallo in perfetto stile Dario Argento, che ho scritto insieme a Claudio Latini. A inizio 2022 arriverà un altro romanzo dal titolo “La bambina delle violette”, un thriller dalle atmosfere avatiane, scritto con il regista Riccardo Di Gerlando, che ne farà anche una versione cinematografica. E ovviamente, ci aggiungo il saggio che sto preparando e che conto di far uscire per Natale 2022.

Emanuele Pecoraro

Foto concessa dallo scrittore

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