NU-SHU Le Parole Perdute Delle Donne Per La Riapertura Dell’Arco Di Giano

NU-SHU Le Parole Perdute Delle Donne Per La Riapertura Dell’Arco Di Giano

All'Arco di Giano l'action di Raffaele Curi contro la violenza sulle donne.

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Dal prossimo 13 novembre sarà possibile tornare a visitare l’Arco di Giano a Roma, chiuso dal lontano luglio del 1993, causa attentato e successivo restauro.

Una riapertura in grande stile grazie alla Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, alla Fondazione Alda Fendi Esperimenti ed all’incontrastato genio creativo di Raffaele Curi che, per l’occasione, ha creato una action artistica vera e propria, che è riduttivo definire performance, dedicata al delicato e quanto mai attuale tema della violenza sulle donne: “NU-SHU Le parole perdute delle donne”.

Sotto l’imponente monumento, l’unico a pianta quadrata del suo genere, dalla cui arcata occhieggia una enorme luna, rinchiusi nella cancellata 70 kimoni nuziali originali giapponesi immacolati, recuperati tramite una ricerca certosina della stessa Alda Fendi, attendono il folto pubblico presente per una performance di soli 9 minuti che vuole essere un messaggio universale contro la violenza sulla donna, ma anche sulla violenza di genere, un invito a ritrovare la propria voce per denunciare ogni sopruso.

Il NU-SHU a cui il titolo fa riferimento, è l’unica lingua al mondo esclusivamente femminile, un idioma segreto sviluppato in Cina dalle donne del popolo Yao, gelosamente custodito e tramandato per generazioni, con lo scopo di non farsi comprendere dagli uomini. Il Nu-shu è un atto di ribellione alle imposizioni di una società maschilista che esclude le donne dalla vita pubblica e di riappropriazione di uno spazio vitale di esistenza che fa della parola uno strumento di libertà e di liberazione dall’uomo.

Raffaele Curi, da sempre, ci ha abituato alle sue personalissime interpretazioni, alle sue ricerche artistiche che hanno sempre significati forti, di rottura, inviti alla ribellione e, soprattutto, all’autodeterminazione.

Riecheggia sotto l’Arco di Giano l’aria “Je veux vivre dans le rêve”, tratta da Romeo et Juliette di Charles Gounod, nella versione del soprano Nadine Sierra, mentre un giovane uomo gira i manichini delle donne, come a voler simboleggiare una corale liberazione, di spalle un altro uomo, a torso nudo, imbavagliato rimane immobile, in silenzio.

La musica vira, partono le note di “Per due come noi” di Brunori Sas, con un testo che non lascia dubbi sull’interpretazione di sesso, amore ed innamoramento, l’action si chiude con l’uomo a torso nudo, imbavagliato che si copre anch’esso con un kimono candito, e l’Arco di Giano si tinge di rosso, rosso come il sangue dell’ennesima donna morta per mano di un uomo!

Una action da brividi, emozionante, che è stata tributata da un applauso oceanico.

Abbiamo voluto fare un paio di domande alla mecenate Alda Fendi.

Restituite, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Roma, dopo 28 anni l’Arco di Giano alla Capitale, che effetto fa?

E’ molto emozionante, debbo dire che la mia Fondazione Alda Fendi Esperimenti ha sempre pensato di restituire questi monumenti ai romani, dagli scavi della Basilica Ulpia, all’illuminazione dell’Arco di Giano a cura di Vittorio Storaro. Ora questo monumento diventerà un emblema per le donne e per la violenza che subiscono dagli uomini, quindi ogni volta che ci sarà una morte noi pensiamo di far suonare le campane. Vogliamo che questo monumento diventi un simbolo.

Una performance che unisce un’antica arte di scrittura, dei kimoni di seta, e questo monumento straordinario, qualcosa di molto significativo

Esattamente, anche i 70 kimoni nuziali, che sono tutti originali ed antichi, sono stati recuperati da una persona che ho mandato per tre mesi in Giappone. Sono un vero e proprio simbolo per le donne, come la luna che c’è nello spettacolo e il rosso che illumina l’arco, che è il sangue delle donne che vengono uccise ogni giorno.

Qual’è l’innata genialità di Raffaele Curi?

Raffaele è una persona che non si può descrivere… E’ artista, è poeta, praticamente un inventore, conosce l’arte alla perfezione, è un uomo estremamente colto, ha tutti i requisiti per fare questi spettacoli che ci lasciano senza fiato, pieni di simboli e di significato.”

Doverosa anche una battuta con Raffaele Curi.

Simbologia e significati di questa performance geniale che ci restituisce questo monumento meraviglioso

Questo tipo di action, non chiamiamolo spettacolo, per me è una sfida perché per la prima volta in nove minuti ho dovuto fare uno dei miei spettacoli che, normalmente, sono molto lunghi. Spero di esserci riuscito, il messaggio è molto forte. Mi dispiace molto che si parli ancora di femminicidio, perché come al solito voi donne, venite considerate di serie B, sono omicidi nei confronti delle donne, se vengono definiti femminicidi è molto riduttivo, un po' come le quote rosa. Ho voluto dare un concetto abbastanza nuovo, che per me è alla base di tutto nelle nuove generazioni: all’invidia del pene si è contrapposta l’invidia della vulva, gli uomini vogliono diventare delle donne, come penso si evinca dall’action andata in scena.”

Una action potente, intensa, nove minuti di arte, nove minuti che fanno riflettere, nove minuti che dovrebbero essere un monito per fermare la violenza sulle donne ma anche la violenza di genere, un messaggio contemporaneo all’ombra dell’Arco di Giano.

Articolo di Stefania Vaghi

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