Win A New Car, Vinci Una Nuova Macchina Al Macro In Roma Ma è Il Titolo Di Una Mostra

Win A New Car, Vinci Una Nuova Macchina Al Macro In Roma Ma è Il Titolo Di Una Mostra

I Vier5, studio di design di Marco Fiedler e Achim Reichert, invita i visitatori ad essere partecipi di un progetto, unica richiesta: essere disturbati da suoni e rumori.

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Al Macro una nuova mostra interattiva, digitale, concettuale nella stanza al secondo piano di un museo semi deserto.

La mostra ha un titolo buffo Win a new car che riprende un gioco televisivo a cui i vincitori spettava una fiammante macchina, il loro talento era di rimanere con una mano incollata alla macchina per più tempo possibile. Vinceva il più determinato

Questa determinazione è la caratteristica di questo studio di design dal nome Vier5 fondato a Parigi da Marco Fiedler e Achim Reichert. Sono anche gli ideatori di una rivista di moda Fairy Talle, di un brand di abbigliamento e si presentano decisamente eclettici, imprenditori, creativi,

Si formano all'HfG Offenbach, università statale di arte e design, dell'Assia, uno dei 16 stati federali della Germania. La scuola prende spunto dai modelli educativi di ricerca, adottati dalla Bauhaus.Questo gruppo mira ad evitare i "Cliché visivi" per lavorare con le "dichiarazioni individuali", così scrivono nelle loro presentazioni.

Grafica e tipografia d'avanguardia sono la loro forza, lavorano con le parole, i colori, le luci e i suoni. Le loro lettere hanno un aspetto spensierato, molti sembrano disegnati a mano, altri sono pixellati, altri hanno una forte matrice geometrica, ma sproporzionata e atipica rispetto alla tipografia classica.

Marco Fiedler, uno dei due fondatori ci accoglie con due maschere, una da Joker e sotto l'immancabile mascherina protezione Covid. Toglie una, la prima per parlare con noi, spiegandoci che oggi, per protezione abbiamo tutti una maschera che ormai fa parte di noi, talmente abituati che Lui vuole evidenziare questa anomalia portandone una giocosa. Metafora che nella vita a tutto ci si abitua e che il loro lavoro è divertente ma mai in primo piano da protagonisti assoluti.

Si negherà proprio per questo a una foto che chiedo di fare insieme, l'artista, almeno qui, non deve essere il primo attore, ma il veicolo di riflessioni e atteggiamenti.Entriamo nella sala espositiva e sono le luci rosse e il colore che creano il disturbo, un fastidio dato da un suono ritmico, martellante, stridente, Nulla è accogliente in questa esibizione e proprio la seccatura di un suono molesto è il focus del progetto dei Vier5 L'ambiente ci indispone, dobbiamo concentrarci di più su ogni cosa per capire il senso di tutto ciò.

A terra occupa quasi tutto lo spazio messo a terra, i mattoncini hanno lo stesso perimetro e la stessa area del terrazzo di Marco Fiedler, un atto geniale o una trovata priva di fondamento? Forse semplicemente un pezzo del proprio vissuto, lì davanti a tutti, un mettere in mostra un lato intimo domestico.

Sopra con apparente casualità, i manifesti del "Documenta 14", progetto partito in due città, Atene e Kassel. Interveniva su cartelli degli idranti rielaborandoli e sui percorsi delle esposizioni in città, fornendo adesivi adattabili alle mostre.

Il messaggio era quello di rendere partecipi abitanti e visitatori di un grande progetto artistico, tutti potevano avere un'influenza sul design dei progetti.Ogni cartello avrebbe fatto parte della vita della città per poi scomparire normalmente, l'opera però, avrebbe vissuto più del tempo della mostra, integrandosi nell'immaginario collettivo di una percezione ormai assimilata.Questi manifesti a terra raccontano anche di artisti, delle loro storie, più che le loro opere.

Mi sono soffermata su uno in particolare, Dick Beau, artista morto nel 2017, a capo di Kwakiutl, popoli indigeni della costa nord-occidentale del Pacifico, vicino a Vancouver in Canada.Questo artista indipendente produceva maschere usate nei balli tribali, cerimonie che avrebbero attivato il loro potere. Dick Beau veniva chiamato ideatore di mostri.

Noi fruitori della mostra abbiamo il potere di lasciare in mostra il manifesto con la storia di questo artista, esaltare il suo nome affiggendo al muro il cartoncino o eliminarlo accartocciando e lasciandolo a terra.Noi artefici del destino di questo artista. Solo i visitatori in grado di giudicare l'artista in modo democratico senza le sovrastrutture delle gallerie o degli spazi museali o ancora dalle dinamiche di mercato.

Una mostra che fa riflettere e per poterlo fare siamo volutamente disturbati, ma seriusciremo non ci sarà in palio nessuna macchina da vincere.

Chiara Sticca

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