Teatro Biblioteca Quarticciolo Woyzeck! Di Letizia Russo, Regia Carmelo Alù Con Marco Quaglia

Teatro Biblioteca Quarticciolo Woyzeck! Di Letizia Russo, Regia Carmelo Alù Con Marco Quaglia

Venerdì 12 e Sabato 13 novembre ore 21.00, Domenica 14 novembre ore 17.00

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Il 12 e il 13 novembre alle ore 21.00 e il 14 novembre alle ore 17.00 va in scena al Teatro Biblioteca Quarticcciolo Woyzeck! una riscrittura di Büchner ad opera della drammaturga Letizia Russo, con Marco Quaglia per la regia di Carmelo Alù, una coproduzione 369gradi e Compagnia dell’Accademia.

Non sono ancora passati duecento anni dalla condanna e decapitazione di Johann Christian Woyzeck, avvenuta a Lipsia nel 1824 in seguito all’uccisione della donna con cui stava. Eppure quest’uomo è diventato ormai un nuovo mito del teatro occidentale, al pari di Antigone o di Macbeth. Büchner aveva ventiquattro anni quando scriveva il suo Woyzeck, ha cambiato il nome in Franz ma per il resto i fatti sono ispirati alla realtà. Quell’interesse nel buio ha generato un testo incompiuto che nell’ultimo secolo è stato sempre un caso artistico perché custode di un mito tragico: la società suggerisce il male al singolo per poi condannarlo e ucciderlo. Chi si è macchiato le mani di sangue, il singolo o la società? Chi uccide cosa?L’autore muore e il dramma resta un insieme di frammenti disordinati e spesso incomprensibili.

Nonostante i frammenti confusi Woyzeck è una bocca spalancata che urla, una voce sgolata e asciutta. In fondo a quel grido c’è il pudore di chi non riesce a stare al mondo perché il mondo si è rivelato solamente un posto dove poter sudare, un pianeta sfibrato dove l’uomo alla fine è sempre un soldato che deve obbedire, con una luna dipinta al posto del sole e un figlio bastardo che piange perché ha fame. In occidente non esiste colpa senza una pena e non esiste inferno senza un corpo. I muscoli e le ossa diventano una compagnia insopportabile, Woyzeck è solo, non ha più trent’anni, è più vecchio adesso, il buio è cresciuto e il tempo passato lo ha abituato a sentire nella carne il dolore di esistere ancora, di dover fare ancora, di dover capire ancora, di dover ancora sudare. Woyzeck non è più una voce fuori dal coro. È lui stesso un coro ma la voce è sempre la sua. E tutte le volte che lui si rivela noi vediamo un uomo che ascolta, perché l’obbedienza è cieca ma non è mai sorda.

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