L’ARTE ATTRAVERSA MENTI

L’ARTE ATTRAVERSA MENTI

Inaugurazione di successo alla Galleria Horti Lamiani Bettivò di via Giolitti a Roma per l’esposizione delle sculture della giovane artista Carolina De Cesaris

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La serata uggiosa non ha fermato i tantissimi appassionati d’arte affezionati alla Galleria Horti Lamiani Bettivò di via Giolitti a Roma che dopo il consenso ottenuto per la Rome Art Week, ha inaugurato la nuova esposizione dal titolo “Attraversa menti” con le opere della giovane Carolina De Cesaris. Tutta una serie di sculture che, come sottolineato dallo stesso titolo, vanno al di là dell’apparenza per mostrare cosa può esserci attraversando teste e corpi di figure realizzate in creta e argilla come materiali che l’artista privilegia per potersi esprimere. Quasi delle scatole cinesi che si aprono scoprendo dei labirinti che possono essere scrigni di idee, di tormenti ma anche di gioie. Fra i numerosi ospiti presenti anche l’attrice Cristina Moglia e gli artisti Duminda, Federico Lacerna, Jose Claro, Fabio Mecozzi, Maurizio Claro. E’ la stessa Carolina che ci regala qualche elemento in più del suo lavoro evidenziando un percorso artistico che, iniziato bene, si presenta ancora in piena e continua evoluzione.

Ammirando le tue opera in questa particolare mostra, cosa vorresti che il pubblico pensasse?

Mi piacerebbe che ognuno esprimesse il proprio gusto e il proprio pensiero su quello che faccio. Naturalmente io imprimo la mia idea ma poi lascio che ognuno possa valutare liberamente il mio lavoro perché reputo molto importante la percezione che il pubblico può avere. Quindi quella che può essere una visione molto intima si apre per fare nascere tante interpretazioni diverse.

C’è un filo conduttore che lega tutte le opere esposte in “Attraversa menti” oppure ognuna può avere una storia a parte?

Penso un po' entrambe le cose poiché anche se ogni lavoro ha una storia diversa, poi c’è sempre un filo portante che viene da un’unica idea di cui non sempre si riesce ad essere consapevoli. E il mio filo portante è sicuramente l’amore per gli ambienti con una grande attenzione alla visione delle cose che si possono vedere sia dal di fuori che dal di dentro.

Questa mostra si basa su varie sculture, pensi che il tuo lavoro possa integrarsi anche con la pittura?

Diciamo che scultura e pittura si integreranno. Per ora ho un feeling con la creta molto forte per cui per cui mi prende molto il fatto di poterla modellare materializzando idee, sensazioni ed emozioni. Naturalmente il bello della ceramica è che può essere anche dipinta e quello è un ambito in cui voglio esprimermi sicuramente. Il colore è molto importante e spero di crescere nel colore perché mi emoziona sia per accentuare che definire ogni forma.

Quanto di classico c’è nelle tue opere?

Sicuramente il classico c’è e può essere l’inizio da dove parte tutto il lavoro che invece è contemporaneo. Radici che poi si evolvono nel presente come per l’opera “Mi sono pettinato” che esprime tutto il mio amore per Michelangelo. Ecco che allora un busto molto classico in bianco assume un nuovo carattere con un vezzoso fiocco rosa che adorna la folta chioma. Una cosa che ho trovato molto divertente.

Fra le opere esposte c’è un’opera a cui sei più legata perché ti rappresenta meglio?

Non credo, è difficile da pensare a una preferita. Spesso può essere l’ultima che ho fatto ma poi smette di esserlo nel momento che ne realizzo un’altra. Infondo ogni opera finisce sempre per rappresentarmi perché quando la realizzo mi ritrovo sempre, senza nemmeno accorgermene, a pensare alla casa, al letto, all’intimità dell’ambiente, alla tenerezza e all’accoglienza della famiglia.

Rosario Schibeci

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