Ettore Spalletti Il Maestro Della Luce

Ettore Spalletti Il Maestro Della Luce

Al GNAM, " Il cielo in una stanza", prima mostra post morte del pittore- scultore, maestro dell'arte contemporanea a pochi anni dalla sua scomparsa. Un'occasione per comprendere il senso profondo delle sue opere.

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Nel salone centrale della Gnam, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, vi è la mostra temporanea di Ettore Spalletti.

Tutta la sua essenza artistica è racchiusa in questa stanza, parte della sua vita è qui, come cantò Gino Paoli "quando sei qui con me, questa stanza non ha più pareti"... questa esposizione riesce a bucare il soffitto ed andare oltre le nuvole, fino a raggiungerlo nel cielo dove è ora.

Le 22 opere provengono dallo studio di Ettore Spalletti, un gesto d'amore della vedova Patrizia Leonelli, averle donate per organizzare con il curatore Eric de Chassey, la prima mostra post morte dell'artista.

Pittore scultore, Ettore Spalletti nato nel 1940 in provincia di Pescara, ha usato i colori per evocare una spazialità indefinita, un equilibrio tra la natura e il luogo in cui è contenuta.Negli anni '70 scelse la pittura come strumento della propria ricerca artistica, ma non abbandonerà mai, la suggestione scultorea, la tridimensionalità, usandola per creare giochi cromatici di luci e ombre.

Le grandi opere appese, come quelle che possiamo ammirare alla GNAM, solo sculture pittoriche, in cui modificare pendenze e spessori creando tridimensionalità inaspettate. Ettore Spalletti amava scriverci dietro poesie per godere del dipinto a 360 gradi.Questa mostra si concentra sui lavori iniziali, che partono dagli anni '80, in cui maturità artistica e sperimentazione iniziano il proficuo cammino.

Propone una pittura astratta, ma come nelle opere di Cezanne, il paesaggio, contiene la realtà ossessionata dal pensiero. Ettore Spalletti, trasferisce la nostalgia e il tormento di una natura amata, nelle sue tele. L'azzurro come il mare della sua infanzia, il giallo del sole, il rosa della pelle, il bianco e il nero colori dell'accoglienza e il grigio la sintesi perfetta tra gli eccessi di bianco e di nero.

Il colore, per Ettore Spalletti, deve avvolgere lo spettatore, invitarlo ad entrare nel dipinto.

La scelta monocroma non ha limiti o paletti, apre all'imprevista possibilità di uscire dai confini, verso un infinito di gamme cromatiche, di vibrazioni della luce e di suggestioni. Nessuna cornice che blocchi il colore, solo una piacevole straripamento cromatico.Bucare il cielo è la storia delle sue superfici, aveva inventato un particolare impasto che esaltava il bianco contenuto nei colori, usava carta vetrata per rompere il colore, ne infondeva quella penombra simile al dubbio del nostro pensiero o all'accecante certezza dei giusti.

Prima di ammirare l'opera ci si lascia accogliere dall'ambiente, l'armonia del luogo varierà il nostro gradimento con l'opera, questa la sintesi del suo pensiero, una relazione simbiotica con lo spazio, una correlazione profonda inscindibile.

Si entra nella sala centrale, si accede in questa stanza dove l'azzurro ci coinvolge e ci abbraccia. Enormi tele appese e le opere scultoree nel centro, ci ammaliano per la loro potente semplicità geometrica.Si respira tutta la Monumentalità di Spalletti e l'umanità di Ettore. Ogni oggetto in mostra è scrigno di un profondo coinvolgimento spirituale.

Si percepisce l'affetto dei suoi amici e l'amore di Patrizia che ha donato un piccolo pezzo del "suo cielo".L'allestimento di questa mostra senza Ettore Spalletti, ci sembra, la creazione di un racconto più che di un ricordo. Linguaggi cinetici per continue connessioni tra spazio e luogo, luci e colori, fino a cogliere l'attimo pervaso da una poesia senza tempo.

Bellissima la scelta di proporre opere azzurre e rosa, tenui colori, che addolciscono e ingentiliscono gli spazi, una "carezza" come quelle che Ettore Spalletti regalava sia nel lavoro che nella vita.

Chiara Sticca

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