14 Wo MAN La Recensione Di Unfoldingroma

14 Wo MAN La Recensione Di Unfoldingroma

Essenziale, basilare, semplice, efficace, funzionale. Nessuno si aspetti un’arzigogolata operazione teatrale in termini registici o scenografici.

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A volte, per quanto mi riguarda, se si è fortunati, può capitare di sentirsi dentro una bella scena di un bel film e allora, a quel punto, pensi, con un sorriso tenue ma deciso, che quel momento è uno di quelli che ti ricorderai con piacere di aver vissuto.

Ed è quello che è successo, ieri sera, allo scrivente che, trovandosi seduto, senza una compagnia personalizzata, su una poltrona del Teatro Testaccio di Roma ad assistere allo spettacolo “14 Wo(MAN)”, ha creduto di essere scaraventato ne “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, ad applaudire, in un Teatro piccolo ma non in un piccolo Teatro, un’attrice sola ma non solo un’attrice.

Ascoltate le parole interpretate da Carmen Di Marzo, scritte da Paolo Vanacore- anche regista dello spettacolo- e accompagnate dalle musiche originali di Alessandro Panatteri, ho avuto la sensazione di rivivere un’esperienza simile a quella che il Regista campano Premio Oscar descrive rappresentando la bella operazione teatrale che il personaggio di Carlo Verdone porta a termine nel film che celebre la città di Roma.

Ora, a chi se lo chiedesse, occorra che io spieghi che questa lunga premessa non è autocelebrativa della logorrea che mi affligge, ma il mio modo di esaltare il piacevole stupore che si prova (che almeno io provo) nello scovare in angoli non celebrati quanto meriterebbero spettacoli all’apparenza minori che possiedono una grande dignità e un grande valore.

Giovanna Denne, 40 anni, donna, versione italianizzata e adattata di Joanne Dennehy, serial killer britannica che nel 2013 ha ucciso 3 uomini e ne ha feriti altri 2 nel breve arco di 14 giorni, è il personaggio protagonista di questo bello spettacolo della durata di circa 50’ ed in scena ancora, dopo aver debuttato la scorsa settimana, fino a domenica 14 novembre.

Carmen Di Marzo è una brava attrice. Opinione non complicata da esternare e, in tutta onestà, che non ho avuto neanche troppo difficoltà a formarmi. Sono un attore, un appassionato, uno spettatore ed un ossessionato per forza del Teatro. Negli ultimi 5 anni ho assistito a più spettacoli di quanti in realtà ne avrei forse voluto e dovuto vedere e ritengo di non dover impiegare chissà quanto tempo a capire chi ho di fronte e su che tipo di professionista sia. Ebbene, la Di Marzo è attrice brava ed intelligente. Dotata di una padronanza lessicale, articolatoria e ritmica non indifferente è anche molto generosa nell’affrontare una figura basata su una persona vera, immergendosi in essa senza pregiudizi, ma, anzi, con molta umiltà. Niente di strano, direte voi. Molto bello, ribatto io.

Se è vero come ha detto qualcuno una volta, non so chi e non so quando né tantomeno dove, che esistono due modi di stare al mondo e ossia pensando che tutto sia un miracolo o che nulla lo sia, beh, il mio voto nel segreto della cabina elettorale della vita va decisamente alla prima opzione.

Gli attori e le attrici bravi e brave mi meravigliano. Sempre. Senza eccezioni. Gli spettacoli che catturano la mia attenzione pure. Inevitabilmente. Ogni singola volta. È successo ieri e spero risucceda di nuovo.

La messa in scena di 14 WO(MAN) è essenziale, basilare, semplice, efficace, funzionale. Nessuno si aspetti un’arzigogolata operazione teatrale in termini registici o scenografici. Narrativi o recitativi. Niente di tutto questo. La storia raccontata, tratta dal fatto di cronaca al quale ho accennato poche righe fa e che vi invito ad approfondire, non diventerà una serie televisiva da famiglie che cenano insieme guardando la fiction su uno schermo casalingo e non c’è niente che ammali (voce del verbo ammaliare) o catturi per bellezza e non c’è consolazione o happy ending che tenga. C’è violenza, crudezza, immediatezza, volontà di mettere a conoscenza ed urgenza. Tutte cose necessarie per uno strumento ed un Dio come il Teatro che sin dalla sua nascita, teorizzato o istintivo che fosse il suo primigenio scopo, funge da specchio della società, sperando che la superficie riflettente permetta alla stessa di correggersi ove e se necessario.

Non voglio dilungarmi oltre in queste mie impressioni semi tiepide, considerate le 24h di tempo trascorse tra la scrittura di queste parole e la mia uscita dalla sala testaccina, ma prima di giungere ad una, mi auguro, sensata conclusione, mi preme fare un plauso alle musiche originali del bravo Alessandro Panatteri, che ha composto pezzi che contribuiscono alla riuscita di un lavoro curato e interessante. Da totale ignorante in materia sonora non mi permetto di aggiungere altro alle mie considerazioni di puro gusto, ma ritenevo doveroso e piacevole farne richiamo in quanto queste hanno lasciato un’impronta positivamente significativa anche a un semplice fruitore godurioso di questo specifico aspetto. Spero che lo spettacolo abbia ancora altre possibilità e spero che questo sia solo una tappa di quello che dovrebbe essere un lungo e fortunato viaggio.

Giuseppe Menzo

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