Pompei Non Smette Di Stupirci

Pompei Non Smette Di Stupirci

Il direttore del Parco, Zuchtriegel, ha commentato che è stata una scoperta eccezionale, in quanto “è raro che la storia restituisca i particolari della vita dei più umili

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Gli scavi di Pompei, nella villa di Civita Giuliana, portano alla luce una stanza degli schiavi. Sono stati trovati tre letti di corde e legno con ancora i segni delle stuoie che li ricoprivano e accanto un vaso da notte. Il direttore del Parco, Zuchtriegel, ha commentato che è stata una scoperta eccezionale, in quanto “è raro che la storia restituisca i particolari della vita dei più umili”. Inoltre, sono stati rinvenuti degli strumenti di lavoro, il timone del carro, i finimenti dei cavalli e grandi anfore. Il Ministero della Cultura ha postato subito sui social e sul web le foto del ritrovamento.

La stanza degli schiavi è vicino al luogo in cui lo scorso gennaio è stato rinvenuto un carro cerimoniale, che attualmente è al restauro. Non lontano anche dalla stalla portata alla luce nel 2018.

Più nello specifico, i letti sono composti da poche assi di legno: due hanno una lunghezza di 1,70 m e uno di 1,40 m. La rete dei letti è formata da corde, al di sopra delle quali sono state messe delle coperte in tessuto, conservate come cavità nel terreno e restituite attraverso il metodo dei calchi. La stanza era illuminata da una piccola apertura in alto sulle pareti disadorne ed era una via di mezzo tra dormitorio e ripostiglio di circa 16 mq.

Dario Franceschini, Ministro della Cultura, ha commentato “questa nuova incredibile scoperta a Pompei dimostra che oggi il sito archeologico è diventato non soltanto una meta tra le più ambite al mondo, ma anche un luogo dove si fa ricerca e si sperimentano nuove tecnologie, Pompei è un modello di studio unico al mondo''.

Il direttore del Parco, Zuchtriegel ha dichiarato “una finestra nella realtà precaria di persone che appaiono raramente nelle fonti storiche, scritte quasi esclusivamente da uomini appartenenti all’élite, e che per questo rischiano di rimanere invisibili nei grandi racconti. È un caso in cui l’archeologia ci aiuta a scoprire una parte del mondo antico che conosciamo poco, ma che è estremamente importante. Quello che colpisce è l’angustia e la precarietà di cui parla questo ambiente, una via di mezzo tra dormitorio e ripostiglio di appena 16 mq, che possiamo ora ricostruire grazie alle condizioni eccezionali di conservazione create dall’eruzione del 79 d.C. È sicuramente una delle scoperte più emozionanti nella mia vita da archeologo, anche senza la presenza di grandi ‘tesori’: il tesoro vero è l’esperienza umana, in questo caso dei più deboli della società antica, di cui questo ambiente fornisce una testimonianza unica”.

Articolo di Federica Fabrizi

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