LA DRAMMATURGIA VINCENTE DI STOCCOLMA

LA DRAMMATURGIA VINCENTE DI STOCCOLMA

Al Centro Culturale Artemia trionfa la rappresentazione senza censure del testo finalista Premio Drammaturgia Carlo Annoni 2021 scritto da Antonio Mocciola con la regia di Maria Verde

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Assistendo alla prima romana al teatro del Centro Culturale Artemia, si comprende perché il testo “Stoccolma” di Antonio Mocciola sia arrivato fra i finalisti del Premio Drammaturgia Carlo Annoni 2021. Già con i suoi precedenti lavori l’autore napoletano aveva rivelato un talento tutto naturale nel mettere in risalto gli aspetti più reconditi dell’animo umano ma questa volta ha saputo andare veramente oltre facendo affiorare anche una consolidata maturità artistica. Il pubblico è stato introdotto allo spettacolo dalla direttrice artistica del Centro, Maria Paola Canepa che con la solita classe e simpatia ha accennato all’intensa attività della sua associazione che si divide fra mostre, iniziative ludiche e spettacoli. La storia è quella di un universitario che rapisce, sevizia e tiene nudo e in catene il suo professore che sembra quasi godere nel negargli per due anni la promozione di quell’ultimo esame che lo porterà alla laurea. Un’umiliazione che ora lo studente vuole fare provare al suo aguzzino ma che si trasforma in un inaspettato rapporto fatto di verità nascoste e rivelate che toccano la sfera più intima dei sentimenti con una Sindrome di Stoccolma che riesce a prevalere portando a un finale sicuramente inaspettato.

Pare che il testo sia stato costruito apposta per Antonio De Rosa che nel suo ruolo di professore non ha avuto nessuna remora a recitare in nudo integrale considerando che quella nudità, di fronte a un testo così potente, alla fine sarebbe stata considerata un abito. La sua è stata l’emozione di interpretare in modo ineccepibile la grande fragilità di chi si trova all’interno di un trauma così forte da mettere in dubbio quella che fino al momento del rapimento era stata una vita apparentemente forte ma in realtà minata da una dura tragedia familiare. Quella che colpisce dell’attore è la mimica di un corpo che parla più delle parole. Il professore striscia, cammina, trema, si contorce con atteggiamenti che denotano una piena padronanza della scena fino alla lucidità di un personaggio che preferisce che il figlio sia omosessuale piuttosto che drogato. Dopo 37 anni di carriera un ruolo che fa aggiungere ad Antonio De Rosa un importante tassello per quel mosaico che può definirsi “Perfezione”.

Se per Michele Capone interpretare lo studente significava imbattersi in un ruolo completamente diverso dalle sue doti caratteriali, si può dire che la prova d’attore è pienamente riuscita. Non a caso l’immagine da bravo ragazzo ha saputo trasformarsi sul palco in un carattere oltremodo violento con una estrema lucidità di agire nel nome di una personale giustizia che per lui giustifica tutti gli atteggiamenti crudeli nei confronti dell’elemento umano. Anche il ruolo dell’omosessuale viene recitato con una tale maturità che lo allontana da tutti i soliti cliché rivelando un carattere forte che con estrema naturalezza si mostra completamente nudo nella parte finale dell’opera. Proprio quella nudità, tanto perfetta da ricordare modelli classici della mitologia, denota l’attore maturo nonostante la giovane età con un’espressività che sa manifestarsi sia nei momenti di protagonismo che in ogni fase di riflessione e di ascolto.

Ancora una volta Mocciola riesce non solo nella scrittura ma anche nella capacità di scegliere gli attori che raggiungono alti livelli di immedesimazione con i suoi personaggi. Infondo, “Stoccolma” non è il racconto della sindrome ben nota, ma qualcosa che va oltre interessando soprattutto il rapporto padre-figli. Quasi un processo a quei genitori che, a prescindere da quello che può essere il loro grado di cultura, non riescono a stare dietro alle reali necessità dei figli generando traumi che magari loro stessi hanno già ricevuto. Il messaggio, però, riesce a non essere solo di denuncia volendo l’autore stimolare a delle forme di riflessioni che consciamente o inconsciamente portano sempre ad un intenso insegnamento.

Rosario Schibeci

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