LA CONTRORA DEL TEATRO ELETTRA

Il pubblico premia l’ottima prova d’artista di Jessica Ferro e Enzo Avagliano per lo spettacolo quanto mai attuale scritto da Antonio Mocciola

stampa articolo Scarica pdf

La pandemia può avere segnato ognuno di noi in maniera differente soprattutto riguardo alle limitazioni che ha imposto alla nostra vita e alle incertezze che ha determinato per il futuro. Una delle categorie che ne ha risentito particolarmente è sicuramente quella degli artisti che si sono visti depredare del loro bene più prezioso ovvero un pubblico che, nel bene o nel male potesse giudicare il loro lavoro gratificandolo con un applauso o facendolo crescere attraverso costruttive critiche. E ora che, anche se a piccoli passi, il pubblico sta tornando a teatro, Antonio Mocciola ha voluto scrivere qualcosa che potesse mettere in risalto proprio quel senso di frustrazione che ha pervaso molti attori che si sono ritrovati a recitare fra le pareti domestiche avendo uno specchio come unico spettatore. Così, l’autore napoletano con “La Canicola della Controra” rappresentato con successo al Teatro Ellettra di Roma, è riuscito a creare con estrema sagacia un ponte fra il passato più estremo imposto dal virus, il presente di apparente speranza e un domani che ancora si presenta incerto, e lo ha fatto mescolando sapientemente finzione e realtà tanto che lo spettatore può sentirsi anche disorientato da un senso di “Niente è come sembra”.

Il tocco di genio è l’avere ambientato il tutto nella controra, quel momento particolare della giornata che in scena viene spiegato da uno straordinario Enzo Avagliano attraverso delle sensazioni così forti da fare sentire ai presenti proprio quel calore che dalle 14 alle 16 pervade nelle giornate estive. L’attore riesce a rendere quel senso di oppressione che può essere lo stesso di quello causato dall’isolamento forzato con estrema padronanza di gesti e parole per una recitazione che convince sia nei monologhi che nei dialoghi con l’altra splendida protagonista Jessica Ferro. E’ lei che interpretando dive del passato già sembra una diva del presente con il desiderio di un’arte da esternare a tutti i costi anche se solo con infinite prove per una recita che forse nessuno vedrà.

Alla fine, grazie anche all’abile regia di Emilia Miscio, i due attori sia quando sono impegnati da soli che quando recitano insieme danno al palcoscenico un senso di pieno tanto da amplificare idealmente le dimensioni del teatro. Il testo funziona bene soprattutto perché il pubblico sembra volerne ancora di più per un finale che forse può alimentare ancora nuove speranze. Quasi come un primo atto a cui deve seguirne un altro e di cui, siamo sicuri, Antonio Mocciola non ci lascerà privi per molto.

© Riproduzione riservata