Tibo Un Giovane Artista In Cui Tecnica E Pensiero Scavano Nella Zona Più Oscura Dell'anima

Tibo Un Giovane Artista In Cui Tecnica E Pensiero Scavano Nella Zona Più Oscura Dell'anima

La prima pubblica esposizione di questo giovane artista romano, che unisce ricerca pittorica e analisi interiore.

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Ospitato negli spazi di Wire, il grande coworking di Roma, in cui gli spazi non sono solo fisici ma contesti strutturali che si modificano generando nuove opportunità, come relazioni e nuove idee, Daniele Tibo presenta la sua prima rassegna artistica.

In questi 1500 mq all'interno dell'ex Mulino Biondi, ruotano talenti di vario genere e io ho conosciuto Daniele Tibo, un giovanissimo pittore alla sua prima esposizione pubblica. Tibo era già uscito allo scoperto, non solo in senso figurato, dipingendo un grosso murales in viale Jonio a Roma, una grande opera, sul muro di una importante arteria stradale nel suo quartiere.

Lo ritrovo dall'altra parte di Roma con nove tele, diversissime tra di loro, frutto di una continua sperimentazione. Tibo rinuncia alla tradizionale "bella pittura" studiata sui banchi di scuola, per prediligere l'utilizzo di materiali poveri rivestendoli di valenze esistenziali. La prima opera che cattura la nostra attenzione è proprio rivestita da brandelli di tela, materiali poveri, densi di significati sentimentali. Queste erano le stoffe della nonna sarta di cui serba affetto e nostalgia. Come Burri, brucia la tela e le lacerazioni, le cuciture non sono altro che metafora dell'umanità offesa, ma l'artista su tutto questo dolore pone una scritta salvifica, che darà titolo all'opera "Non è colpa tua". Una dedica a chi si sente colpevole di tutto ciò che ha intorno, dai disastri ambientali ai problemi e incomprensioni amorose. Un liberarsi di un peso, un poter continuare leggeri con la consapevolezza di aver fatto il possibile e l'impossibile e non arrendersi ma costatare che siamo solo pedine di un grande ingranaggio.

Totalmente diversa è l'opera esposta accanto, in cui Tibo abbandona le pitture, per utilizzare il filo rosso. Un labirinto, dedalo archetipico molto antico, sinonimo di perseveranza, emblema della ricerca dell'infinito. Il labirinto segnala la presenza di significati opposti, vita, morte, bene e male, un viaggio verso sé stessi, fino all'anima. La lana, il gomitolo indica che nulla e semplice e lineare, un filo mentale che tiene insieme, crea legami, traccia confini. Arrivare al centro è vincere la lotta con i nostri demoni in un disordine apparente, Il labirinto proposto da Tibo è un labirinto d'amore in cui si si perde nel groviglio inestricabile dei meandri affettivi, smarrirsi per ritrovarci al centro protetti da un cuore.

Tela e materia, continua alternanza nelle opere dell'artista, tutto deve essere plasmato, che sia colore o stoffa ricoperta di colla, come nell'opera "Gli abissi dl cuore". In essa si nasconde il dolore, che però emergerà sempre nelle pieghe dell'anima. Un percorso intellettuale profondo, in cui l'artista utilizza tutti i mezzi in suo potere per comunicare, comprese le parole, che, come piccole incisioni, compaiono sulle opere. La scrittura è desiderio di registrazione e memoria e il linguaggio ha un'energia che si sprigiona in molte dimensioni. Fare arte con le parole ha sempre un retrogusto magico.

Ritrovo nei lavori di Tibo, l'astrattismo di Emilio Vedova e tanta influenza di Burri anche nel quadro "Tesori impagabili". L'utilizza impasto bianco, asciugato essiccato, materia increspata che evoca l'idea del trascorrere del tempo, come un terreno argilloso crepato dopo lungo periodo di siccità ma a differenza delle tele di Burri, in essa vi è una ferita dorata, una rinascita identificata come il metallo più prezioso. Dolore che sarà forza, piaga che risorgerà nella luce.

Come l'arte che si adegua ai cambiamenti, il giovane artista denuncia nella sua pittura, un momento storico destinato alla storia: la pandemia e l'isolamento. In "Fuori c'è il sole", di rimando surrealista, pone al centro di una prospettiva, una sedia vuota, leggermente fuori scala per sottolineare che il protagonista di questa storia ha concluso l'isolamento, è uscito dal suo angolo, talvolta comfort zone, talvolta prigione, per buttarsi in una realtà che non controlla ma che affascina. Tecniche miste per "Ricordi di felicità". Un momento felice, gli occhi ridenti della nonna in bianco e nero, segni di graffite per incorniciare una nostalgica e dolce memoria fatta di affetto, protezione e sorrisi. Con la scritta, nell'angolo desto del dipinto: "La gioia e la bontà facevano brillare i suoi occhi", completa l'opera, lasciandoci un sapore di delicata armonia.

Introspezione, ricerca dell'intimo e della modalità più efficace per trasmettere emozioni sono il motore che genera le vibrazioni nelle opere di questo giovane uomo che è nato artista.

Chiara Sticca

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