LA CASA DI ORTEGA A MATERA

LA CASA DI ORTEGA A MATERA

Il pittore spagnolo ha lasciato alla Città dei Sassi una suggestiva testimonianza delle sue opere che oggi si possono ammirare in uno dei palazzi più belli del territorio.

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Matera non è solo la città dei “Sassi”, ma anche quel luogo magico che è riuscito e ancora riesce ad attirare artisti che cercano di fondere la loro maestria con quelle che sono le tradizioni artigianali di un popolo che, sebbene legato fondamentalmente alla terra da coltivare, ha mostrato sempre particolari tecniche e inventive per migliorare l’ambiente in cui vive. Così come è successo al pittore spagnolo Josè Garcia Ortega che quando nel 1972 arriva a Matera, rimane quasi folgorato dalla festa patronale della Madonna della Bruna con i suoi carri di cartapesta. Da qui il desiderio di prendere una casa per avere la possibilità di dialogare e collaborare con gli artigiani materani al fine di realizzare una serie di opere che potevano prevedere delle nuove tecniche che attingevano pienamente dalle tradizioni del passato. Infatti, attraverso una tecnica elaborata insieme ai maestri cartapestai materani, Ortega crea bassorilievi in terracotta da cui realizza calchi in gesso nei quali viene plasmato l'impasto cartaceo. Il risultato porta a opere tridimensionali dove i colori diventano una fortissima espressione di simbologia.

Proprio quelle opere che oggi è possibile ammirare nella “Casa Ortega” il progetto realizzato dalla Fondazione Zètema di Matera con il duplice intento di documentare la presenza nella città lucana del grande artista e di favorire la riscoperta e la valorizzazione della tradizione artigiana locale. Ad accogliere alla casa museo, lasciata in eredità dal Maestro, è Simona Spinella che da esperta conoscitrice del pittore, illustra le venti tavole esposte con un racconto appassionato capace di portare il visitatore anche al di là della bellezza delle opere. Così nella struttura dalle origini longobarde si possono ammirare i bassorilievi che, partendo dal potere assolutistico di Franco in Spagna, raccontano, poi, quelli che possono essere i conflitti e le atrocità che ogni dittatura comporta con l’inevitabile risvolto sia di morte e sofferenza.

Fra le opere che fanno parte del primo ciclo inerente il conflitto civile spagnolo troviamo “Il pronunciamento”, “Uccisi”, “Il dittatore”, “Fucilazione” “Compagno morto”, “Madri dolorose”, “Natività” dove l’uso della cartapesta non impedisce la cura dei particolari. Già attraverso i titoli si esprime la triste storia della guerra con chiari riferimenti anche a tutti gli artisti e ai poeti che avevano contribuito a denunciarne le atrocità. Infondo Josè Garcia Ortega lavora come se elaborasse un fumetto tanto che le tavole potrebbero susseguirsi creando proprio un racconto illustrato con delle scelte cromatiche capaci di conferire una grande incisività cominciando proprio dal giallo e il rosso della bandiera spagnola fino al rosso della passione e della tragedia e al nero delle forze della morte e delle divise militari.

E il racconto prosegue con il ciclo dedicato alla “Morte e nascita degli innocenti” con le tavole che rappresentano un sentimento ancora più forte capace di suscitare profonde emozioni. Già titolare le prime quattro tavole Massacro 1, 2, 3, 4 vuole ribadire forte la ripetività di quei massacri che interessarono soprattutto donne e bambini. Mani e piedi che si distinguono non solo attraverso la materia ma anche con il colore denotando ancora di più una certa sofferenza. E ancora “Libertà”, “Amore tra i mandorli”, “Strage degli innocenti”, “Nascita”, “La casa rossa” dove risaltano anche le affinità con le case materane dell’epoca con i riferimenti ai letti dei bambini sospesi e agli uomini che andavano a lavorare nei campi. Naturalmente l’artista spagnolo, attraverso i colori che produceva secondo le tecniche dei maestri del 500, recupera i temi che possono essere universali e che generano ottimismo quali la fuga che genera rinascita e una terra che nonostante sia scura mostra comunque dei semi desinati a rifiorire.

Una visita a Casa Ortega porta anche a conoscere un pezzo importante delle costruzioni di Matera. Il palazzo, infatti, offre la possibilità di godere di un panorama circolare che abbraccia tutto il territorio. Degno di nota il restauro degli ambienti impreziositi da arredi e decorazioni realizzati da artigiani locali fra cui Giuseppe Mitarotonda.

Rosario Schibeci

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