ROBERTO RITONDALE

SOTTO I CIELI DI CARTA SPLENDONO GLI UOMINI LIBERI.

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In questi giorni esce il nuovo romanzo di Roberto Ritondale, “Sotto un cielo di carta” un romanzo distopico che immagina un catastrofico futuro senza carta e sotto il dominio di un dittatore “controllista” che esercita il suo potere imponendo l’uso del web appunto per controllare ogni manifestazione del popolo; risponderà l’autore alle domande on line di una testata web, o lo stiamo spingendo sull’orlo del precipizio che ci ha mostrato nella vicenda narrata?

Il libro è una metafora “orwelliana” sulla dittatura del web. E quando parlo di dittatura, penso soprattutto ai grandi colossi di Internet che controllano le nostre attività e acquisiscono i nostri dati per poi cederli ai governi e alle multinazionali. Non è mia intenzione demonizzare in assoluto il web. Quello che auspico, è un uso consapevole e moderato di internet, evitando di vivere una vita da “connessi”.

Si definisce un amante della carta, un consorte della scrittura che per definizione ha il suo habitat naturale sui fogli di carta, quindi il suo romanzo “Sotto un cielo di carta” è una luna di miele? Il coronamento di un sogno…..

In verità, più che una luna di miele, il romanzo è un figlio: di papà Roberto e mamma Scrittura… Non è il mio primo libro, quindi non riesco a pensare al coronamento di un sogno. Piuttosto penso a questa nuova opportunità che mi viene concessa per sensibilizzare i lettori su tematiche che mi stanno a cuore e per toccare le corde dell’anima, visto che nel romanzo c’è anche molta tenerezza. C’è sentimento.

Nella favola moderna che racconta ai suoi lettori il protagonista Odal è un po’ lei stesso che ci guida a comprendere la sua visione del nostro mondo dove una promessa di modernità e di abbattimento delle barriere fisiche per consentire il sapere globale e la vicinanza dei popoli ha invece condotto al “controllismo” della conoscenza e dei rapporti umani…. E’ così?

Il messaggio del romanzo è questo: non tutto ciò che è moderno e tecnologico può proiettarci nella modernità. Anzi, l’uso non consapevole delle nuove tecnologie può ricondurci a una nuova epoca di oscurantismo. Non mi identifico del tutto nel protagonista Odal. Condivido con lui la passione per la carta. Ma condivido anche l’impegno civile della figlia Marie, non a caso giornalista come me. E condivido molte delle cose che dice un altro protagonista, lo scrittore Peter Moon, secondo il quale “soltanto la carta è la casa naturale delle parole scritte”.

E’ per questo che nella promozione del suo romanzo auspica di realizzare dei salotti in stile romantico a casa dei suoi lettori ed estimatori?

In realtà l’idea di presentare i miei libri a casa dei lettori è precedente a quest’ultimo romanzo. Da tempo dico di me che sono uno “scrittore ambulante”, che non a caso è l’intestazione del mio sito internet. Perché – ebbene sì – anch’io ho un sito!

Quanto pensa che la cultura sia ancora rappresentata sulla carta stampata e sul web in Italia?

Da sempre la cultura è un po’ trascurata, colpevolmente. Ed è bene ricordare che il potere costituito la teme e la osteggia. Più volte, in passato, sono stati bruciati libri. E oggi i terroristi dell’Isis, oltre a tagliare gole, distruggono siti archeologici e simboli culturali. Perché la cultura diffonde il sapere, il sapere aumenta la consapevolezza dei propri diritti, e la consapevolezza alimenta la democrazia.

Verità e cultura sono vicine o lontane? E lei come giornalista come pensa che si evolva il concetto di notizia e di giornalismo nella nostra epoca?

La mia professione sta vivendo un periodo difficile, dovuto alla recessione economica e anche a una vera e propria crisi di identità. I giornali, le tv, le radio erano considerati dei mass media. Quindi noi giornalisti eravamo dei “mediatori”: tra il politico e i suoi elettori, tra l’uomo di spettacolo e i fan. Ora che, tramite i social network, politici e artisti si rivolgono direttamente al proprio “pubblico”, il nostro ruolo è in gran parte da ripensare. Continueremo ad avere un senso se rafforzeremo la capacità di verificare l’attendibilità delle notizie che diffondiamo, come fa quotidianamente l’agenzia per la quale lavoro, l’Ansa, nota in Italia e nel mondo proprio per l’affidabilità del suo “prodotto”.

Qualche decennio fa in Italia si lamentava l’assenza di un giornalismo che facesse anche politica influenzando con inchieste coraggiose l’opinione pubblica quando non addirittura le iniziative della giustizia svelando intrighi e reati come accadeva negli Stati Uniti…. E oggi cosa abbiamo raggiunto?

L’inchiesta non ha mai avuto grande fortuna, in Italia: per una sudditanza psicologica nei confronti del potere – il rischio maggiore è sempre stato quello dell’autocensura – e anche perché nel nostro Paese non esistono i cosiddetti “editori puri”. Oggi l’inchiesta è ancora meno praticata perché nei mass media si lavora a un ritmo frenetico, con sempre meno forze a disposizione. Infine, anche gli “utenti finali” hanno perso il gusto dell’approfondimento. In una società che corre, si chiedono informazioni sempre più veloci e in tempo reale.

….del caso Marino cosa ne pensa? Il giornalismo fa quello che deve o quello che qualcuno vuole che faccia?

Del caso Marino non ho abbastanza elementi a disposizione per dare un giudizio. E’ un politico non all’altezza? O la mafia, come ha fatto spesso in passato, ha deciso di sbarazzarsene delegittimandolo? Il tempo ci spiegherà meglio quello che è accaduto a Roma, e molto capiremo dalle prossime scelte che verranno fatte nella capitale.

C’è differenza tra giornalismo sulla carta stampata e giornalismo televisivo e via web?

Il giornalismo della carta stampata deve necessariamente essere più riflessivo, andare necessariamente oltre la notizia, perché arriva al lettore con molte ora di ritardo rispetto alle televisioni e al web. Il giornale non deve limitarsi a riferire cosa è successo, ma aiutarci a capire “perché” è successo.

Ancora un accenno all’attualità: perché il movimento di Grillo si è tanto scagliato contro i giornalisti italiani, hanno ragione o si tratta di una posizione strumentale?

In ogni categoria - dai medici ai giornalisti, dagli avvocati agli idraulici – c’è una maggioranza sana e una parte marcia. Generalizzare non serve a nessuno. Le accuse indiscriminate servono solo ad alzare polveroni che non aiutano la parte sana ad emergere e che consentono alla parte marcia di restare nascosta. Comunque le svelo una chicca: il dittatore protagonista del mio libro, il generale Sainon che impone l’uso di internet, somiglia vagamente a Beppe Grillo…

Torno al suo definirsi amante riamato della parola scritta e della carta, mi tolga una curiosità scrive davvero carta e penna o si lascia tentare dalla comodità del pc e dei programmi di scrittura?

Sì, uso ancora carta e penna. Scrivo prima a mano e poi copio sul computer. Il secondo passaggio è obbligatorio, non potrei fare altrimenti, perché nessun editore accetterebbe un manoscritto. Quanto ai programmi di scrittura, l’unico che conosco è il Word.

Il sogno di Roberto Ritondale come autore è di scrivere una storia che……. Mi completi lei la frase!

Che aiuti ad aprire gli occhi e a svegliare le coscienze, affinché restino vigili.

Ci ricordi i prossimi appuntamenti per incontrare lei ed il suo romanzo.

Il 24 ottobre presento il libro al BookCity di Milano

http://www.bookcitymilano.it/scheda-evento/limportanza-della-carta-e-della-libert-

Il 30 novembre alle 18 alla libreria Mondadori di via Piave a Roma.

La ringrazio di cuore per il suo tempo e il suo magnifico lavoro.

AnnaMaria Maurelli

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