L’ISOLA DEGLI INVERTITI AL TEATRO OFF OFF

L’ISOLA DEGLI INVERTITI AL TEATRO OFF OFF

Grande capacità di Antonio Mocciola nel portare in scena, con un carico immenso di emozioni, un periodo della nostra storia che non tutti conoscono

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Il buio cala in sala e una voce di proclami alla radio annuncia un’operazione di pulizia che vedrà allontanare da tutto il territorio nazionale quelli che con il loro sesso contro natura possono contagiare la parte sana della popolazione. Inizia così, nel 1938, un periodo triste di persecuzioni mai ricordato e mai celebrato con una commemorazione cadenzata nel tempo, forse perché c’è stata sempre troppa indifferenza nei confronti di certi temi e per gli stessi omosessuali sapere cosa è capitato a quelli che li hanno preceduti costituisce una vera sofferenza.

E inizia così al Teatro Off Off di Roma “L’isola degli invertiti” che riporta alla luce, grazie agli autori Antonio Mocciola e Pasquale Marrazzo, la storia di quelli che il fascismo confinò alle isole Tremiti dopo una vera e propria persecuzione che troppo spesso comportava atti di inaudita violenza sia fisica che psicologica. Degna di nota la capacità di dare un sunto di una vicenda così complessa attraverso un triangolo di personaggi carnefici ognuno nei confronti dell’altro e tutti vittime di un sistema che induce alla peggiore crudeltà perché risulta essere quella legittimata. L’omosessuale dichiarato è Vito, interpretato con piena padronanza del ruolo e professionalità da Diego Sommaripa. Il più vero della storia che vive il suo ruolo accettando le regole dell’epoca con i soprusi che spesso comportano. Fra questi le visite dell’integerrimo questore di Napoli che, nonostante lo disprezzi, non disdegna i suoi favori sessuali. Ma tutti hanno bisogno d’amore e Vito crede di trovarlo proprio con il figlio del poliziotto che sembra preferirlo alla moglie e ai suoi due figli. L’attore Vincenzo Coppola sa come rendere le ansie e le paure di questo personaggio che mostra continuamente il suo egoismo sottovalutando la condizione e i sentimenti del suo amante segreto. Infondo, i suoi discorsi sembrano rivestire anche una certa contemporaneità non essendo rari ancora oggi fra gli uomini che dopo un atto omosessuale ritornano ad essere dei buoni padri di famiglia rinnegando il lato umano dei loro patner.

Antonio D’Avino è completamente immedesimato nella violenza del suo personaggio. E’ lui il questore incaricato delle indagini persecutorie che esercita la sua autorità sia sul lavoro che in famiglia sottomettendo suo figlio fino a farlo deportare pur di salvare una reputazione resa pulita solo dal timore che riesce ad infondere. Gli autori hanno saputo incentrare nella sua figura tutti i mali e le debolezze di un regime che con la giustificazione del bene collettivo esercita solo i suoi interessi. Tuttavia, proprio quel regime non si rese conto che unire tanti omosessuali in un solo luogo sia pur così piccolo avrebbe contribuito a unire le loro forze per un inizio di battaglie per vedere riconosciuti i propri diritti che sembrano ancora non essersi concluse.

L’ambientazione partenopea con una recitazione a tratti dialettale oltre alle scelte musicali rendono lo spettacolo oltremodo ricco di pathos e veridicità per una regia curata da Pasquale Marrazzo priva di sbavature. Anche i semplici effetti di un manganello battuto con forza contro il ferro accrescono nel pubblico quella tensione che sembrano avere vissuto i protagonisti portando ad immedesimarsi in tanta sofferenza gratuita che, purtroppo, in questo brutto momento storico stanno provando non troppo lontano da noi. Alla prima del Teatro Off Off gli applausi sono stati veramente tanti ma non solo per la validità del testo e la bravura degli attori, ma anche per una presa di coscienza di fatti che non tutti conoscevano e che in qualche paese ancora possono verificarsi.

                                              Rosario Schibeci

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