Il Mio Segno Particolare La Recensione Di Ur

Il Mio Segno Particolare La Recensione Di Ur

In scena, Marco Zordan, direttore artistico del Teatro Trastevere. Fra ricordi, evocazioni e un pizzico d’ironia.

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Dal 17 al 20 Marzo, al Teatro Trastevere lo spettacolo “Il mio segno particolare”, monologo tratto dall’omonimo romanzo di Michele D’Ignazio.

In scena, Marco Zordan, direttore artistico del Teatro Trastevere. Fra ricordi, evocazioni e un pizzico d’ironia, la storia di un piccolo supereroe che affronta un linfoma sulla pelle con coraggio ed ottimismo.

Il mio segno particolare è in realtà una seconda pelle, un mantello che prende vita attraverso sogni e poesie, un rivestimento che piano piano andrà tolto non lasciando però il protagonista privo dei suoi superpoteri: quelli di affrontare le operazioni, i cambi dei medici, e poi i viaggi, il confronto con gli altri bambini, lo stigma sociale.

Michele, bambino e poi adulto, gioca con se’ stesso e con la sua malattia con ironia, tra burattini e stelline iridescenti, palloncini e bambini che, come lui , si sono messi in viaggio presto nel grande gioco della vita.

La storia è autobiografica, ed è proprio questo stile narrativo, il monologo, costellato da immagini evocative, suono e voce, che dà valore ad un contenuto di per sé importante, significativo, ma che potrebbe passare in secondo piano come l’ennesima storia sfortunata.

Marco invece rende, assieme a Michele D’ignazio, questa casualità una grande occasione per crescere, per vivere con entusiasmo l’avventura della vita, dove i giochi prendono forma attraverso significato e significante del personaggio stesso;

Ecco che il mantello di nei fa diventare Michele un supereroe, dove il medico è un amico buono, un altro personaggio importante che salva i bambini come lui.

Lo zio, i parenti, i genitori fanno tutti parte dell’ambiente affettivo del bambino e filtrano, attraverso il loro amore ed entusiasmo le prove che Michele deve affrontare; così come i suoi amici, gli altri piccoli pazienti affrontano la loro condizione in una sorta di sfida, di catarsi, laddove l’essere diversi non è più un difetto ma un pregio, qualcosa che li rende appunto speciali, come l’unicità di ognuno di noi, della nostra storia diventa un fatto narrativo a sé.

Ogni storia, se ben raccontata, diventa un piccolo prodigio; la storia personale di Michele sicuramente tocca i più grandi ma coinvolge i piccoli, in un tourbillon di avventure più o meno serie e seriose dove il miracolo della nascita è senz’altro il più importante e significativo come inizio di un grande viaggio.

Monica Pecchinotti.

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