Al Teatro Vascello, Un “Elettra” Dai Molteplici Spunti.

Al Teatro Vascello, Un “Elettra” Dai Molteplici Spunti.

Sfida che Andrea Baracco raccoglie ed affronta con tutti i suoi numerosi pregi e con i suoi inevitabili difetti.

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Ha debuttato ieri, in prima nazionale, e rimarrà in scena fino a domenica 3 aprile, presso il Teatro Vascello di Roma, lo spettacolo “Elettra” di Hugo Von Hoffmansthal, diretto da Andrea Baracco ed interpretato da Flaminia Cuzzoli, Manuela Kustermann, Carlotta Gamba e Alessandro Pezzali.

La tragedia greca è, come noto, materiale allo stesso tempo quotidiano e divino ed è proprio in questa sua dicotomia non incoerente che si innesta l’immortalità della sua natura. Se ne deduce che mettere in scena, oggi, non più la tragedia, ma un testo- il sopracitato- che della tragedia prende i paramenti, come espressamente dichiarato dall’autore all’interno della sua opera, è, già in partenza, sfida di un certo livello.


In uno spazio che rimane sostanzialmente tetro per tutta la durata dello spettacolo (circa 80’) e sul quale, apparentemente, Luca Brinchi e Daniele Spanò innestano un unico ambiente – la sala del potere -, ma che invece consta di un indefinito e infinto numero di anfratti, psicologici e no, si svolge la storia dei sopravvissuti -o forse in questo caso sarebbe meglio usare- data la loro preponderanza numerica, il termine “sopravvissute” - alla morte di un padre, un marito, un Re.

Elettra è una tragedia che investe più livelli e più argomenti. I personaggi vivono incastrati tra i loro sogni e le loro condizioni. I rapporti familiari diventano -come ormai tristemente noto – gioghi difficilissimi da sciogliere proprio per via dell’equivoco atavico del sangue e dei cromosomi che dovrebbero creare, a detta della società nella quale viviamo, legami acritici.

In questa premessa intellettuale operano le attrici che devono mettersi in bocca parole difficilmente “dicibili”, la portata delle quali spaventerebbe, credo, il più scafato dei teatranti.

Sorprende, e non positivamente, la linea interpretativa della Cuzzoli, la quale offre ad Elettra forza e passione, ma poche variazioni. Il suo è un dolore sempre urlato che conosce poche modulazioni e di volume e di contenuto emozionale, ma che, comunque, si armonizza bene con la compostezza triste della Crisotemi di Carlotta Gamba, che per figura e scelte sembra affrontare il suo viaggio con meno punti di riferimento, facendosi maggiormente sorprendere dalla qualità e dal numero dei sogni che le si stagliano chiaramente in testa. Completano il cast “l’inquietante” Oreste di un Alessandro Pezzoli che sembra offrire in sacrificio ogni parte di un corpo disarmonicamente interessante e pregno di spunti tragici e la regina Clitennestra di una Manuela Kustermann la cui presenza scenica si conferma granitica, per intenzioni ed interpretazione. Gli anni di esperienza si fondono con carattere di un personaggio che ha sì nelle mani il sangue del consorte, ma che rimane convinta della giustezza e della nobiltà di una vita che comunque le sta, consapevolmente, sfuggendo di mano.

Andrea Baracco disegna dunque un percorso fatto di passi pesanti e rocciosa disperazione, in cui non c’è spazio per nessun rivolo di speranza. È una regia, la sua, che ha il coraggio di non cedere a facili escamotage per strizzare l’occhio ad un qualsivoglia accenno di decompressione, puntando decisamente al mantenimento di una tensione dalla quale non si può e si deve scappare.

Alla fine, la morte degli assassini apre la porta al prosieguo delle vite di chi resta, nonostante i superstiti risultino spezzati senza possibilità di ricomposizione.

Giuseppe Menzo

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