LA SOGGEZIONE AL TEATRO ELETTRA

Il drammaturgo Antonio Mocciola per la prima volta porta in scena a Roma una storia intensa su l’essere “uomini”, non nel senso di genere, ma nel senso di essere “esseri umani”.

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Quello che più caratterizza il lavoro del drammaturgo Antonio Mocciola è il creare quel rapporto di coinvolgimento fra storia narrata, attori e pubblico. E anche questa volta sembra esserci pienamente riuscito mettendo in scena fino al 3 aprile al Teatro Elettra di Roma “La soggezione” un atto che racconta la storia di un aspirante campione nuotatore e il suo allenatore in un turbinio di segreti, passioni nascoste e la consapevolezza di come l’animo umano può diventare completamente debole quando viene invaso dall’amore.

Il giovane protagonista segue un destino a cui non può e non vuole rinunciare cercando di emulare le grandi doti sportive di un padre che ha lasciato lui, la moglie e quel compagno di squadra di cui era innamorato. Proprio l’amante nascosto che ora cerca di inserirlo nella squadra dei professionisti sottoponendolo ad un programma estenuante di allenamento che più che affaticare il corpo sembra logorare il suo lato psicologico. L’autore è riuscito a trovare nell’attore Renato Fontanarosa l’interprete perfetto per questo ruolo già dall’aspetto fisico che denota un giovane dominato ancora molto da una adolescenza fatta di sofferenza. La sua soggezione nei confronti del coach è forse dipendenza affettiva che lo fa sperare di recuperare un rapporto paterno negato ma potrebbe essere anche un’attrazione sessuale latente che ancora una volta lo porta a percorrere le orme del suo genitore. Infondo anche se può sembrare l’anello debole della storia, in realtà riesce a manifestare momenti di ribellione forte quasi come una presa di coscienza che qualcosa può ancora cambiare.

Ottima prova d’attore anche per Peppe Carosella che mostra tutta la sua capacità per mostrare un carattere apparentemente forte reso debole dalla mancanza di quell’uomo che amava e che ora cerca di ritrovare nel suo stesso figlio. Ecco che allora la soggezione si manifesta in forma di reciprocità perché anche lui non può fare più a meno di quel ragazzo così fragile che invece lui vorrebbe forte proprio come il sul ex compagno di nuoto. La storia pur essendo sviluppata al presente, riesce ad essere ancorata alle vicende del passato grazie a numerosi flashback che consentono allo spettatore di percorrere parte di vita dei protagonisti. Uno spettacolo con la regia di Giuseppe Fiscariello e l’aiuto regia di Livia Berté, che vale la pena essere visto per dare ognuno la propria libera interpretazione cercando di essere liberi dal metro del giudizio. Come l’autore, Antonio Mocciola ci ha tenuto più volte a sottolineare, è un testo su l’essere “uomini”, non nel senso di genere, ma nel senso di essere “esseri umani”.

                                                           Rosario Schibeci

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