NIOBE REGINA DI TEBE TRIONFA AL TEATRO VASCELLO

NIOBE REGINA DI TEBE TRIONFA AL TEATRO VASCELLO

Grande consenso di pubblico per la “Vanity Dark Queen” del regista Stefano Napoli magistralmente interpretata dalla compagnia Colori Proibiti

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Assistere a uno spettacolo dell’autore e regista Stefano Napoli significa vivere contemporaneamente tutte le forme d’arte più rappresentative in uno spazio senza confini dove anche il tempo si confonde fra passato e contemporaneo. E puntualmente la magia si è avverata anche per la sua nuova e attesissima opera “Vanity Dark Queen Niobe Regina di Tebe” che, rappresentata per tre serate al Teatro Vascello di Roma, ha lasciato al pubblico la sensazione di avere assistito a qualcosa di veramente unico. Dopo i lavori su Cleopatra e Elena di Troia, Stefano Napoli porta a compimento la trilogia con un’altra donna del passato dal destino infausto che sembra poterci dire ancora qualcosa soprattutto per quella vanità che bruciò la sua esistenza.

La regina di Tebe pur avendo immense ricchezze e grande potere, si vantava soprattutto dei suoi sette figli maschi e sette femmine tanto da osare un diritto di superiorità rispetto alla dea Latona, che era madre di due soli figli, Apollo e Diana. Un limite che non poteva essere superato dai comuni mortali e che portò Latona a vendicarsi facendo uccidere prima i sette maschi per mano di Apollo e poi le femmine per mano di Diana. Niobe per il troppo dolore si tramutò in roccia e venne trasportata sulla cima di un monte, nella sua terra natìa, dove continua a versare lacrime. Un personaggio che, come afferma il regista, potrebbe rispecchiare il nostro orgoglio, la nostra fragilità e la nostra paura ma che vale anche la pena ricordare come esempio di una potenza che può diventare vana se troppo ostentata.

La regina ribelle in scena viene interpretata magnificamente da Luigi Paolo Patano capace di portare il suo personaggio dall’estrema fierezza alla disperazione sempre con adeguata compostezza riuscendo a muoversi fra drappi e veli su vertiginosi tacchi. Ma ad essere veramente bravi sono tutti i protagonisti a cominciare da Francesca Borromeo animata sempre da una innata eleganza, Alessandro Bravo, Giacomo Galfo, Filippo Metz, Simona Palmiero e Paolo Bielli che interpreta il suo naturale ruolo di artista. Le quattordici morti causate dai dardi di Apollo e Diana sono un momento di alta teatralità tanto da generare l’impressione di vedere realmente tutti i figli di Niobe soccombere senza alcuna colpa. E qui la genialità di Stefano Napoli che fa riprendere ogni momento sia da un pittore che da un fotografo per mettere insieme l’arte di ieri con la spettacolarizzazione che oggi si fa di ogni momento anche se legato alla cronaca nera. Come sempre succede per i suoi lavori, sta agli spettatori cogliere i riferimenti e le mille sfumature che non possono avere mai un’unica interpretazione o valori predefiniti da schemi. Ecco è proprio il senso di libertà che finisce per predominare e conquistare il pubblico insieme al carico di emozioni che regala la colonna sonora legata a musiche di Bellini, Desplat, Ortolani, Puccini, Sakamoto, Wainwright.

                                       Rosario Schibeci

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