Visione Spirituale – Gianni Di Francesco

Visione Spirituale – Gianni Di Francesco

Il suo viaggio nell’affascinante modo delle arti visive inizia circa vent’anni fa, quando sente che necessita di un’immediata e diretta forma di auto espressione

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Gianni di Francesco, sfogliando un catalogo d’arte che la sorella gli regalò da Londra, comprese cosa fosse possibile nella pittura. Nel tempo, questa intuizione lo portò a comprendere cosa l’arte è in grado di fare, non solo per lo spirito umano, ma anche come via di trasformazione delle idee in qualcosa che può essere unanimemente sentito e condiviso.

Il suo viaggio nell’affascinante modo delle arti visive inizia circa vent’anni fa, quando sente che necessita di un’immediata e diretta forma di auto espressione. Attraverso l’arte, «sono uscito da una vita senza senso», riesce a sodisfare la sua esistenza terrena. Nelle opere di Gianni di Francesco si possono scorgere dei richiami filosofici legati a grandi nomi dell’arte contemporanea, quali: Mondrian, fondatore del De Stijl (Neoplasticismo), che cerca nell’astrazione il reale. Le sue non sono semplici figure geometriche ma sono il racconto della realtà secondo l’artista; Kandinsky, promotore del Der Blue Reiter (Il Cavaliere Azzurro), che invalida la distinzione tra figura e fondo dando come risultato una composizione astratta, in cui sono il colore e la forma a trasmettere un messaggio allo spettatore; Malevič, pioniere dell’astrattismo geometrico e fondatore del Suprematismo, il quale crede che l’unica realtà possibile è quella della non – oggettività assoluta su cui sarà innalzato il futuro dell’universo.

Nella storia dell’arte, le figure geometriche sono state sempre presenti sia come figura definita sia come base per creare delle composizioni caratterizzate da un particolare significato. La prima comparsa si ha con le pitture rupestri: le popolazioni primitive che volevano riprodurre il mondo a scopi magici o di narrazione, utilizzavo dei tratti stilizzati che si riferivano simbolicamente a un oggetto reale. Anche nell’arte e nell’artigianato della Grecia antica e nel mondo orientale, mediorientale e delle civiltà precolombiane i motivi geometrici erano usati come ornamento di opere più complesse e, in altri casi, veicolavano dei significati ben precisi. Quindi, geometria e arte è una storia antica quanto la storia dell’uomo. L’inclinazione verso la geometria non ha confini: tutti i movimenti avanguardistici dello scorso secolo, di cui alcuni citati precedentemente, hanno utilizzato le forme geometriche per rendere l’opera energetica e frequentemente anche con intenti simbolici fin troppo evidenti. Inoltre, da sempre l’uomo ha cercato di rappresentare immagini e concetti per poterli tramandare. La naturale evoluzione di queste rappresentazioni ci porta alla simbologia racchiusa nella Geometria Sacra. Le culture tradizionali la considerano come una proiezione del sacro; connettendosi con gli schemi matematici fondamentali, una persona è in grado di contemplare il “grande progetto divino” del cosmo. Studiando la natura di questi schemi, forme e relazioni matematiche, si arriverebbe a una comprensione delle leggi e dei misteri dell’Universo. Dalle antiche culture egizia, greca e romana le forme geometriche, sono state utilizzate nella progettazione di edifici sacri come (templi, moschee, megaliti, monumenti, chiese).

Ad oggi, Gianni di Francesco, padroneggiando le tecniche pittoriche, è arrivato a elaborare un linguaggio interiore riconoscibile, basato su ordine compositivo, equilibrio formale e bilanciamento tonale. Grazie alla sua innata dote, ha l’abilità di realizzare consonanze e dinamismi geometrici, caratterizzati dal gioco d’incastri fra piramidi, cubi, sfere e prismi, i quali rivelano un animo sensibile e accorto. L’artista vuole condurci nel suo “mondo” in modo diretto evitando superflue divagazioni. È un alfabeto pittorico inequivocabile in cui semplificazione e simbologia trovano un connubio ideale. Nelle sue opere, riesce a creare un cosmo, chiaramente analizzabile e risolutamente ottimistico, ridotto all’essenziale con le sue attrazioni e peculiarità. Riscatto di linee, forme e colori e non la rappresentazione reale degli oggetti, figure e paesaggi. Scompone la realtà nei suoi elementi più essenziali, permettendoci di comprenderla meglio. Costruisce l’essenza e la libera dal contenuto senza influenzare il fruitore che è libero di costruire la propria percezione. Lo spettatore ogni volta che penetra quelle infinite combinazioni geometriche scopre dei dettagli sempre nuovi: ha l’impressione che si aggiunge o si sottrae qualcosa rispetto alla precedente visione, proprio perché è impossibile memorizzare un ordine prestabilito. Molto spesso, il fruitore si diverte a comporre e scomporre l’insieme perché alla base ha la convinzione che troverà un dettaglio sfuggito in precedenza. Gianni di Francesco vuole cogliere il necessario al di là delle apparenze, a favore di un’arte universale oltre la contingenza, per raggiungere l’essenza della vita stessa. L’artista lavora assecondando la sua ispirazione spirituale intrisa di grande sensibilità plastica. È un’arte libera da fini pratici, ornamentali ed estetici.

Nelle sue opere pittoriche di Gianni di Francesco, come nella società contemporanea, non esiste un centro focale: l’universalità, l’interezza diventa il punto di stabilità tra rapporti in permanente trasformazione, in cui non c’è spazio per le forme chiuse. Nei loro vicendevoli rapporti i piani e le linee non chiudono mai le forme, non includono lo spazio ma sono in esso contenute.

Di Francesco raggiunge alti livelli di spiritualità nonostante i suoi lavori non hanno soggetti sacri o religiosi. Le sue opere, in questo modo, diventano opere spirituali compiute in sé stesse senza ricorre a nessun modello iconografico. Questo perché non vuole “dimostrare” ma “mostrare” nell’opera una visione, più che una descrizione mistica. L’arte non è un mezzo il cui fine si trova al di fuori di essa, diventando solo un tramite, ma l’arte è un evento in cui tra opera e spiritualità non vi è nessuna differenza. Espressione del sentimento spirituale come fonte d’ispirazione artistica.

Esiste un’antica simbiosi tra Arte e Chiesa. Basti pensare che, fin dalle origini il Cristianesimo, comprendendo il suo valore, utilizza le arti visive per comunicare il suo messaggio di salvezza. Questo rapporto deve essere sempre rinnovato e custodito. Gianni di Francesco, nelle sue opere, rende accessibile e comprensibile il mondo dello spirito, dell’invisibile, di Dio, estromettendo la mera materialità, che porta solo a una visione banalizzante del reale. In poche parole, l’artista riveste di colori e di forme i messaggi dell’ineffabile cercando di renderli accessibili e comprensibili. L’osservatore è invitato a percorrere con giocondità e speranza la vita e, inoltre, è chiamato ad alzare lo sguardo verso l’orizzonte ultimo.

La società contemporanea, non solo è segnata da eventi negativi a livello sociale ed economico, ma si evidenzia anche un indebolimento della speranza e questo porta a un senso di sfiducia, rassegnazione e disperazione. Purtroppo, in questo mondo la bellezza non viene più nutrita ed è questa che invece ci salverà. La bellezza di cui si parla non è quella effimera e superficiale, o qualcosa di accessorio o di secondario nella ricerca della felicità, ma un Bello Autentico che permette di liberarsi dall’oscurità e di renderla, di nuovo, luminosa. Gianni di Francesco protesta contro la bellezza illusoria e superficiale, che imprigiona l’uomo in sé stesso e lo rende schiavo privo di gioia, per una bellezza autentica che rimette l’uomo sulla retta via e lo riempie di speranza donandogli il coraggio e la forza di vivere fino in fondo il dono unico dell’esistenza.

Gianni di Francesco con il suo innato talento riesce a toccare le corde della sensibilità umana, di suscitare sogni e speranze. L’artista attraverso la sua arte vuole essere annunciatore di speranza per l’umanità.

Testo critico di Federica Fabrizi

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