La Stazione Tiburtina Luogo Perfetto Per Il Racconto Di Un Inedito Banksy

La Stazione Tiburtina Luogo Perfetto Per Il Racconto Di Un Inedito Banksy

Nel luogo della velocità, una pausa di riflessione con la mostra "The World of Banksy", immersiva esperienza tra treni in partenza e in arrivo

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The World of Banksy - immersive exerience ci porta davanti alle opere del famoso e sconosciuto writer, in un modo nuovo. Le opere, riproduzioni e rifacimenti di murales, sono esposti nella stazione di Tiburtina, stazione ferroviaria, luogo di velocità per eccellenza, luogo di passaggio, luogo di transizione e centro di vita urbana.

Luogo decisamente azzeccato per proporre contrasti e dicotomie che hanno fatto la fortuna e la fama di Banksy. Partiamo dall'artista, lui è conosciuto a livello globale ma, nonostante ciò, rimane invisibile pur lavorando nelle strade, dunque nei luoghi pubblici.

Non cede alle lusinghe della notorietà e non ama che le sue opere vengano esposte in musei, ma anche qui, il suo nome è così potente che tutte le organizzazioni di grandi eventi fanno a gara per trovare "pezzi da collezione " da esporre e poter mettere in cartellone una "mostra di Banksy" , anche se il più delle volte l'autore o la fondazione che sia, neanche viene informata.

Nel grande mondo del paradosso vi sono i suoi messaggi, veri e propri colpi diretti e feroci contro l'arroganza, il potere, il conformismo, il consumismo e le guerre, presentati con immagini divertenti e brillanti, dal sottile humor inglese, semplici e accessibili, potenti e profondi.

Presso la galleria commerciale della Stazione Tiburtina vi è la sua mostra, dove nella frenesia di una partenza o di un arrivo, si riesce a trovare in queste sale, la calma e la riflessione.

Sono esposte cento opere tra murales, oggetti e stampe. È una mostra itinerante che ha adottato stazioni Italiane ed europee come luoghi museali. Sono luoghi pubblici e facilmente fruibili, luoghi per nulla aulici ma popolari e popolosi, in grande sintonia con le opere di Banksy indirizzate a tutti e proprio per questo realizzate sui muri delle città.

Ci si immerge nel "mondo di Banksy" fatto di cemento, di rumori, di spray, di muri con rifacimenti dei più famosi murales dell'artista realizzati dalle giovani mani di studenti di Brera. Ci appaiono in scala reale e per un attimo riviviamo la sensazione di stare, magari a Bristol, o a Venezia o a Betlemme davanti a un'opere sua. Ammirare questi "affreschi popolari" con lo stesso stupore di quando si è davanti a un'opera di un pittore rinascimentale, qui però si è sempre in bilico tra illegalità e arte.

È una mostra che sfida il tempo, riproponendo opere che ora non ci sono più, perché distrutte, coperte, rubate e poi vendute. Organizzata per aree geografiche inizia metaforicamente tra le strade di Southampton, costa sud dell'Inghilterra, un grande murales con la scritta rossa No future e sotto una bimba accovacciata che tiene il filo di un palloncino. Quest'opera è durata il tempo di una notte, cancellata e ritoccata successivamente. Immediatezza nell'esecuzione contro un potente messaggio destinato a durare nel tempo solo come ricordo.

Tra il 2002 e 2009 pubblica 46 immagini su carta, immagini dove riproduce i suoi famosi "murales" e anche per questo, rappresenta il più importante artista che ha saputo evolvere modernizzare la Pop Art, fondendo serialità con graffitismo e digitalizzazione. Sgretola con ironia i poteri forti utilizzando semplici immagini, si avvale di soggetti ricorrenti come topi, scimmie, poliziotti, per raccontare contraddizioni e paradossi del nostro tempo. Una sagace, delicata, pungente protesta visiva realizzata attraverso la fusione di parole con simboli e immagini.

Passeggiando tra le sale aperte, come le vie di una città, ci si sofferma davanti alle serigrafie del dittico di "Bombing Middle England" del 2000 in cui 3 donne giocano a bocce a forma di bombe su un prato all'inglese e indossano capellini simili agli elmetti dei soldati. Questa è una dura critica all'Inghilterra, alla posizione sulla guerra e ai suoi valori. Blasfemia davanti a "Christ with Shopping Bag"? No, solo una presa di coscienza sull'isteria del consumismo. Ancora più attuale "Monkey Queen", regina rappresentata da una scimmia, chiara derisione alla monarchia inglese, chissà se ora si dedicherà anche al nuovo re.

Ci si ritrova davanti a un immenso murales, immagini giganti sul muro della segregazione. Sembra di stare a Betlemme davanti al muro della vergogna, tra Israele e Cisgiordania. Grande impatto, trovarsi piccoli di fronte una finta/vera realtà di disagio, segregazione, forte impatto sulla vita delle persone. La grandezza della dimensione, l'assordante rumore, sovrasta. Non si è solo davanti a tante opere d'arte come "La colomba corazzata" o "il lanciatore di fiori ", si è davanti una immersiva esperienza in cui la rabbia, l'impotenza la negazione a felice infanzia, ci rende piccoli e tristi. Banksy ha toccato tutte le corde delle nostre emozioni, ci ha invogliato a riflettere sorridendo e questa mostra allestita in un "non luogo" rende tutto più vero, amplificato disarmante.

Si conclude in perfetto stile Banksy con il merchandising e con la voglia di portare a casa un piccolo pezzo del suo mondo, che è anche il nostro, fatto di contrasti e miserie, di falsi miti e rifiuti verso realtà quotidiane, negazione del consumismo e frenesia nell'accaparrarsi un piccolo grande falso d'autore, un rifiuto categorico all'omologazione e una indispensabile acquisto di un pezzo seriale.

Questo è Banksy, questo il suo mondo e questa una mostra non autorizzata ma accettata di cui sicuramente l'artista ha piacere che sia divulgata e che continui il suo viaggio nelle stazioni, rendendo ancor di più la sua notorietà "sconosciuta".

Chiara Sticca

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