Massimiliano Civica In Scena Al Teatro Basilica Di Roma Fino A Domenica

Massimiliano Civica In Scena Al Teatro Basilica Di Roma Fino A Domenica

Massimiliano Civica sa socraticamente di non sapere e questa non è una dichiarazione di finta modestia che si propone lo scopo di far accrescere un’aura indecifrabile ed inafferrabile intorno alla sua figura,

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In scena ancora oggi e domani 9 ottobre – dopo aver debuttato martedì 4 di questa stessa settimana – presso il Teatro Basilica di Roma lo spettacolo L’Angelo e La Mosca scritto, diretto ed interpretato da Massimiliano Civica.

Massimiliano Civica è – qualsiasi cosa voglia dire questa parola – un Teatrante. Un Teatrante che vive il suo lavoro conscio di quella che potrebbe essere definita una piccola grande verità in grado di guidare l’operato degli addetti ai lavori su una via di molti tentativi e inevitabilmente pochi (almeno dal punto di vista quantitativo, si ben intenda) risultati.

Massimiliano Civica sa, socraticamente, di non sapere e questa non è una dichiarazione di finta modestia che si propone lo scopo di far accrescere un’aura indecifrabile ed inafferrabile intorno alla sua figura, quanto la più semplice – e per questo più elevata – confessione che un essere umano possa, probabilmente, pensare di fare.

Provare a recensire questo spettacolo scollegandolo dal suo ideatore ed interprete potrebbe anche essere cosa buona e giusta, ma non è la strada che si sceglie di battere nell’articolo che state leggendo perché l’opinione che lo anima (sempre dell’articolo si parla, ovviamente) è che per quanto le parole e i pensieri abbiano un loro valore assoluto, il mezzo attraverso il quale questi trovano cittadinanza nel mondo non è indifferente.

Ed è lo stesso regista nel corso di questa sua conferenza/lezione/spettacolo - a partire dai commenti di grandi mistici della Storia – sul Teatro (e non solo) ad affermare la medesima cosa

Di chi sono le parole di un atto teatrale, chiede il Direttore del Metastasio di Prato?

Del drammaturgo che le ha scritte, del regista che vuole incanalarle, dell’attore che le pronuncia o dello spettatore che le ascolta? O di tutti e 5? 5, nonostante le figure appena elencate siano solo 4, perché la somma totale che si ottiene aggiungendo un elemento all’altro è maggiore – sempre secondo Civica – di quanta la mera “matematica” suggerirebbe e quel surplus altro non è che il Teatro Stesso.

Citando, recitando, raccontando, parlando di poeti orientali quali Jalal al-Dini Rumi – coevo di Dante -, dei Rebbe dello Chassidissmo e di scemi del villaggio che in realtà portano in sé archetipi di bontà e santità, Civica ci fa partecipi di riflessioni che travalicano l’ambiente professionale dello spettacolo dal vivo ed entrano a gamba tesa nell’organizzazione e nelle dinamiche più profonde della società attuale, sempre vogliosa di ottenere risposte decise e certe ancor prima di essersi posta le domande giuste. O addirittura una qualsiasi di esse.

L’Angelo e La Mosca, chiacchierata quasi informale di 70’, è dunque un momento collettivo durante il quale si prova a ragionare sulla possibilità che sapere e capire meno non sia per forza un male quanto piuttosto la migliore condizione di partenza per la costruzione di una rete più solidale e meno individualista.

Da vedere, da ascoltare, da ricordare.

Giuseppe Menzo.

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