THE LOBSTER EMPIRE

THE LOBSTER EMPIRE

Fino a gennaio l’artista britannico Philip Colbert ritorna nella capitale con la sua mostra personale al Complesso di San Salvatore in Lauro

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Se è vero che il Complesso di San Salvatore in Lauro a Roma sta attraversando una fase pop, si può facilmente affermare che ha raggiunto l’apoteosi del pop ospitando la mostra personale “The Lobster Empire” di Philip Colbert fra i più accreditati artisti dello scenario contemporaneo anche per essere attivista per l’ambiente al fianco di Platform Earth, l’associazione artistica ambientale che riunisce scienziati, attori, poeti e altri noti artisti inglesi come Brian Eno e Marina Abramović. Per la verità Colbert già ha conquistato la Capitale con il suo grande progetto di arte pubblica che ha trasformato via Vittorio Veneto in una galleria d’arte a cielo aperto. Infatti, lungo la celebre via della Dolce Vita  ha realizzato l’installazione di sculture aragoste di grandi dimensioni  che rimandano a pittori pop, come Andy Warhol, Richard Hamilton, Roy Lichtenstein e James Rosenquist, oltre a rivolgere uno sguardo alla filosofia e alla storia dell'arte con lo studio delle tecniche compositive di antichi maestri come Paolo Uccello, Peter Paul Rubens e Anthony Van Dyck.

E proprio Colbert in persona è intervenuto per tagliare il nastro di inaugurazione della nuova mostra in programma fino all’8 gennaio 2023, in una cerimonia dove è stato coinvolto un pubblico da grandi occasioni. Lo stesso poliedrico artista ha avuto modo di ringraziare la città di Roma per la bellissima accoglienza ricevuta oltre ad esprimere parole di compiacimento per l’organizzazione dell’esposizione realizzata da Bam srl in collaborazione con Studio Philip Colbert e Catherine Loewe. I numerosi ospiti intervenuti hanno potuto ammirare in anteprima la selezione dei lavori più celebri di Colbert, già esposti in importanti istituzioni in tutto il mondo fra cui la Tate Modern di Londra, il Van Gogh Museum di Amsterdam, il Modern Art Museum di Shanghai e note gallerie come la Sejong Gallery di Seoul, la Whitestone Gallery di Taipei, la Saatchi Gallery di Londra.

Sono ben diciotto le opere esposte che, tra scultura e pittura, raccontano il mondo di Colbert attraverso l’aragosta il suo personaggio più iconico definito “un cartone animato contemporaneo protagonista del Surrealismo”, quasi un alter ego attorno al quale l’artista è riuscito a costruire un seguito globale sensibilizzando molti a dare il loro contributo per salvaguardare il mondo marino e i suoi abitanti. In mostra si trovano la serie di preziose sculture in marmo bianco di Carrara che riproducono l’aragosta in scene classiche come il combattimento con il Minotauro, il taglio della testa di Medusa o la lotta con il serpente come nel gruppo scultoreo del Laocoonte. L’altra parte dell’esibizione è invece dedicata ad una selezione di opere pittoriche, tele multistrato in olio dai colori forti, che raccolgono immagini pop riconoscibili in tableaux pieni di ironia. Fra i lavori più belli anche l’immagine di una Venezia che sprofonda mentre a bordo di un’arca tante piccole aragoste cercano di salvarsi.

Tantissimi fra i presenti non hanno perso l’occasione per assicurarsi un’edizione del catalogo firmato in diretta da Colbert con tanto di dedica mentre il bellissimo cortile del Complesso di San Salvatore in Lauro si animava con uno speciale party aperitivo dove è stato d’obbligo brindare con fiumi di spumante a uno dei nuovi principi del surrealismo già consacrato nel firmamento dell’arte internazionale come il “figlioccio di Andy Warhol”.

                                                  Rosario Schibeci

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