DNA il contenitore dei geni di ogni creatura, laddove è tutto scritto dalle conquiste evolutive dei progenitori, all'ereditarietà di certe malattie genetiche, fino a giungere secondo alcune teorie alla predizione minuziosa del destino dell'individuo cui appartiene. Lo ha scelto come titolo del suo romanzo per la potente metafora che contiene?
Proprio così. DNA è un thriller fantascientifico che ha come tema centrale una doppia U: l’Uomo e l’Universo. C'è ancora molto da imparare sul mondo che ci circonda e su noi stessi. Anche i paletti più rigidi della scienza con il tempo possono essere destinati a saltare come birilli davanti a nuove scoperte.
La scienza insegue la fantascienza.
Magari, tra qualche anno, molte cose che racconto nel mio romanzo, potranno diventare scienza. Da fantathriller a saggio, il passo può essere anche molto breve.
Individuo o pianeta; secondo lei è tutto scritto dentro i nostri geni?
Non penso, credo piuttosto che, come sostengono le ultime teorie della fisica quantistica, siamo noi i principali osservatori e artefici della nostra realtà. Non penso, peraltro, che la nostra energia sia circoscritta al nostro essere “individui” né al nostro “Pianeta”. C’è un’energia cosmica alla quale ci riconnetteremo e forse capiremo il senso di tutto.
Sospesi tra romanzo e realtà, la religione in che modo ha influenzato il nostro mondo: siamo stati ingannati e pilotati verso gli estremismi che ieri come oggi hanno portato alle guerre che stiamo vivendo o i dogmi religiosi ci hanno in qualche modo tutelato e aiutato a vivere?
Ho mescolato continuamente due piani: quello della verità e quello della finzione. Tutti i siti dei ritrovamenti, i luoghi o le civiltà cui si fa riferimento nel testo, sono effettivamente esistenti. C’è molta verità, molta scienza, elementi di paleontologia, di astronomia così come di fisica quantistica. Su questi temi poi, chiaramente, si è romanzata la storia varcando il confine ed entrando nella fantascienza. In realtà, però, questo confine a mio avviso è molto soggettivo… cosa è davvero scienza? Cosa è verità? Un mio amico fisico mi raccontò che negli anni 80°, quando presentò la sua traccia di tesi in fisica quantistica, la stessa gli venne rigettata perché ritenuta ancora da molti professori accademici scienza di confine se non pseudoscienza. Oggi sappiamo che la fisica quantistica è alla base della nostra tecnologia, di tutte le scoperte recenti e della nostra stessa vita. C’è un aneddoto, a tal proposito, che mi ha sempre colpito… un fisico tedesco, Oberth, fu schernito con il soprannome di Luna Oberth quando, già nel 1920, ipotizzò la possibilità di un viaggio interplanetario sulla Luna. Molti suoi colleghi, per screditarlo, asserirono che una persona, appena fuori dai limiti dell’atmosfera terrestre, sarebbe stata dilaniata dalla forza di gravità del Sole. Nella sua autobiografia, Oberth si riferì a queste persone come a “quelli che hanno studiato tanto da vedere gli alberi e non il bosco”, citazione che riprese, mi sembra, da Martin Lutero. Ecco… l’ignoranza e la paura di ciò che non conosciamo possono spingerci a contrastare delle idee etichettandole come assurde.
Il progresso scientifico è veramente destinato a svelarci la verità sulle nostre origini? E questo aiuterà l'umanità a prendere la giusta via?
La scienza e la tecnologia a cosa ci hanno portato? Il progresso ci ha consegnato lavori alienanti, vacanze frenetiche e ci ha lasciato un grande vuoto dentro. La cosa di cui tutti noi siamo più affamati è il significato della vita ed è proprio quello che la scienza non ha saputo fornire. Solo in parte le religioni hanno saputo riempire tale vuoto e così tutti noi continuiamo a ricercare un ‘senso’ per il nostro esistere. Non voglio dire che questo ‘senso’ debba essere necessariamente una verità. Possiamo anche solo immaginarlo ma vogliamo che qualcuno accenda la stanza buia dove sogni, speranze e verità si confondono.
Ho apprezzato e condiviso la sua citazione di Terzani in un post su facebook in occasione dei fatti del 13 novembre a Parigi, invitando al silenzio e alla riflessione. Malgrado ciò le chiedo un'opinione: non suona strano che la guerra santa dell'Isis si sia scagliata proprio contro giovani francesi, in un paese fortemente laico, cuore di un Europa che non vuole professarsi cristiana nella sua costituzione, che rinnega e critica la Chiesa, soprattutto quella cattolica, e la sua storia di repressioni, guerre sante e divieti..... Obiettivo sensibile proprio la generazione che nella giovane Europa unita si batte per i matrimoni gay, per le famiglie nuove (allargate, gay,single o tradizionali),difende aborto e divorzio e sempre più riflette sul riconoscere il diritto alla buona morte.E' nemica questa Europa che si adopera per l'accoglienza dei rifugiati e dei profughi.... Ecco, intendo dire, guerra santa o piuttosto popolo stanco e martoriato messo gli uni contro gli altri per tutt'altro ordine di ragioni che cavalcano il populismo, l'odio sociale e la logica del terrore?
Non mi sembra strano. La Francia è un simbolo ma vive anche di molte facciate. La realtà che si respira è diversa. A dispetto delle apparenze gli attentatori sono figli della Francia, figli dell’Occidente. Figli dimenticati e mai veramente accolti e integrati. Dovremmo interrogarci in maniera più seria sulla società che abbiamo contribuito a costruire, sul mondo che abbiamo creato. Siamo tutti corsi a mettere la bandiera della Francia sui nostri profili facebook e twitter per 150 morti parigini. Ma quale bandiera dovremmo mettere ogni giorno, visto che muoiono 34.000 bambini nel mondo, di fame per lo più? Quale bandiera abbiamo messo davanti ai morti in Kenya, in Siria o in Libia? C’è molta ipocrisia nel nostro vivere quotidiano.
Come cittadino europeo oggi come pensa sia giusto vivere questi mesi, paura e accortezza o vivere la propria vita con fiducia e un po' di fatalismo? Perché?
Non mi sento cittadino europeo. L’Europa non esiste se non nella mente e nelle tasche di qualche banchiere. Vivo come sempre. Perché il mondo che ho conosciuto da quando sono nato è stato sempre lo stesso mondo, pieno di corruzione, distorsioni, ingiustizie e guerre. Un mondo insicuro su tutti i fronti, dal precariato dl lavoro, all’insicurezza fisica e psicologica.
Cosa pensa del Giubileo della misericordia indetto da papa Francesco: un'occasione per portare i cattolici a rinnovarsi in uno spirito di fede più autentica, un business per un paese e una città in crisi e forse per un nuovo dilagare della corruzione oppure addirittura un pericolo ulteriore per i possibili attacchi terroristici dell'Isis?
Direi che la città ha molti problemi e che anche il Pontefice, visto che peraltro è Vescovo di Roma, avrebbe dovuto riflettere di più su tale scelta. È un giubileo straordinario. Non era necessario. Avrebbe dovuto calarsi nell’animo dei romani che ogni giorno affrontano mille difficoltà, dal degrado ai disservizi senza considerare che a queste vicissitudini si aggiungerà la paura per eventuali attentati. Avrei gradito un’empatia che non c’è stata e per me è grave. Almeno, il Vaticano, avrebbe potuto tendere una mano alla città, un gesto forte, con uno stanziamento di fondi per la riqualificazione della città, per l’acquisto di nuovi mezzi di trasporto etc… non mi sembra ci sia stato nullo di tutto questo. Un attentato durante il Giubileo… forse è un rischio che si è ben ponderato… forse per qualcuno può avere anche una sua utilità. Una Chiesa attaccata, ferita… porterebbe un risveglio delle coscienze e della fede per milioni di cristiani. È una cosa forte, mi rendo conto, ma sento di doverla dire perché davvero non ho compreso questa scelta immotivatamente rigida.
In ogni caso pensa che il governo italiano sarà in grado di porre in essere tutto quanto necessario per porci al riparo dai possibili risvolti negativi dell'evento?
Se siamo al riparo non è per particolari meriti dei nostri servizi segreti. Penso invece che la presenza sul nostro suolo della Chiesa sia stata fino ad oggi un deterrente… si aprirebbe una vera Guerra Santa, uno scontro non solo tra popoli ma tra religioni. Ma ora l’Isis è qualcosa di diverso e potrebbe davvero accadere di tutto. Penso inoltre, che fino ad oggi, i Paesi arabi, ci abbiano sempre e comunque ritenuti un Paese amico. La politica tanto criticata di Craxi, la sua apertura verso il Medio Oriente è stata quanto mai lungimirante. Aver capito che dovevamo guardare a sud più che all’Europa o all’America, ancora sta dando i suoi frutti. Ma forse questo credito è finito perché abbiamo contribuito noi stessi a debellare quelli che erano nostri amici aprendo il campo e armando i nostri stessi carnefici.
Lei, tra le numerose attività che svolge, è anche scrittore di guide turistiche e ha sfoggiato tale competenza nella sapiente e minuziosa descrizione delle ambientazioni dei suoi romanzi. Cosa pensa della politica che nel nostro paese che invece di puntare sulla valorizzazione del patrimonio artistico e naturale, ricco e intriso della nostra storia e delle nostre tradizioni, trascura e maltratta il paesaggio, l'arte e la cultura?
Non definirei politici i rappresentanti che per anni abbiamo eletto. Avrebbero dovuto garantire un’efficiente gestione della “cosa pubblica”. Non mi risulta l’abbiano fatto, anzi, hanno depredato il nostro patrimonio, la nostra vita e i nostri sogni con il malaffare, la corruzione, la mediocrità e l’ignoranza.
Il nostro paese è costellato ormai da anni di problemi legati alla mancata cura e rispetto del territorio; l'autunno e le sue piogge creano continuamente danni inimmaginabili, città allagate, città senza acqua per settimane a causa dei danni arrecati dal mal tempo alle fatiscenti e approssimative infrastrutture, campagne devastate... C'è qualcosa secondo lei che ancora si può fare per l'Italia o la nostra stupidità ci ha già sconfitto?
A dispetto di tutto, amo il nostro Paese. Ho molta fiducia in una nuova forza politica, giovane, che finalmente ha portato un’aria respirabile nei Palazzi. Ho lavorato presso istituzioni, società, enti di ricerca… ho visto il sistema come funziona dall’interno. Solo loro possono avere il coraggio e l’incoscienza di battere i pugni su tavoli per altri troppo scottanti. Solo loro possono sottrarsi dalle logiche ricattatorie, dal tunnel in cui finiscono tutti quelli che hanno venduto la propria anima, la propria onestà per una manciata di quattrini. Sono loro la mia ultima speranza. Se dovessero fallire non c’è altro. Tutto il resto lo conosco bene e so per certo che non cambierà mai. Anzi… non c’è mai fine al peggio…
Come si vive oggi in Italia da scrittore... Ancora un'arte o è solo un mestiere come un altro?
Non si scrive per dire qualcosa, si scrive perché si ha qualcosa da dire. Ecco perché non sarà mai un mestiere in senso stretto. Ci sarà sempre l’arte e la creatività, l’emozione e il sogno a guidare i pensieri e la penna di uno scrittore.
So che sta lavorando a progetti cinematografici... DNA potrebbe diventare la sceneggiatura per un thriller per il grande schermo?
Sarebbe bellissimo anche perché per la prima volta andrebbero su schermo alcuni luoghi del nostro immenso patrimonio ancora, purtroppo, poco conosciuti. Sarebbe un modo originale per presentarli e farli conoscere al grande pubblico.
Quali sono i sogni e i progetti di Dario Giardi, nella vita privata e nel lavoro?
Sono un sognatore. Nella mia vita c’è così poca realtà. In questo modo si definisce il protagonista de “ Le notti bianche”, romanzo giovanile di Dostoevskij. Un romanzo che ho amato e un protagonista nel quale mi sono sempre rivisto.
AnnaMaria Maurelli
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