Visti Per Voi Alla Festa Del Cinema Di Roma 2023

Visti Per Voi Alla Festa Del Cinema Di Roma 2023

Si è appena conclusa la diciottesima edizione della manifestazione nella Capitale

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Si è appena conclusa l’edizione numero 18 della Festa del Cinema di Roma che ha portato nella Capitale pellicole nazionali ed internazionali, che saranno godibili nelle sale o nelle piattaforme a pagamento in questo finale di 2023 e nel 2024.

Pochi gli ospiti di oltreoceano causa lo sciopero degli attori e sceneggiatori americani e forse un po’ troppe le pellicole già presentate al Festival del Cinema di Cannes.

Una Festa che regala più di una soddisfazione a noi italiani premiando Paola Cortellesi con il suo film di apertura “C’è ancora domani”, che si aggiudica, nell’ordine, il Premio speciale della Giuria, una menzione speciale come Miglior Opera Prima BNL BNP Paribas e il Premio del Pubblico del Concorso Progressive Cinema, tutti meritatissimi.

Anche la migliore attrice è italiana, Alba Rohrwacher per Mi fanno male i capelli, vince, infatti il Premio “Monica Vitti”.

Per conoscere l’elenco completo dei premi assegnati: https://www.romacinemafest.it/it/vincitori23/

Non sono riuscita a vedere tutti i film in programmazione questo è scontato ma ne ho visti circa 18, inframmezzati da serie televisive in anteprima (La Storia della Archibugi, Suburraeterna di Ciro D’Emilio e Alessandro Tonda e Mare Fuori 4 di Ivan Silvestrini) e corti.

Ma andiamo con ordine del film che ha aperto la Festa del Cinema di Roma “C’è ancora domani” ne ho già parlato con un articolo ad hoc.

Diabolik chi sei? Dei fratelli Antonio e Marco Manetti. L’ultimo della trilogia che non convince, soprattutto per la mancanza di ritmo e di verve, salviamo le due interpreti femminili Miriam Leone (una splendida Eva Kant) e Monica Bellucci (Altea, dall’accento improbabile), che sono le vere protagoniste della pellicola.

Mi fanno male i capelli Roberta Torre. Un omaggio a Monica Vitti soprattutto dove spicca la personalità e la forza interpretativa di Alba Rohrwacher, molto sotto tono, quasi secondario Filippo Timi. Un film che non ci ha fatto impazzire ma sicuramente va visto soprattutto per gli spezzoni d’archivio cinematografico e televisivo contenuti.

La Storia la serie TV di Francesca Archibugi. Assolutamente da non perdere, se è tutto come la prima puntata che ho visto! Tratto dal romanzo di Elsa Morante, narra le vicende di Ida Ramundo e della sua famiglia nel 1941 a San Lorenzo a Roma. Brava e convincente Jasmine Trinca, così come Valerio Mastrandrea e Lorenzo Zurzolo.

Te l’avevo detto di Ginevra Elkan. Il film è ambientato a Roma in un gennaio anomalo per il caldo estivo, dove si susseguono le storie dei protagonisti, molti dei quali in intreccio tra loro. Tra nevrosi e problemi psicologici più o meno gravi il film scorre, senza particolari guizzi, vorrebbe essere una commedia noir, ma non riesce nell’intento. Applauso all’interpretazione di Valeria Bruni Tedeschi e a quella di Valeria Golino nei panni della pornostar in declino Pupa.

Zucchero Sugar Fornaciari il docu-film di Valentina Zanella e Giangiacomo De Stefano. A tutto ritmo il lungometraggio che mette in luce anche e soprattutto il vero io di Adelmo Fornaciari, anche con le sue debolezze e i periodi neri. Contributi dal gotha della musica mondiale. Assolutamente da vedere!

Palazzina LAF l’esordio alla regia di Michele Riondino. Ilvia di Taranto e Laminatoio a Freddo (ecco perché LAF) al centro della pellicola che vuole essere una denuncia civile dal gusto dolce-amaro, molto surreale. Da rivedere, per apprezzarla al meglio. Bravi lo stesso Riondino, Elio Germano e Vanessa Scalera.

Maledetta Primavera il corto di Daniele Frontoni: presentato nell’ambito dell’incontro Womenlands – One of Us, che ha premiato Carolina Morace, simbolo del calcio femminile. Un corto che vuole essere un omaggio al primo anno di professionismo del calcio femminile in Italia  (finalmente!), alle bambine e alle donne che vogliono praticare il calcio, un inno all’inclusività. Bravi a Daniele Frontoni, Valeria Altobelli e a Roberta Savona.

Nuovo Olimpo di Ferzan Özpetek. Forse ci aspettavamo qualcosa di più, perché Ferzan ci ha abituato male. Il film è bello ma non brilla come i precedenti. Una storia d’amore tra Enea e Pietro che s’incontrano per caso, si innamorano alla follia e poi vengono separati all'improvviso dai casi della vita, per poi rincontrarsi anni dopo. Formidabile l’interpretazione di Luisa Ranieri e la colonna sonora con Povero Amore di Mina.

Io, noi e Gaber il docu-film di Riccardo Milani. Bella la pellicola che  ripercorre la carriera e ricostruisce la personalità di Giorgio Gaber, sottolineando l’importanza della sua musica oltre che delle sue indimenticabili parole, nonché il suo impegno politico e culturale. Una pellicola quasi doverosa a 20 anni dalla sua scomparsa.

Unfitting il corto di Giovanna Mezzogiorno ed il suo esordio alla regia. Un vero e proprio manifesto contro la discriminazione e contro il bodyshaming, molto autobiografico, di cui spesso sono oggetto le attrici. Ironico, molto, con Carolina Crescentini, Ambra Angiolini, Fabio Volo, Massimiliano Caiazzo. Un prodotto necessario e molto ben fatto.

The Boy and the Heron di Hayao Miyazaki. Dal Giappone un film di animazione molto bello che narra le avventure di Mahito, un giovane che si avventura in un regno abitato da vivi e da morti per rivedere la madre. Per gli amanti del genere e non.

Posso entrare? An Ode to Naples di Trudie Styler. Bello il docu-film su Napoli, il terzo lungometraggio della Styler. Una pellicola che ci porta nell’anima della città, nel quotidiano, nei suoi mille contrasti, con la musica al centro. Tra i collaboratori, il rapper Clementino e lo street artist Jorit e Sting con un cameo musicale.

Volare di Margherita Buy. Una commedia divertente per l’esordio alla regia della Buy che affronta il problema e la fobia della paura di volare, molto autobiografico. Un cast di tutto rispetto che vede Francesco Colella, Sergio Rubini, Giulia Michelini, Anna Bonaiuto, Elena Sofia Ricci, Maurizio Donadon. Per passare una bella serata divertente al cinema, lo consiglio!

The Monk and the Gun di Pawo Choyning Dorji. Un film che parte lento ma poi convince ed è allo stesso tempo surreale e spassoso. Siamo nel 2006 nel Buthan, tra santoni, televisori col tubo catodico e tante contraddizioni. Ci sono le elezioni, in questo quadro si inserisce un americano che vuole comprare un fucile prezioso d’epoca che finisce in mano ad un monaco, il finale non è né banale né scontato.

La chimera di Alice Rohrwacher. Ambientato negli anni ’80 in Toscana tra tombe etrusche e tombaroli per caso e per professione, dove si inserisce la storia dell’inglese nullafacente Arthur (Josh O'Connor) che cerca di sbarcare il lunario vendendo cimeli etruschi e cercando il suo antico amore, figlia di una Isabella Rossellini invecchiata a dovere, nel cast anche Carol Duarte e Alba Rohrwacher. Un film che in alcuni passaggi è troppo lento ma non male.

Cento domeniche di Antonio Albanese. Un film drammatico, di denuncia ma assolutamente da vedere, che vede Albanese nella doppia veste di regista ed interprete. Racconta la storia di Antonio, operaio prepensionato, con una vita fin troppo tranquilla che vede il suo mondo di provincia crollare quando la figlia gli annuncia di volersi sposare e va in banca per chiedere i suoi risparmi, frutto di una vita di lavoro, per organizzare il matrimonio. Li scopre che la banca li ha investiti in titoli azionari, ma che la banca a sua volta è in fallimento. Storia tristemente attuale e scottante, un argomento che ha portato a numerosi suicidi. Un film ben orchestrato in tutto, anche nella sua lucida e realistica tragicità.

Gonzo Girl di Patricia Arquette. Un tuffo negli eccessi degli anni ’90 per l’esordio alla regia dell’Arquette che è anche una delle interpreti. La storia di Aley (una splendida Camila Morrone), aspirante attrice, ma barista per sbarcare il lunario, accetta di assistere Walker Reade (uno straordinario Willem Dafoe) , il padre del giornalismo gonzo nella stesura del suo nuovo romanzo, che è in panne. Atmosfere psichedeliche e un turbinio di riprese di interni condita da personaggi molto particolari che roteano alla corte di Reade. Da vedere.

Misericordia di Emma Dante. Un vero e proprio pugno nello stomaco questa nuova pellicola, a cui non basta stemperare la storia di povertà, squallore, disagio ed emarginazione nel sole e nel mare di Sicilia. E’ la storia di Arturo, bambino che nasce non voluto e con un forte handicap che viene accudito da Anna, Nuzza e Bettina, tre prostitute amiche di sua madre, che di giorno sferruzzano e cuciono instancabili e di notte lavorano. Vivendo tutti insieme in una baracca, ai limiti dell’umano. Un film che vuole essere un inno alla forza e all’umanità delle donne in un mondo di uomini disgustosi e discutibili. Un film che lascia basiti e senza parole, fino alla fine per la crudezza del tema trattato.

Roma, santa e dannata di Daniele Ciprì. Un bel viaggio nelle notti romane di Roberto D’Agostino che racconta all'amico Marco Giusti la Capitale da profano e sacro, dove tutto può succedere in una notte. Contributi di Vladimir Luxuria, di Massimo Ceccherini, di Carlo Verdone e di tanti altri. Un amarcord da non perdere.

Firebrand di Karim Aïnouz. Un film storico in costume, forse un po' troppo lungo e in alcuni passaggi un po' lento, ma bello. E’ la storia di Katharine Parr, sesta moglie di Enrico VIII, l’unica che non fu né ripudiata né giustiziata. Nella parte di Enrico VIII un irriconoscibile e straordinario Jude Law. Da vedere

The Performance di Shira Piven. Applauso a questo film, adattamento di un racconto di Arthur Miller, ambientato nel 1937: E' la storia di Harold May (interpretato da uno straordinario Jeremy Piven, vestito alla perfezione da Domenico Vacca, marchio luxury del Made in Italy che spopola ad Hollywood), ballerino di tip-tap, ebreo-americano, in tournée in Europa con la sua compagnia che riceve da un tedesco un’offerta alla quale è difficile rinunciare: una grossa somma per allestire uno spettacolo a Berlino. Da vedere.

Suburræterna la serie Tv di Ciro D’Emilio e Alessandro Tonda. Lo spin-off della più celebre serie, che inizia da dove Suburra era finita. Sinceramente è un clone delle precedenti serie, con vecchi e nuovi personaggi di cui, personalmente, non sentivamo la necessità. Per gli amanti del genere

La mia Festa del Cinema di Roma finisce con il bagno di folla tributato alla serie televisiva Mare fuori 4 di Ivan Silvestrini all’Auditorium della Conciliazione. Ad accogliere tutto il cast un vero e proprio mare umano che, ha cantato a squarciagola il motivo conduttore della serie. Le prime due puntate sono ricche di colpi di scena, con i protagonisti vecchi e nuovi alle prese con il quotidiano dove non mancano colpi di scena. Mare Fuori o lo si ama o lo si odia, non ci sono mezze misure. Io lo adoro!

Non ci resta che attendere l'edizione 2024! 

Stefania Vaghi

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