Gladis Alicia Pereyra

La mia scelta di ambientare i romanzi in epoche passate obbedisce non solo al desiderio di ricostruire la vita di allora ma anche e, forse soprattutto, all’intenzione di scandagliare la psiche umana del tempo.

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Il nostro art magazine ha il piacere di ospitare la scrittrice argentina Gladis Alicia Pereyra.

L’occasione ci è data dall’evento culturale “Aperitivo in Giallo”, incontro culturale che si svolge ogni terza domenica del mese presso l’edificio Kaleidos a Roma.

Incontrare Gladis ci ha dato la possibilità di parlare del suo ultimo libro I panni del saracino e di parlare del filo sottile che la lega alla sua terra, l’Argentina. Ed è proprio sulla sua terra natìa che iniziamo la nostra chiacchierata.

Com’era la sua vita in Argentina prima di decidere di trasferirsi a Roma?

Frequentavo un corso di regia cinematografica, studiavo italiano e mi preparavo a venire in Italia.

L’Argentina è al centro di un deficit economico. Cosa pensa al riguardo? Si sente coinvolta o ormai la sua casa è l’Italia?

Ormai la mia casa è l’Italia, ho trascorso qui la maggior parte della vita. Quello che succede in Argentina non può essermi indifferente ma non mi sento coinvolta. Per quanto riguarda il deficit economico, posso solo dire che non è una novità. Penso che l’Argentina sia un paese con enormi risorse naturali e umane non utilizzate nel modo migliore, forse perché non ha mai avuto una classe politica capace di mettere a profitto tutte le sue potenzialità, forse perché la dittatura ha interrotto brutalmente per anni la democrazia e decimato un’intera generazione. Incide anche in questo stato di cose una certa mentalità legata a miti del passato che frena la ricerca di un vero cambiamento.

Come è arrivata in Italia, per lavoro, per amore o che altro?

Per amore. L’Italia possiede tutto ciò che più amo, arte, cultura, secoli di storia, inoltre metà del mio sangue è italiano: i miei nonni materni erano lombardi. Fin da quando ero molto piccola mia nonna mi ha parlato della sua Lomellina Sartirana dove aveva trascorso l’infanzia e la prima adolescenza, è stata lei a inculcarmi l’amore per questo Paese.

Vorrei mi parlasse di Roma, la città che ospita l’evento. In particolare vorrei ci spiegasse la sua affermazione: “In questa città, carica di tempo e di storia, mi sento nel mio ambiente naturale”…

Da sempre il passato ha esercitato una forte attrazione su di me. Tutto ciò che parla di altri tempi sveglia la mia curiosità e la mia fantasia. C’è chi ama spostarsi nello spazio, visitare paesi lontani, conoscere altre culture, altre abitudini, io amo viaggiare nel tempo, sapere come era la vita dell’umanità che popolò questo pianeta in altre ere. Quale città più consona alle mie inclinazioni di Roma? Qui ogni pietra è carica di storia, qui ciascun secolo ha lasciato la sua traccia in una stratificazione affascinante. Basta camminare per le strade di Roma per attraversare millenni di storia e di arte. Per questo ho detto che mi trovo nel mio ambiente e per questo amo Roma e, come buona romana, cerco di sopravvivere nella città odierna, nel caos del traffico cui nessun sindaco è riuscito a porre rimedio, con il trasporto pubblico che è quello che è, con la sporcizia, con le frotte di turisti che invadono i marciapiedi e le macchine parcheggiate in posti impensabili. Roma, però, è anche le grandi mostre, i concerti, i teatri, le librerie, il suo sole, le magnifiche ottobrate e il suo popolo con i suoi pregi e i suoi difetti, come tutti i popoli, ma sempre meraviglioso, che mi ha accolta e mi ha permesso di diventare una di loro.

E’ interessante il merito che dà al libro “I miti di creazione” di Marie –Louise Von Franz, considerandolo come il portatore del coraggio che le mancava per scrivere. Il libro prende in considerazione Jung e la psicoanalisi, mentre lei tratta prevalentemente romanzi storici. Quale è l’incoraggiamento che questo libro le diede, considerando che non sembra sia di ispirazione tematica?

Questo libro mi è stato regalato per un Natale. Stavo attraversando un periodo di grande inquietudine, di ansie in apparenza immotivate, di sensibilità a fior di pelle e di desideri senza un oggetto definibile. Oltre che di storia mi sono sempre interessata di psicologia, di antropologia e di storia delle religioni. Avevo letto alcuni saggi di Jung senza capirli fino in fondo. Il libro di Marie – Louise Von Franz indaga sui miti della creazione dell’universo e nota che in culture lontane nello spazio e nel tempo, questi miti presentano caratteristiche simili, quando no identiche e attraverso un’analisi approfondita, sostenuta dalle teorie junghiane dell’inconscio collettivo e dei suoi archetipi, arriva alla conclusione che i miti di creazione sono proiezioni di processi inconsci comuni a tutto il genere umano. La creatività umana, perché questo è il vero oggetto di studio della Von Franz, non trovando le giuste vie per esprimersi, può procurare problemi psichici, a volte vere nevrosi, a quei soggetti che non riescono a dar forma materiale a ciò che già esiste nell’inconscio. Ne deriva un grande malessere che la studiosa descrive con dovizia di particolari e con numerosi esempi. A misura che leggevo avevo la sensazione che il saggio parlasse di me, i sintomi del disagio che descriveva corrispondevano in modo plateale ai sintomi del mio disagio. Fu come se all’improvviso si fosse spalancata una finestra per far entrare la luce. Ho scritto fin da bambina racconti, piccole prose, senza mai avere il coraggio di impegnarmi fino in fondo e affrontare un’opera di grande respiro. Alla mia paura di mettermi alla prova si era aggiunto il problema della lingua, non mi sentivo abbastanza padrona dell’italiano e così rimandavo il momento di intraprendere la strada che mi era destinata. Bisogna avere il coraggio di misurarsi con le proprie limitazioni e accettare il rischio dell’insuccesso. Marie Louise Von Franz con il suo saggio mi diede gli elementi per comprendere l’origine del mio malessere e al tempo stesso mi permise di capire meglio Jung, la cui opera continuai a leggere. Così è nato il mio primo romanzo, catartico, d’impulso, amato dalle numerose donne che hanno letto il manoscritto ma impubblicabile. Poi ho scritto “Il cammino e il pellegrino”. Ormai ero una scrittrice consapevole di esserlo.

Parlando del suo ultimo successo, I panni del saracino, in libreria dal 10 giugno 2015, lei afferma: “Quando ho scritto I panni del saracino (…) non potevo immaginare che parte della storia narrata, nonostante si svolga nell’ultimo decennio del XIII secolo, sarebbe stato oggi così tragicamente attuale”. A quale tragica attualità si riferisce?

“I panni del saracino” si apre sullo scenario di un massacro. Le truppe del Sultano di Egitto hanno invaso il giorno prima la città di San Giovanni d’Acri, capitale del Regno Cristiano di Gerusalemme dopo la caduta di Gerusalemme per mano del Saladino. C’è chi ha definito splatter l’esordio del mio romanzo. Non ho inventato nulla, ho soltanto condotto delle ricerche e ho descritto quello che è stato tramandato sui fatti di Acri. Rivoli di sangue che arrivavano fino al mare, piramidi di teste tagliate, saccheggi, distruzione, incendi e soprattutto una spietata, accanita, violenza compiuta su una popolazione inerme, senza considerare il sesso o l’età. Chi riusciva a imbarcarsi fuggiva lasciando tutto, portando solo ciò che entrava in un baule o in un fagotto e andava a ingrossare le schiere dei profughi, come oggi. Parlo di fatti accaduti nel 1291, ma basterebbe cambiare la data e aggiungere le moderne tecnologie, per ottenere un panorama sulla guerra che sta insanguinando il Medio Oriente le cui propaggini ormai hanno raggiunto l’Europa. Il romanzo mi ha portato molti anni tra ricerche e stesura e mentre scrivevo, non potevo immaginare che avrei visto sugli schermi televisivi immagini di stragi compiute oggi identiche a quelle del lontano passato che raccontavo. Non che allora non ci fossero state guerre più o meno dichiarate, la guerra è una costante che percorre i secoli, c’era la violenza fanatica, primitiva, dei talibani, c’era al-Qaida, c’era stato l’undici settembre e le conseguenze che ne derivarono ma nessun gruppo terrorista era arrivato a impiegare sistematicamente metodi di sterminio di una tale spietatezza su popolazioni indifese, pari a quelli impiegati oggi dall’autoproclamato Stato islamico. I metodi per torturare e per infliggere morti atroci utilizzati dall’ISIS in nulla differiscono dai massacri perpetuati nei secoli passati. Nessun gruppo terrorista neppure si era prefissato finora di conquistare, con questa metodologia feroce, territori per istituire uno stato.

Un altro suo successo è Il cammino e il pellegrino, che fu definito un romanzo per lettori “colti e forti”. Considera il suo lavoro destinato ad una particolare tipologia di lettori?

Decisamente no, i miei libri sono alla portata di chiunque. La mia scelta di ambientare i romanzi in epoche passate obbedisce non solo al desiderio di ricostruire la vita di allora ma anche e, forse soprattutto, all’intenzione di scandagliare la psiche umana del tempo, di indagare sulle emozioni, le passioni, i sentimenti che condizionavano l’agire della gente dell’epoca. E ho scoperto, lo hanno scoperto molti altri prima di me ma non importa, che passioni e sentimenti non cambiano attraverso il tempo. Cambiano le forme di esprimerli o di reprimerli, l’essenza, però, si mantiene intatta. I miei romanzi si basano sui personaggi, su come pensano, su come agiscono e fondamentalmente su ciò che sentono, sull’amore, sull’odio, la lealtà, il tradimento, l’amicizia. Queste sono cose che tutti possono capire e persino identificarsene.

Ritorniamo a parlare dell’evento, durante il primo appuntamento con i lettori, ha letto una vicenda criminale inedita Il caso del lago di Bracciano. Come si è avvicinata a questo genere di narrativa?

Per un desiderio di mettermi alla prova. Il giallo si basa sull’intreccio, sulla vicenda, su un intrigo, su un mistero da svelare. I miei romanzi, invece, si basano sui personaggi e sul loro divenire, la trama viene costruita dal loro agire e interagire con una realtà esterna che li condiziona e a loro volta condizionano, in un rapporto dialettico e fluido. Con “Il caso del lago di Bracciano” ho voluto scrivere qualcosa che mi costringesse a costruire in modo diverso il racconto, puntando l’attenzione principalmente sulla trama.

Lei ha scritto nel suo diario che: “ciò che scrivo è come dettato dai personaggi che le appaiono”. E’ avvenuto lo stesso per questo racconto? I personaggi hanno costruito la storia ed il delitto?

Hanno contribuito a costruirla, ma la struttura del racconto e tutto quel che sarebbe accaduto era chiaramente prestabilito in partenza. Non potevo permettere ai personaggi di fare suggerimenti riguardo alla struttura, potevano soltanto dirmi qualcosa sui loro caratteri e sul modo di reagire di fronte agli accadimenti senza oltrepassare i limiti già fissati.

Come è nata l’idea di questi incontri letterari?

Mi era stato proposto il locale di Kaleidos per presentare “I panni del saracino”; in un primo momento ho accettato e mi sono offerta di organizzare una presentazione di libri una volta al mese. Ripensandoci mi è sembrato prematuro. Kaleidos è stato inaugurato appena due mesi fa; necessita di un rodaggio, di farsi conoscere nel quartiere in cui si è prefissato di diventare un riferimento culturale per bambini e adulti e, per iniziare il programma di eventi per adulti, la presentazione di un libro mi sembrava troppo impegnativa, c’era bisogno di trovare qualcosa di più leggero e invitante, così è nata l’idea di “Aperitivo in Giallo”. Questi incontri si terranno ogni terza domenica del mese. Il prossimo avrà luogo il 20 dicembre e si replicherà la lettura di “Il caso del lago di Bracciano”. In seguito si leggeranno racconti gialli classici e di autori contemporanei.

Dopo l’esperienza del primo “Aperitivo”, come descriverebbe l’atmosfera che si crea durante la lettura di un giallo?

Si crea rapidamente un’atmosfera di partecipazione. In questo primo Aperitivo, che per noi è stato una sorta di prova generale, la reazione del pubblico davanti alla richiesta di leggere a turno brani del racconto è stata incoraggiante, nessuno dei presenti ha fatto obbiezioni, tutti hanno aderito alla proposta con interesse. Il filo del racconto in nessun momento si è perso passando da un lettore all’altro, tutto si è svolto con grande naturalità come se il lettore fosse stato uno solo. A un certo punto la lettura si interrompe, si prende l’aperitivo si scambiano idee su ciò che è stato appena letto, si fanno congetture su come andrà a finire e poi si riprende a leggere, tutto in un’atmosfera distesa e assai gradevole. Devo dire che l’aperitivo è stato molto apprezzato, anche perché non si tratta del solito aperitivo servito nei bar, e anche il mio racconto ha avuto successo.

Kaleidos è un luogo polivalente che si pone come punto di riferimento nel quartiere di Monteverde a Roma, è nato dall’incontro di alcune persone con professionalità diverse e complementari. La decisione di utilizzare questo luogo è stata casuale o la peculiarità che presenta l’edificio ha fatto si che l’evento avvenisse qui?

L’idea di “Aperitivo in Giallo”, come ho detto, è venuta dopo che è stata scartata la presentazione di libri come prima iniziativa per far conoscere il centro. Le presentazioni di libri sono state solo rimandate, inizieranno l’anno prossimo. Riguardo alle peculiarità dell’edificio vorrei far notare che non si tratta di un caffè letterario con più sale dove si svolgono attività diverse. E’ un locale con belle finestre, accogliente, luminoso, di non grandi dimensioni ma sufficienti per ospitare di giorno molteplici attività per bambini: letture di favole, teatrini di burattini e attori, letture animate, laboratori sui racconti di miti romani, yoga, ecc. e la sera eventi per adulti come “Aperitivo in Giallo”.

Può anticipare a nostri lettori i suoi progetti futuri?

Continuare con la promozione di “I panni del saracino”, ci sono programmate presentazioni in diverse città italiane, riprendere la stesura di un altro romanzo che è stato momentaneamente messo da parte, questa volta la protagonista è una donna. Scrivere articoli sulla storia del Medioevo per l’Associazione Italia Medievale. Organizzare presso Kaleidos altri incontri di “Aperitivo in Giallo”.

Martina Sobacchi

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