A Palazzo Pitti Obscured Existence Di Wang Guangyi

A Palazzo Pitti Obscured Existence Di Wang Guangyi

Fino al 10 dicembre 2023 a Firenze

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“Ho visto per la prima volta le opere dei maestri nella collezione degli Uffizi trent'anni fa. Questi lavori hanno avuto un impatto profondo su di me. Mi sentivo come se avessi scoperto una nuova altissima montagna da scalare. La mostra che si apre oggi qui vuole essere sia il mio omaggio ai maestri di un tempo che uno sguardo indietro alla mia giovinezza. A mio modo di vedere, la storia è vuota/non significa nulla. Solo la storia dell'arte può testimoniare l'esistenza degli esseri umani”. L’artista Wang Guangyi

Obscured Existence di Wang Guangyi, si compone di ben 28 dipinti articolato su di  un percorso a tappe attraverso quattro distinti cicli, che indagano cosa sta davvero dietro la ritualità dei gesti di tutti i giorni e l’uso degli oggetti più comuni. Allo stesso tempo, le opere esplorano anche il modo in cui la cultura d’origine di ciascuno influenza la percezione di un’opera d’arte.     Che cosa si nasconde dietro la rassicurante familiarità degli ambienti domestici, nelle ombre degli spazi legati all’intimità della vita di ogni giorno? La ripetitività delle azioni quotidiane può essere interpretata come un rito religioso? Queste e altre inquietanti domande aleggiano nell’allestimento.   Un viaggio immersivo che si apre attraverso la serie Daily Life, una serie di dipinti incentrati sull’intimità dei piccoli gesti abituali di ogni giorno. Wang Guangyi in questo primo ciclo riprende se stesso in attimi di vita privata, gesti ordinari che vengono compiuti giornalmente ed assumono quasi la valenza di un rituale, così l’abitudine si carica di un’aura sacra. L’artista definisce “strutture di potere”, le azioni individuali che si svolgono in uno spazio privato sono fessure sulla “nuda vita”, la parte di ognuno ancora immune dalle interpretazioni.    Mentre nella serie Ritual la fragilità della figura umana lascia il posto alla mobilità inaccessibile dell’oggetto, il quale viene spogliato della sua solita connotazione, diventa simbolo di una liturgia segreta e personale.   Il fulcro della mostra, però, arriva a piena fioritura solo con la serie  Obscured Existence, che dà il titolo anche al concetto che l’ha generata. Riprendendo un’antica tecnica pittorica cinese, il Wu Lou Hen, Wang Guangyi inonda le sue figure di una fitta sgocciolatura che ne cancella l’aspetto ordinario per rivelarne un’anima oscura, mistica, inafferrabile. Determinato a dimostrare come sistemi sociali differenti portino a una diversa comprensione del mondo, il pittore si immerge nell’iconografia occidentale, descrivendo le forme della tradizione cristiana attraverso un linguaggio a loro estraneo, orientale e personale   Il percorso si chiude con il ciclo The shadow of memory, che registra quel che rimane del nostro passaggio nella memoria di un luogo.  L’autoritratto di Wang Guangyi, al termine dell’esposizione, verrà donato alle Gallerie, entrando così a far parte della più vasta e prestigiosa collezione museale di questo tipo di opere al mondo.   “Nel Novecento la svolta nell’arte cinese l’ha data la generazione di Wang Guangyi. Nella seconda metà degli anni Ottanta lui è tra quanti in Cina hanno dato vita a una rivoluzione linguistica e contenutistica con lo stesso spirito che tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo ha animato in Europa l’azione delle avanguardie storiche. Il peso assunto dalla sua ricerca filosofica e spirituale, portata avanti attraverso la pittura, la scultura, le grandi installazioni, fa di Wang Guangyi uno dei grandi protagonisti della Storia dell’arte contemporanea cinese”. Demetrio Paparoni   Wang Guangyi nasce il 19 gennaio 1957 a Harbin, nella provincia di Heilongjiang, Cina, e si laurea all’Accademia d’Arte di Zhejiang nel 1984. Raggiunge la fama internazionale negli anni '80 con la serie Great Criticism, in cui sovrappone immagini della propaganda maoista a loghi di marchi americani, mettendo in evidenza come l’ideologia cinese prometta un mondo migliore allo stesso modo della propaganda occidentale dei beni di consumo. Artista multimediale, autore di installazioni di grandi dimensioni, Wang è noto in particolare per la capacità di far interagire immagini tratte dall’arte occidentale con altre tipiche della cultura asiatica, ma anche la filosofia delle due diverse aree geografiche. Ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2013 e le sue opere si trovano nelle collezioni permanenti di musei pubblici in tutto il mondo, tra cui il nuovo M+ a Hong Kong, i musei di Shenzhen, Guangdong, Shanghai, Chengdu e Pechino, la Tate Modern a Londra e il San Francisco Museum of Modern Art.   Stefania Petrelli

 

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