Rifrazioni. 15 Curatori X 15 Artisti All'Accademia Di San Luca

Rifrazioni. 15 Curatori X 15 Artisti All'Accademia Di San Luca

Visitabile fino al 28 giugno 2024

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“Abbiamo tutti in mente il prisma di cristallo di Isaac Newton che, attraversato da un raggio di luce bianca, la scompone facendola riverberare nello spettro luminoso multicolore altrimenti invisibile. Trasformazione, moltiplicazione, mutamento, deviazione, relazione, irradiazione, apparenza, continuità, riflesso, svelamento, rivelazione, sono solo alcune parole riferibili al prisma newtoniano, sovrapponibili a ciò su cui gli artisti ogni giorno meditano ed elaborano la loro opera”. Marco Tirelli  

L’Accademia di San Luca fin dalla sua costruzione, alla fine del Cinquecento, è stata ideata come un sodalizio di artisti ed architetti ed ha costruito il suo prestigio ed il suo carisma sulla propria autonomia e indipendenza e,  a tutt'oggi,  elabora il suo percorso sull’esclusiva volontà degli artisti, degli architetti e degli storici che la compongono.

Ed è proprio in questa luce che dobbiamo intendere la mostra “ Rifrazioni. 15 curatori x 15 artisti”, visitabile fino al 28 giugno 2024.

Un progetto espositivo che vede protagonisti quindici curatori, di generazioni diverse e ambiti critici eterogenei, tra i più attenti e riconosciuti, anche a livello internazionale, con l’intento di ricostruire un diversificato e sfaccettato panorama dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione alle più recenti ricerche.   A loro volta i curatori hanno individuato quindici artisti che hanno elaborato una propria interpretazione degli spazi dell’Accademia.   L’Accademia apre le sue porte, esterne ed interne, alcune per la prima invitando lo spettatore ad attraversare questi luoghi dagli archivi alla biblioteca, dalla nobile rampa borrominiana alle cantine, dal museo al giardino, fino alla sala cosiddetta di Raffaello con il nostro restauratore al lavoro.   Come un fiume che scorre, le opere di questi quindici artisti sono state  installate ovunque, come in un labirinto, disseminate negli spazi storici di una delle accademie più antiche d’Europa, intesa come “Casa degli Artisti”, un dialogo che intende ritornare sul topos del rapporto passato-presente, guardando ai molteplici e frammentati linguaggi della modernità.   Un forte impatto emotivo, aleggia nelle sale, le opere create stimolano profonde riflessioni all’osservatore, dando luogo alla più svariate reazioni.   Rifrazioni” diviene un forte strumento di comunicazione e trasformazione, in grado di infondere cambiamenti positivi e favori in tal senso una maggiore consapevolezza e comprensione del mondo che ci circonda.   Maria Alicata presenta Elena Bellantoni (Vibo Valentia, 1975); Lorenzo Benedetti presenta Catherine Biocca (Roma, 1984); Gaia Bobò presenta Chiara Fumai (Roma, 1978 – Bari, 2017); Cecilia Canziani presenta  Chiara Camoni (Piacenza, 1974); Stefano Chiodi presenta Lulù Nuti (Levallois-Perret, Francia, 1988); Lara Conte presenta Paolo Icaro (Torino, 1936); Ilaria Gianni presenta Patrizio di Massimo (Jesi, 1983); Davide Ferri presenta Pieter Vermeersch (Kortrijk,  Belgio, 1973); Matteo Lucchetti presenta Victor Fotso Nyie (Douala, Camerun, 1990); Vittoria Martini presenta Ludovica Carbotta (Torino, 1983); Pier Paolo Pancotto presenta Claire Fontaine (James Thornhill e Fulvia Carnevale – artista collettiva dal 2004); Cristiana Perrella presenta Jacopo Benassi (La Spezia, 1970); Spazio Taverna presenta TOILETPAPERPaola Ugolini presenta Silvia Giambrone (Agrigento, 1981); Saverio Verini presenta Giovanni Termini (Assoro, 1972).   Tra i tanti Spazio Taverna presenta TOILETPAPER con WET FRUIT, un’opera site-specific immersiva che mette in discussione in maniera dialogica l’aulicità dell’Accademia Nazionale di San Luca, proiettandola nel presente, e che intende rileggere e riconstestualizzare alcune delle opere della collezione permanente. WET FRUIT sarà realizzata all'interno della Sala Paesaggi cambiandone completamente la percezione, trasformandola in un ambiente marino in tempesta, dove dipinti e sculture, fra cui il “Leone che si abbevera” (1649-50), studio in terracotta di Gian Lorenzo Bernini per la fontana dei Quattro Fiumi, sembrano emergere dai flutti, come sopravvissuti a un naufragio.   Cristiana Perrella presenta Jacopo Benassi per portare nel cuore della tradizione accademica l’approccio punk e dirompente dell’artista, che nasce da presupposti molto diversi, dalla cultura underground, e sviluppa una visione delle cose lucida e lirica, sempre sincera, mossa da un’energia formidabile. Opus estè composto da una serie di foto che Benassi ha fatto a Roma e che puntano l’obiettivo su delle rovine contemporanee, archeologia del futuro, macerie di uno scavo in una strada lontano dal centro, alla ricerca di un mondo di sotto residuale e senza Storia.   Il ciclo di performance Archetipi si svolgerà nel Salone d’Onore di Palazzo Carpegna, secondo un programma che si concentra sul significato di questa particolare espressione artistica, partendo dal concetto di “archetipo”, che Bartolomeo Pietromarchi, curatore della rassegna, così riassume: “Gli archetipi compaiono nei miti, nelle religioni, ma anche nei sogni; formano categorie simboliche che strutturano culture e mentalità e orientano il soggetto verso la sua evoluzione interiore. Gli archetipi sono fondamentalmente caratterizzati dal fatto che uniscono un simbolo a un'emozione. Gli archetipi incarnano nella mente depositi permanenti di esperienze ripetute continuamente per generazioni, immagini primordiali condizionate dall'immaginario e dalla rappresentazione”.  

Stefania Petrelli

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