Filippo E Filippino Lippi. Ingegno E Bizzarrie Nell’arte Del Rinascimento Ai Musei Capitolini

Filippo E Filippino Lippi. Ingegno E Bizzarrie Nell’arte Del Rinascimento Ai Musei Capitolini

Esposizione promossa da Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Associazione MetaMorfosi, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura

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Ai Musei Capitolini nelle sale di Palazzo Caffarelli dal 15 maggio al 25 agosto 2024 “Filippo e Filippino Lippi. Ingegno e bizzarrie nell’arte del Rinascimento”   Entrambi pittori e disegnatori di eccezionale talento, padre e figlio si ritrovano protagonisti nel percorso espositivo "Filippo e Filippino Lippi. Ingegno e bizzarrie nell’arte del Rinascimento", promosso da Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Associazione MetaMorfosi, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.   Il titolo della mostra, “Ingegno e bizzarrie”, rappresenta forse il riassunto migliore dell’opera e della vicenda umana dei Lippi. Oltre alla bellezza delle opere esposte, la mostra offre infatti la possibilità al visitatore di conoscere due personalità artistiche davvero interessanti, padre e figlio, la cui storia riflette bene alcuni degli elementi specifici della cultura e della società rinascimentale italiana.    L’ingegno nella pittura a cui fece riferimento Giorgio Vasari era una caratteristica che emerse presto nel giovane Filippo, anche se tuttavia il talento richiese il suo tempo per trasformarsi da ingegno a ingegneria, grazie, anche, all’attenzione dei frati e, soprattutto, alla scuola di Masaccio, che si espresse in particolare nella Cappella Brancacci all’interno della chiesa di Santa Maria del Carmine di Firenze.   La seconda parola che compone il titolo, “bizzarrie”, è anch’essa tratta da Vasari, ricorda invece la vita avventurosa,  fuori dagli schemi di Filippo, infedele ai suoi voti di frate, ma così grande per cui  tutti dovettero chiudere entrambi gli occhi sulle sue licenze come chierico e sulla passione per l’amata Lucrezia Buti, proprio da  quell’amore nascerà Filippino che, allievo dello straordinario allievo del padre, Sandro Botticelli, diventerà, operando poi a Roma e realizzando il suo capolavoro con gli affreschi della Cappella Carafa a Santa Maria della Minerva (riprodotti in mostra in forma digitale, e visitabili a qualche minuto di passeggiata dai Musei Capitolini), un artista innovativo ed eccentrico.   La vicenda del Rinascimento, in pochi decenni, è infatti non quella di una scuola ordinata con canoni certi: ma di un’invenzione ingegnosa continua, che porta nel volgere di pochi anni a realizzare un’arte raffinata e universale, capace di cambiare per sempre la storia della creatività umana.   L’uso del colore dona consistenza alle figure umane, l’eleganza che traspare dai panneggi. Dopo Firenze, dove si trova nel 1481, giungono gli incarichi importanti, come i tondi per il Palazzo Comunale di San Gimignano, eccezionalmente in mostra.   Il percorso espositivo, a cura di Claudia La Malfa, evidenzia, attraverso una selezione di dipinti, disegni e documenti d’archivio, il talento del pittore fiorentino Fra’ Filippo Lippi (Firenze 1406-Spoleto 1469) e quello di suo figlio Filippino (Prato 1457-Firenze 1504).   Alcuni tra i capolavori dell’arte su tavola di Filippo Lippi, in mostra sono la Madonna Trivulzio del Castello Sforzesco di Milano, manifesto della pittura del Lippi della quarta decade del Quattrocento, i Santi Agostino e Ambrogio, Gregorio e Girolamo della Pinacoteca dell’Accademia Albertina, Torino, che originariamente formavano i laterali di un trittico la cui parte centrale è oggi conservata al Metropolitan Museum di New York e molti altri.   Splendido il capolavoro di Filippino Lippi: l’Annunciazione dei Musei Civici di San Gimignano. Nell’opera, realizzata in due separati tondi su tavola, Filippino Lippi conia le geometrie prospettiche e l’intima narrazione degli interni del padre con il respiro più ampio delle figure sinuose di Botticelli, in un’inedita concezione del contrappunto pittorico tra una nuova profondità prospettico-paesaggistica e un primo piano caratterizzato da preziosi colorismi e trasparenze che determinerà la fortuna di Filippino Lippi nella grande produzione pittorica delle ultime decadi del Quattrocento sia a Firenze che a Roma.   Tanti inoltre i disegni concessi in prestito dalla Galleria degli Uffizi e dall’Istituto Centrale per la Grafica di Roma. E le opere importanti realizzate dal padre e dal figlio.   Stefania Petrelli

 

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