Negli spazi della Fondazione Beta di via Giusti a Roma, il gruppo internazionale di artiste Art for Women Today ha inaugurato la mostra che presenta una collezione di stampe d’arte limited edition, realizzata per sostenere i progetti dell’Associazione Pianoterra a favore di famiglie vulnerabili. A fondare Art for Women Today è stata Caterina Arciprete artista partenopea che coniuga fotografia, disegno/pittura e scrittura, sviluppando progetti espositivi ed editoriali in Italia e all’estero. Dopo avere studiato ed insegnato all’IED di Roma, l’Arciprete ha pubblicato libri illustrati e libri d’arte con Arte’m, Electa, Skira ed altri. La sua attività si svolge fra l’Italia e New York dove ha vissuto per un periodo e dove ha collaborato con il gruppo d’arte internazionale TSB partecipando al suo festival. Attualmente, espone in diversi spazi espositivi pubblici, e museali. Proprio, in occasione dell’evento romano abbiamo incontrato l’artista che, con la grazia che la contraddistingue, ci ha raccontato del suo ambizioso progetto.
Come nasce il progetto Art for Women Today?
L’idea mi è nata dal mettere insieme donne meravigliose che raccontano l’universo femminile con il loro linguaggio, la loro cultura, le loro differenti origini. Art for Women Today dà forma alla narrazione visiva di una esperienza vissuta, della condizione intima che, consciamente o inconsciamente, prende il suo spazio in ogni donna, influenzata da eventi personali e sociali affrontati a contatto con il suo specifico circostante. Una fotografia sincera sul nostro tempo, che ogni artista sviluppa rispondendo alle sue istanze individuali e culturali. Il mio desiderio più forte è quello di fare crescere questo Gruppo per farlo diventare un punto di riferimento per tutte le donne artiste che in qualche modo si sentono un po' messe da parte e invece vogliono raccontare la loro storia.
Ci spiega meglio i fini sociali della sua iniziativa artistica?
Ho voluto soprattutto dare un senso all’arte contemporanea che non sia solo quello espositivo ma che abbia anche un valore sociale perché il supporto è quello che ci interessa come fine ultimo. Da qui è nata la collaborazione con Piano Terra l’Associazione nata a Napoli nel 2008 e attiva oggi anche a Roma e a Castel Volturno con l’obiettivo di stare accanto a famiglie che vivono in condizioni di estrema vulnerabilità. Non a caso, nella Fondazione Beta in cui siamo ospiti, abbiamo messo in vendita le stampe delle opere delle artiste che fanno parte del collettivo, raccolte in eleganti cofanetti in edizione limitata. Il ricavato sarà interamente devoluto a Pianoterra per le sue finalità.
La mostra con sue iniziative toccherà, oltre Roma, anche altre città?
Il progetto è stato già presentato lo scorso ottobre a Stoccolma. Da Roma passeremo a Ginevra, per poi portare il prossimo novembre la mostra a Napoli per un circuito extra Mann che prevede più siti e più musei in un percorso più complesso. Infatti, l’idea è quella di realizzare un festival della durata di due settimane dove ci saranno non solo esposizioni ma anche workshop e performance. Previsto anche il supporto delle scuole e accademie arte per raccontare ai ragazzi e fare una sorta di educazione civica sul tema delle donne. Contiamo di realizzare un punto di riferimento anche per gli uomini. Infatti, ci saranno anche artisti a Napoli molto bravi che raccontano ciò che noi siamo e quello che vedono in noi, quasi una sorta di educazione al rispetto reciproco.
Cosa accomuna le artiste che hanno deciso di fare parte di questo progetto?
Le artiste hanno in comune un’energia incredibile, la passione e il fatto che subito hanno deciso di partecipare avendo una storia forte da raccontare. Ognuna con i suoi media, chi lavora in maniera materica, astratta, pittorica, figurativa o con performance per rendere questo progetto quasi un’esplosione di gioia. Il fatto di avere ancora tante richieste di artiste di tutte le età e alcune con una formazione artistica ancora acerba, mi porta ad essere ottimista sulla crescita del progetto che credo si possa avvalere anche della partecipazione maschile. Infatti, ho già già in mente qualche artista perché il mio intento è proprio quello dell’inclusione.
Riguardo la sua arte, invece, cosa presenta in mostra?
Sono presente con entrambi i media. Il primo è quello pittorico e grafico con le cartoline nate come risposta a una violenza psicologica che ho subito. Come mia reazione da artista ho cominciato a dipingere la mia storia, poi, non bastando, ho finito per includere tutte le figure femminili per una situazione più globale che ha un’unica finalità e un unico desiderio, quello di essere libere. Il secondo mezzo di espressione è quello foto pittorico che ho realizzato con una amica ballerina argentina. Infatti, a New York abbiamo lavorato su una serie di fotografie che ho scattato mentre lei performava. Così dal nostro racconto e confronto reciproco, sono nate 16 opere in cui sono racchiuse tutte le emozioni raccolte rappresentate allo stesso tempo da danza, pittura e fotografia.
Crede che la sua anima partenopea abbia influito il suo lavoro e il suo estro artistico?
Certamente, alla fine la nostra carica vulcanica può venire sempre fuori generando passione ed entusiasmo. In più, si può aggiungere la nostra grande forza di volontà anche per affrontare gli ostacoli che inevitabilmente possono verificarsi. Ciro Nesci, uno dei fondatori dell’Associazione Piano Terra mi ha molto emozionato quando mi ha detto che è certamente incredibile vedere come si è materializzato un progetto che credeva avessi solo nella mia testa.
Rosario Schibeci
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