Stefania Sirignano

Per me la radio è donna. Quando un uomo sceglie una donna, sceglie quella persona per una caratteristica principale che lo emoziona, che può essere anche un difetto non per forza un pregio.

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Stefania Sirignano è una delle più giovani editrici radiofoniche italiane, due anni fa a soli ventiquattro anni ha preso le redini di una delle radio storiche della Campania, Radio Punto Zero. Cresciuta a pane e radio da suo padre, uno dei fondatori dei fondatori della radio, vive quotidianamente la gioia e lo stress di essere a capo di un emittente radiofonica. L’abbiamo intervistata per farci spiegare il mondo radiofonico attraverso la sua esperienza diretta.

Ciao Stefania, grazie per l’intervista. Partiamo con la prima domanda. Come è nato il tuo rapporto con la radio, quando hai scoperto questo mezzo di comunicazione cosi antico e allo stesso tempo cosi moderno?

Grazie a voi. Il mio rapporto con la radio è nato in fasce, credo di essere stata addirittura concepita in radio. Quando mio padre ha deciso di intraprendere questa esperienza, fondando questa radio, io non ero ancora nemmeno in programma, poi successivamente sono cresciuta qui, fra le pareti della mia emittente. Quindi con la radio mi frequento da sempre, potrei definirla quasi come una sorella.

Quali sono le maggiori difficoltà nello gestire una radio ed altresì invece quali sono le maggiori gratificazioni professionali?

Una delle maggiori difficoltà nello gestire una radio è quella di ricercare continuante inserzionisti pubblicitari, essendo la radio un mezzo privato. È quindi porsi sempre questo obiettivo che spesso si sviluppa sul lungo periodo. Un'altra difficoltà è sicuramente dovuta al fatto che in radio ci sono moltissime figure professionali e quindi non è sempre facile gestire e coordinarle tutte. Invece la maggiore gratificazione professionale per me, è nella stessa potenza della radio, cioè solo a pensare che ti ascoltano migliaia di persone ogni giorno e che tu interagisci con loro, spesso facendogli compagnia è qualcosa di unico. Per me questa è una grandissima gratificazione professionale quotidiana.

La radio, seconda sola alla stampa è uno dei mezzi di comunicazione più antichi, ma che allo stesso è riuscita sempre a stare al passo con i tempi. Ancora oggi è forse il mezzo di comunicazione più vivace e rivolto al futuro, mentre altri media tradizionali danno segni di cedimento. Qual è secondo te il segreto di questo successo straordinario che dura da più di un secolo?

Ti rispondo con una sola parola “l’immaginazione”. Perché immaginare qualcosa che viene realizzato in radio, è qualcosa che ancora non si può distruggere. Ovvero il visivo è qualcosa che lega l’immagine ad un pensiero, quindi lo vincola. Per farti un esempio, la radio è più vicina ai libri, la radio è molto più vicina all’immaginazione, e quindi crea un rapporto soggettivo con l’ascoltatore. Immaginare che dall’altra parte ci sono persone che lavorano per farti compagnia, per fare informazione, per fare cultura. Secondo me è questo il valore aggiunto della radio e per lo stesso motivo credo non morirà mai. In questo mondo cosi social, che sicuramente ha i suoi vantaggi, esistono ancora quelle cose semplici della vita, come poter immaginare quanto sarà bello poter di ascoltare una cosa potendoti ancora stupire, perché tu non sai un speaker cosa ti dirà, quale canzone passerà. E la radio è questo, sarà sempre lì a stupirti, a cercare di essere tutti i giorni sorprendente.

Quest’anno Radio Punto Zero, compirà 40 anni, so che vi state preparando per festeggiare questo avvenimento alla grande. Ci puoi dare qualche anticipazione?

Sì l’idea è quella di mettere in campo due elementi, l’esperienza che abbiamo maturato in tutti questi anni, ma anche l’innovazione, che per me come giovane editrice di ventisei anni è un elemento imprescindibile. Facendo camminare queste due cose di pari passo. Proprio su questa base quello che sto cercando di fare è portare fisicamente la mia radio in tutta la Campania, essendo noi la radio della Campania, a copertura effettiva, mostreremo quali sono le nostre persone, quali sono i nostri speaker, quali sono le nostre facce. Quindi non ci fermeremo più ad una voce radiofonica, ma faremo vedere proprio che cosa sappiamo fare, dimostrando di essere la radio che entra nelle vostre case nei vostri negozi e che fa questo lavoro per farvi compagnia per raccontarvi delle cose. Per il momento è partito il countdown sulla pagina fb di Radio Punto Zero, l’obiettivo è quello di andare in tutte le piazze più importanti della Campania, mi piacerebbe ne fossero quaranta come una metaforica fila di candeline sulla torta, è un lavoro difficilissimo ma ci proveremo, al momento abbia già tre tappe confermate. Quindi porteremo in giro i nostri programmi, i nostri speaker e il nostro sole (che è il nostro logo) per la Campania, per dimostrare che siamo la radio di questa bellissima regione.

Se dovessi utilizzare una metafora per descrivere cos’è la radio per te. Come la immagineresti?

Una donna, per me la radio è una bella donna. Quando ogni uomo sceglie una donna, ma anche nel caso contrario, sceglie quella persona per una caratteristica principale che lo emoziona, che può essere anche un difetto non per forza un pregio. Io penso che ognuno di noi, nella scelta del proprio partner, è condizionato da determinati atteggiamenti, comportanti, caratteristiche che fanno sì che quando guardi quel uomo o quella donna ne sei completamente innamorato. Quindi la metafora che a me piacerebbe utilizzare per descrivere la radio è proprio questa, ci sono tanti tipi di donne, che sono le radio in questo caso ed ognuno sceglie la donna che gli piace, in base al proprio gusto, alla propria cultura in base a quello che gli piace ascoltare. Per me la radio è una bella donna vestita bene, formosa, dai capelli sinuosi, con i tacchi e che lascia molto all’immaginazione.

Ascolti anche altre radio? Ce ne sono alcune che senti più vicine al tuo modo di fare radio?

Io ascolto tutte le radio. Non nascondo che ci sono tante radio che hanno dei format di mio gradimento, su cui mi sintonizzo spesso. Secondo me bisogna sempre ascoltare gli altri, non per copiare o per dire loro fanno meglio o peggio di noi. Ma semplicemente per capire le diversità e le sfumature che ogni singola radio ha in sé. Si riallaccia un po’ al discorso di prima sulla “radio donna”. Quindi per me ascoltare altre radio significa capire quanto le diversità sono fortemente significative per una radio. Ci sono della radio che amo come Radio Deejay ma in questo caso parliamo di un grandissimo network, quindi la comparazione sarebbe difficile. Comunque la mia radio preferita in assoluto è Radio Deejay perché secondo il mio parere è una radio che ha una forte identità strettamente legata ai programmi, più che alla musica o all'informazione o ad altro. I personaggi fanno il programma, è la cosa più bella e che tu ricordi tutti e non soltanto Linus, che è l’editore della di quella radio.

Uno degli obiettivi professionali raggiunti di cui vai più fiera e un rimpianto professionale, se c’è.

Personalmente credo non si arrivi mai ad un obiettivo definito perché ne sbuca subito un altro. Però se proprio ne devo scegliere uno, sono felice di aver dato la possibilità a dei giovani speaker e addetti ai lavori di esprimersi, forse non ancora di realizzarsi, ma per quello hanno ancora moltissimo tempo. Io apprezzo molto l’umiltà delle persone, che hanno voglia di mettersi il gioco, ma facendolo col giusto atteggiamento e quando ne ho avuto l’opportunità ho dato un convinta fiducia a queste persone che mi stanno ampiamente ripagando. Forse il mio rimpianto è di non essermi mai messa in voce, di non aver mai creduto nella mia potenzialità di speaker, però ti assicuro che ora non ne avrei nemmeno il tempo. È una cosa che avrei voluto fare da sempre, ho anche studiato per fare questo, ma per tantissimi motivi ora non credo di potere.

Perché dai tuoi speaker e collaboratori sei chiamata scherzosamente “La capa”?

In verità non so il perché, mi hanno cominciato a chiamare cosi un giorno e poi da lì è rimasto questo nomignolo. Sicuramente perché io sono un ariete e come tutti gli arieti sono molto “capa tosta”, cioè “capa tosta” perché credo molto nelle cose che faccio, anche sbagliando a volte. Ovviamente parto da un presupposto, che nessuno ha la formula magica per fare la radio in maniera perfetta, spesso sono sensazioni, visioni molto personali. Probabilmente mi chiamano “capa”, perché prima di me c’erano due capi maschili e quindi siccome sono donna mi chiamano “la capa”. Che poi è anche diventata simpatica come cosa, perché da questo appellativo sono nate anche delle canzoncine, tante gag radiofoniche, lo vivo in modo divertente. Tutto sommato non mi dispiace tanto, anzi alle volte mi inorgoglisce (ride).

Di recente sei stata anche docente di un corso sulla “comunicazione radiofonica”, portando in aula la tua conoscenza pratica della radio. Credi che oggi il mondo radiofonico possa essere un’opportunità lavorativa e professionale concreta per un giovane?

Io penso di aver puntato tutta la mia carriera su questa tematica. Credo che la radio non sia molto conosciuta dalle persone, cioè le persone non sanno come si valuta una radio, non sanno come canta una radio, la gente non sa come si campa di radio. Io passo dalle dodici alle diciotto ore al giorno in radio e ti assicuro che se le giornate fossero di quarantotto ore comunque quel tempo non mi basterebbe. La gente crede ancora che la radio sia un hobby, una passione, ma ti assicuro che non lo è, ci sono tantissime figure professionali che svolgono un lavoro d’eccellenza ed inoltre ti garantisco che cercare la pubblicità è davvero una cosa difficile. Quello che spero di aver fatto durante questi corsi è di raccontare a dei giovani da una giovane, che cos’è veramente la radio. I giovani sono il futuro, credo molto in loro, facendone anche parte, quindi quando ne ho l’opportunità non esito a investire su di loro. Lo faccio soprattutto per creare un esercito, che capisca e faccia capire che di fronte a questo mezzo ci vuole tanto rispetto, passione e lavoro. Dove la creatività ha un ruolo chiave, perché ogni giorno è un continuo rinnovarsi, dando la possibilità ai giovani di essere coinvolti in questo processo. Io vorrei proprio produrre nuovi professionisti della radio, ad esempio ci sarebbe bisogno di nuovi speaker, perché sono sempre gli stessi che cambiano solo di radio in radio, con uno scarso rinnovo generazionale. Sarò sempre disponibile a portare la mia esperienza, perché a parte i network che sono realtà grandi che si auto alimentano avendo anche dei grossi gruppi editoriali alle spalle, le radio regionali e locali rappresentano la realtà vera del territorio e danno la possibilità a molti di far conoscere determinati posti o attività locali e ovviamente di pubblicizzarli. Io ci metto veramente il cuore per accontentate in maniera spesso ingegnosa i miei clienti che hanno la necessità di farsi conoscere, tutto ciò per cresce insieme. Per questo cerco sempre di camminare di pari passo con le persone che incontro sulla mia strada professionale, che siano i ragazzi di un corso radiofonico o che siano i miei clienti, credo ci sia crescita reale solo quando si riesce a crescere insieme, creando un rapporto duraturo.

Fra qualche settimana andrà in scena il sessantaseiesimo Festival di Sanremo, e Radio Punto Zero sarà presente alla Kermesse come negli anni precedenti, per raccontare l’evento nella sua totalità ai sui ascoltatori. Qual è la tua opinioni sul festival? E quali sono le sensazioni che si vivono nel seguire un evento del genere?

Siccome mi ritengo una persona molto riservata, non mi piace apparire. Sono egocentrica ma non esibizionista. Quindi tutto l’aspetto che riguarda il glamour, la copertina del festival, non mi ha mai interessato, però ti assicuro che quando vivi quell'esperienza, che vivi di solito in maniera del tutto personale, ti ritrovi a contatto con persone che fanno il tuo stesso lavoro e quella è la parte che mi ha sempre appassionato di più, potermi confrontarmi anche con i più grandi del settore. Per me è una magia ritrovarci tutti lì e aver la possibilità, di capire e ascoltare anche diversi modi di fare questo mestiere. Per quanto riguarda tutto l’evento in sé, per il suo palinsesto per il suo lato anche commerciale, ritengo che Sanremo sia un’esperienza che vale davvero la pena vivere in tutti i ruoli, perché rappresenta ancora qualcosa di bello, di davvero funzionate e organizzato. Prova ne è che esiste da sessantasei anni e ha secondo me ancora molti anni di vita davanti. Per me è sempre un piacere andarci, è un’esperienza che secondo me dovrebbero fare tutti prima o poi.

Hai qualche aneddoto simpatico da raccontarci sulle tue precedenti partecipazioni a San Remo?

Sì ce l’ho, una sera dopo il Festival ero in uno dei tanti ristoranti di San Remo e c’era un maestro di musica importantissimo, di cui non posso fare il nome, che non avevo riconosciuto. Al che, entro in questo ristorante, mi ci avvicino e gli chiedo “senta ma sarebbe possibile mangiare a quest’ora?”, lui mi guarda, mi prende il cartellino identificativo, e mi dice testualmente “Fammi vedere chi è questa signorina che ha fatto questa figura di merda?”, e fu davvero una pessima figura perché era un artista molto importante. Dovetti scusarmi per un’ora, ma da quel momento non si è dimenticato più di me, ogni volta che ci vediamo mi rammenta l’episodio. Probabilmente fu frutto della poca esperienza visto che era la prima volta, o una delle prime volte che andavo a San Remo, ma fu una bella e indimenticabile lezione.

Se il tuo mestiere non fosse la radio, a cos’altro ti saresti dedicata nella vita?

Di preciso non saprei, però mi sono sempre ritenuta altruista, forse sembrerà esagerato, ma io godo nel vedere felici gli altri. Probabilmente se avessi dovuto scegliere di fare qualcos’altro, avrei scelto di fare qualcosa che facesse felice gli altri, prima ancora che rendesse felice me. Questo è sicuro, e forse in qualche modo provo a farlo tutti i giorni nel mio lavoro, per quanto è nelle mie possibilità.

Quando si parla di radio è impossibile non parlare anche di musica. Se dovessi scegliere un brano che rappresenta la tua personalità, quale sceglieresti e perché?

Sicuramente un pezzo dei Nirvana, probabilmente “Smells Like Teen Spirit”, perché Cobain è un personaggio che ho sempre sentito vicino, inoltre è una delle canzoni che mi ha accompagnato per tutta la mia vita, visto che sono stata sempre un po' ribelle, un po’ rock. Anche se è un tipo di musica lontana da quella che solitamente passo in radio. Se dovessi scegliere un pezzo pop invece sceglierei “Bimba se sapessi” un pezzo di Sergio Caputo del 1983, a parte che è un brano con un sound bellissimo, la sceglierei anche e soprattutto perché c’è una parte del testo in cui mi identifico molto, ovvero dove alla fine del testo dice:

“Bimba non è un caso di nevrastenia

Puoi denominarlo spreco di energia

Tutta la fatica che ci tocca fare

Solo per riuscire a galleggiare in questo pazzo mare”


Questa frase mi piace molto, perché quando mi sento un po’ giù, non sembra ma qualche volta capita anche a me anche se un capo non deve mai mostrarsi giù di morale, questo brano mi aiuta molto a trovare le giuste motivazioni, a capire che anche sto guidando una bellissima nave ma non devo dimenticare che è la lotta è dura e non bisogna mai mollare. Aggiungerei poi che un po’ mi sento ancora bambina, quindi la sento molto mia.

In questi giorni si parla molto di “unioni civili”, visto l’imminente votazione in parlamento del DDL Cirinnà, che permetterebbe anche alle coppie gay, di avere delle tutele legali? Qual è la tua opinione sul tema?

Io penso semplicemente, al di là della legge in discussione, che nella vita ognuno debba poter fare quello che gli pare. Bisognerei essere sempre capaci di ascoltarci e rispettarci, c’è un'altra frase che ti cito, che mi appartiene molto ed è “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.”, secondo me essere gentile in questa frase significa saper capire, saper immedesimarsi nell’ altro, anche se non è mai del tutto comprensibile l’esperienza del altro se non vissuta sulla propria pelle. Per me non c’è nessuna diversità, chi è che decide cos’è la diversità? Esiste semplicemente l’uomo a prescindere da come sia.

Stefania ci lasciamo con un ultima domanda. Quali sono i tuoi sogni nel cassetto e progetti professionali per il futuro?

Il mio progetto più importante per il futuro è sicuramente fare una radio nuova, intendo proprio come struttura, perché al momento siamo ancora un po’ vintage. Il sogno nel cassetto ovviamente, un po’ come tutti quelli che lavorano nel mondo della radio, è quello di continuare ad essere ascoltati e magari essere ascoltati ancora di più. Essere apprezzati in sostanza per quello che si fa e che si vuole fare in futuro.

Gennaro Nocera

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