The Eternal Duality Del Giapponese Keita Miyazaki Al Museo ETRU

The Eternal Duality Del Giapponese Keita Miyazaki Al Museo ETRU

Una storia di distruzione e rinascita, raccontata dallo scorrere dell’acqua, che narra il rapporto tra Oriente e Occidente, tra antico e contemporaneo

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Fino al prossimo 2 novembre il Museo Etru – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, ospita l’esposizione “The Eternal Duality” dell’artista giapponese Keita Miyazaki.

Una storia di distruzione e rinascita, raccontata dallo scorrere dell’acqua, che narra il rapporto tra Oriente e Occidente, tra antico e contemporaneo.

Sulla base del recente restauro del Ninfeo nel giardino dell’Etru, il Museo Etrusco di Villa Giulia, la Rosenfeld Gallery presenta l’artista Keita Miyazaki e le sue installazioni, che si fondono al paesaggio del giardino e alla sala dello Zodiaco con una discrezione ed una sensibilità uniche, quasi a non voler disturbare, inserendosi sottovoce.

La strategia di valorizzazione degli stucchi, delle statue del Ninfeo, tra cui l’apporto dell’acqua alle fontane, crea un dialogo fruttuoso tra antico e contemporaneo, laddove l’elemento dell’acqua rimane fondamentale nella narrazione delle opere e dei luoghi; il punto di svolta delle installazioni e delle opere di Keita è appunto la tragedia nucleare di Fukushima del 2011, che ha messo a dura prova le riserve idriche del Giappone.

Questo tsunami ed il conseguente terremoto, vissuti in prima persona dall’artista, hanno creato l’urgenza di costruire, attraverso materiali meccanici, vecchie marmitte, tubi, carburatori ed altri elementi in ottone, opere che testimonino la capacità di ripartire, ricostruire, espressa anche dalla presenza di fiori di carta uniti al materiale metallico. Questa unione tra la palpabilità della carta e la massiccia presenza dei materiali meccanici crea un mondo post- apocalittico, dove la grazia si unisce alla struttura, dove la bellezza è unita alla resilienza.

Le due caratteristiche, secondo l’artista, sono gli elementi vitali per una rinascita dopo una grave perdita, come un seme che germoglia tra le rovine. Ecco dunque la sinergia con la storia di Roma e le sue antichità. Mentre le parti delle automobili rappresentano la struttura sociale, la carta e le fusioni in ottone simboleggiano la vita personale.

In questa dualità si osserva come la natura e gli esseri umani coesisteranno nel mondo del futuro. (cit. Keita Miyazaki)

L’idea di Dio, per Miyazaki, rappresenta colui che crea e distrugge. Cosi l’artista si avvicina al concetto del Wabi-sabi, la filosofia dell’imperfezione, dove Wabi indica la bellezza che sorge dal silenzio, lontana dall’eccesso e Sabi rimanda alla malinconia del passare del tempo, dell’invecchiamento. I due elementi indicano la transitorietà della vita, una visione del mondo che non teme la dissolvenza ma che contempla una visione autentica, vera dell’esistenza.

L’opera di Miyazaki, dunque, porta i segni dell’impermanenza, con questi motori ormai spenti e la fragilità e la delicatezza della carta che evoca la vita che si rinnova.

Ancora, l’elemento della natura protagonista, l’acqua che scorre senza sfidare la gravità, in Oriente, viene quasi costretta nelle fontane, controllata,  al contrario, in Occidente, l’acqua sfida la gravità, e questo crea un parallelismo tra la mitologia greca e lo Shintoismo giapponese, a detta dell’artista.

Il rispetto della natura e della sua funzione aiutano a creare elementi di crisi e rinascita, nuove interazioni tra la natura, Dio e l’uomo, in una visione della società post- apocalittica, dove gli elementi naturali si fondono al sentire dell’anima umana, attraverso la tecnologia, l’aspetto più sociale, che raggiunge in un connubio gli elementi più fragili della nostra umanità.

La mostra è sponsorizzata da Iuvart, con l’aiuto e la partecipazione della John Cabot University. Attraverso il gruppo giovane di LoveItaly si è cercato di avvicinare le nuove generazioni all’arte e la cultura, per far comprendere loro il valore del patrimonio artistico.

Miyazaki ha esposto principalmente nel palazzo imperiale di Tokio, al Victoria and Albert Museum, alla Daiwa Foundation di Londra. La mostra è stata curata da Pier Paolo Scelsi e Ilaria Cera.

Monica Pecchinotti

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