La Figlia Di Kioto Zhang Di Massimo Odierna A Spazio Recherche

La Figlia Di Kioto Zhang Di Massimo Odierna A Spazio Recherche

In uno spazio di ricerca artistica indipendente, Massimo Odierna mette in scena un’opera surreale e irriverente sulla solitudine dell’uomo moderno.

stampa articolo Scarica pdf

Attorno ad un rettangolo bianco, in una cornice dalle tinte intime e raccolte, il pubblico si disperde lungo i lati. Gli attori abitano lo spazio, interno ed esterno alla scena, utilizzando le persone tutt’intorno, facendosi largo tra queste. La sinergia dei loro movimenti è riflessa nel sentire del pubblico, nelle sue risate e nella sua partecipazione emotiva. Tutto risponde al fermento della storia e all’interpretazione delirante dei suoi interpreti.

Il perno della storia è la “dolce Noa”, figlia del temibile Kioto Zhang. Libero, un quarantenne dai tratti infantili e comici, afferma di essersi innamorato di lei e di volerla cercare, ovunque essa sia. Per farlo, chiede aiuto a Thomas, un ubriacone dai modi cinici e anaffettivi, disperatamente innamorato di Amèlie, una hippie ambientalista con l’aspirazione di diventare la paladina della pace nel mondo. Gli altri personaggi della storia sono le ragazze da una sera e via di Thomas, i genitori e la zia di Libero ovvero; una moglie timorata da Dio, un dandy pederasta e la zia maga veggente.

In questo melting pot di eccentricità e nevrosi, la sedicenne Noa è il collante di una storia fatta di miraggi di solitudini e illusorie velleità, antidoto al male moderno composto da incomunicabilità e rassegnazione celate sotto un cerone di eccessi e colori sgargianti.

Il mezzo per far esplodere il conflitto, e mettere a nudo i personaggi, risiede nell’assoluta, sferzante e iconica ironia onnipresente nella storia. I personaggi fanno ridere fino a mettere in discussione l’intera categoria che rappresentano, ballando sugli abomini del mondo, ridisegnandone infine uno completamente rinnovato. Le macerie e il politicamente scorretto, grazie alla drammaturgia acuta di Massimo Odierna, si fanno materiale poetico, lontano dalla banalità della mera critica, più vicino invece alla contingenza della vita reale.

Tutti gli attori, Irene Ciani, Enoch Marrella, Francesco Petruzzelli, Maria Giulia Scarcella, Giovanni Serratore e Sofia Taglioni, spiccano per l’originalità della loro interpretazione. L’imperante individualità fuori dalle righe trova la sua centrata dimensione nella collettività scenica. Grazie anche alla regia movimentata ed energica di Massimo Odierna, La figlia di Kioto Zhang lascia lo spettatore costantemente sull’orlo di un imminente risata, spontanea ed esorcizzante.

Non servono oggetti scenografici o artifici, è sufficiente uno spazio bianco e due sedie portate all’occorrenza per ricreare il caos e gli intrighi della storia. Non serve nemmeno che la vicenda sia ambientata in un contesto storico coerente; le coordinate temporali confuse e accatastate alla rinfusa sono parte del divertimento. Tra editti per rendere illegale piatti di pasta e il riferimento alle applicazioni di incontri, il teorema della modernità si fa largo nella nevrosi. Tra incontri improbabili e menzogne, il filo rosso, che forse non è solo quello degli innamorati ma anche degli amici, si raggomitola fino a tornare com’era in origine.

Black comedy grottesca, pop, anticonvenzionale e suggestivamente scorretta, La figlia di Kioto Zhang è un’opera che merita di essere vista.

Aurora Pallotti

 

 

© Riproduzione riservata