Abbiamo avuto il piacere d’incontrare ancora una volta Brando Improta, regista e attore napoletano che i nostri lettori di vecchia data hanno imparato a conoscere già da qualche anno. Questa volta ci ha parlato della sua ultima opera: “Come il Giorno e la Notte”, che vede protagonisti lui e la giovane Sara Salgoughi, con la partecipazione di un attore del calibro di Angelo Orlando, ma che soprattutto gli ha permesso di affrontare un genere cinematografico per lui ancora inedito: il poliziesco.
Una sfida intrigante, da lui stesso definita ironicamente “L’Arma letale all’italiana”, per la quale ha già iniziato il tour di proiezioni in svariate sale italiane e proprio questa sera è in programma a Napoli, a Casacinema, alle ore 21. La storia è quella di un poliziotto un po’ sopra le righe, Vincenzo (Brando Improta), impegnato nella ricerca di quello che ritiene essere un serial killer, che trova sulla sua strada Fiorella (Sara Salgoughi): una collega decisamente più “inquadrata”, a cui è stato affidato il compito di tenerlo sotto controllo e calmarne lo spirito fumantino.
Ce ne ha parlato direttamente l’autore, nell’intervista che mi ha rilasciato nei giorni scorsi e potete leggere di seguito.
Ciao Brando. Ormai i nostri lettori ti conoscono da tempo e stanno seguendo passo passo la tua grande crescita lavorativa. Com'è stato il tuo ultimo anno, da quel punto di vista?
Ciao a tutti e grazie per lo spazio che mi concedete sempre. Fino a Marzo ho partecipato ancora a dei festival con “L'algoritmo della felicità” (ne ha fatti davvero tanti!). Nel frattempo, mentre giravo questo film, ho scritto un romanzo molto particolare che spero uscirà presto e ho girato un corto per “il Nuovo Imaie”, ereditando due grandi attrici della compagnia di Vincenzo Salemme: Fernanda Pinto e Antonella Morea (che è anche nel film)".
Con la tua ultima opera, "Come il giorno e la notte", sei passato ad un genere completamente nuovo per te: il poliziesco all'italiana. Come ti è balzata in testa l'idea e com'è stata accolta nelle prime proiezioni pubbliche?
Sono sempre stato un grande amante dei film con Bud Spencer e di quelle stagioni del cinema italiano piene di generi diversi che si incrociavano tra loro. Sentivo in particolare, con Bud, di avere un debito da ripagare sia da spettatore che da bambino e così ci abbiamo provato. Poi in generale mi piace sempre fare che il film successivo sia diversissimo dal precedente. Per fortuna questo è stato finora accolto molto bene, mentre il prossimo ti preannuncio che sarà una commedia un po' … fantastica.
Anche questa volta hai scelto di avere al tuo fianco una giovane protagonista: Sara Salgoughi. Come l'hai scoperta e cosa ti ha colpito di lei?
Sara ha inviato come le altre candidate un selftape su parte. Aveva qualcosa che mi ha fatto dire: “lei è perfetta”. Non è mai qualcosa di preciso, ma più un sesto senso. Ed infatti, pure essendo al suo esordio al cinema, ha rivestito il ruolo con grande professionalità. Ho cercato quanto più possibile, essendo la sua prima esperienza di questo tipo, di farle da guida in modo che portasse con sé tanta esperienza sui prossimi set. Lei, che è una persona che ascolta molto, mi ha seguito e spero che le torni tutto utile per il continuo della sua carriera, che son sicuro sarà bellissimo.
Passiamo quindi a te, Sara. Grazie per avere accettato di rispondere a qualche domanda per i nostri lettori. Per cominciare, vuoi parlarci un po’ di te e di come ti sei avvicinata alla professione di attrice?
Grazie a voi per l’interesse e alla curiosità dei lettori. Ti dico che non lo so: ho fatto tante cose nella vita. Sono strade che mi hanno aiutata a trovare amici veri, ma magari non erano le mie: il tennis, l’università. So che ogni volta che entravo in un campo, non arrivavo mai fino in fondo, non avevo quelli spinta e invece ogni tot spuntava quel desiderio artistico ma non sapevo come realizzarlo, che fosse abitando a Trento o in campagna a Ferrara. Roma mi ha aperto le porte, accogliendomi, prima casualmente, poi dandomi concrete possibilità.
“Come il giorno e la notte” è il primo lungometraggio della tua carriera, dopo cinque anni divisi tra teatro, pubblicità e qualche cortometraggio. Come hai vissuto questo salto?
È stato tutto graduale, una strada in salita, ma ben definita. Sono a Roma da cinque, anni ma è a settembre 2023 che sono entrata al Professionale di Teatro Azione; prima non avevo ancora studiato (se non un corso di dizione e lettura interpretata a Trento nel 2020 e un corso libero a marzo 2023). Nel 2024 ho fatto il primo spot da protagonista con la BMW, ho continuato con altri nel 2025 (a febbraio ho girato il corto, appunto) e a giugno sono stata scelta per il lungometraggio di Brando. Per alcuni di questi lavori dico che è stato il caso a farmeli trovare, ma ricordando bene è stato un raccogliere qualcosa che in realtà avevo seminato in precedenza.
Parte tutto dalla curiosità che abbiamo. Quest’anno ho lavorato a uno spettacolo con Fausto Paravidino e lo abbiamo portato in scena al Teatro Basilica il 4/5/6 giugno, per il resto ho preso questo periodo (da fine delle riprese a novembre 2025 al mese scorso circa) di riflessione e di studio su me stessa, e mi sono proposta e ho cercato molto meno. È stato un periodo molto intenso in cui ho sentito il bisogno di fermarmi, guardarmi e correggermi per essere pienamente soddisfatti dei prossimi lavori.
Parlaci un po’ del tuo personaggio: si può dire che Fiorella sia “il giorno” e Vincenzo “la notte”. Cosa ti è piaciuto di più del recitare questa parte?
Scoprire che a volte dei personaggi sono già tuoi prima ancora di interpretarli. Mi spiego meglio: ho trovato tantissime similitudini (ma tantissime!) tra me e Fiorella di cui mi sono veramente stupita sin dalla prima lettura sul copione. Le sue frasi erano anche le mie. Frasi scritte da una penna, Brando, che non mi ha mai conosciuta o incontrata prima del provino. È stato strano e anche sorprendente ritrovarmi così in un personaggio. Spesso penso che siano le persone a ritrovarsi in noi attori e invece questa volta ho guardato Fiorella ed era come se guardassi me stessa. Ci sono stati anche aspetti di lei da cui io come persona devo imparare, mi piace molto l’evoluzione che ha fatto questo personaggio. Felicissima di averlo incontrato.
Ero entusiasta e al contempo spaventata di interpretare un’autorità, una poliziotta, che esce comunque dagli standard dei ruoli più comuni scritturati per le ragazze della mia età, sotto i trenta. Ho cercato di preparmi al meglio ma alcune difficoltà sono rimaste come l’impugnatura dell’arma o le scene d’azione (risata, ndr). Ci lavorerò! Mi è piaciuto molto e tornerei molto volentieri in queste vesti.
Com’è stato lavorare con Brando e con una colonna del cinema e del teatro italiano come Angelo Orlando?
Un grande insegnamento. Brando si lascia condurre con facilità da quello che accade in quel momento in scena e vive perfettamente nel presente: una qualità che ho ammirato sul set, ma che ho saputo abracciare solo negli ultimi mesi. Angelo una persona da conoscere. Ringrazio Brando per averlo incontrato e chiamato: la sua generosità nei confronti degli attori è rara così come lo è lui.
Usciamo un attimo dal tema lavorativo. Sei nata e cresciuta a Trento, ma le tue origini sono iraniane. Te la senti di dire qualcosa sulla situazione politico-sociale dell’Iran in questo periodo storico? Accetto tranquillamente anche un “no”, vista la delicatezza dell’argomento.
Non sono la persona più adatta a parlare di politica, ma quello che posso dire è quello che ho sentito: un grande senso di impotenza e di indignazione nel vedere che si lascia a una sola persona il potere di porre fine alla vita di molte. Sicuramente ora tutto il mondo conosce l’Iran, quando prima veniva spesso associata a Paesi Arabi o conosciuta poco e male. Mi auguro sia data al popolo iraniano la possibilità di perseguire la sua strada in modo autonomo e tornare a splendere e vivere serenamente come merita. Principio valido per ogni altro Paese a cui vengono tolti diritti e possibilità.
Tornando più leggeri, mi piace scavare un po’ anche nelle passioni extra lavoro delle persone che intervisto e, da tennista amatoriale, non posso che tornare sul tennis. Hai voglia di raccontarci un po’ questo tuo lato? Sono curioso anche di sapere per chi fai il tifo, anche se penso di conoscere già la risposta…
Partirei dicendo che, senza il tennis, io non sarei a Roma o almeno non ci sarei arrivata nel 2021. Non so come sarebbe stata altrimenti: a giugno di quell’anno, sempre “casualmente” (virgolette d’obbligo, visto quanto detto prima, ndr), sono stata chiamata per insegnare al centro estivo della Sapienza Sport, quindi senza il tennis non sarei arrivata a fare parte di questo progetto adesso.
Sul tifo sarò sincera: sono cresciuta rimanendo affascinata da Giorgi e Fognini e spesso mi hanno paragonato alla prima quindi credo di avere un temperato molto diverso dal nostro Sinner, ma ora che mi trovo nel mondo dell’arte capisco e collego tutti i puntini.
Chiudiamo tornando al tuo lavoro: hai già progetti per il futuro? Cosa bolle in pentola?
Spero di prendere parte a un cortometraggio questa estate, di cui stimo molto la regia e più in generale continuare a parlare dal palco di un teatro, da questo settembre in avanti.
Grazie Sara e grazie ancora a Brando per questa bella intervista. In bocca al lupo per il film e speriamo di risentirci presto!
Per chi disponesse dell’abbonamento alla piattaforma, “Come il Giorno e la Notte” uscirà su Amazon Prime Video nel mese di settembre, distribuito da “Ipnotica Film” e preceduto in estate dalla versione riveduta e corretta de “La Perfezione”, film di cui vi avevamo già parlato su questo sito e mai uscito prima d’ora in streaming.
Matteo Tencaioli
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