Il Debutto Alla Regia Di Cui Avevamo Bisogno: The Chronology Of Water Di Kristen Stewart

Il Debutto Alla Regia Di Cui Avevamo Bisogno: The Chronology Of Water Di Kristen Stewart

Presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard e ora nelle sale italiane distribuito da Wanted Cinema, l’opera prima della Stewart è un biopic tratto dal memoir di Lidia Yuknavitch.

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Ipnotico. Lancinante. L’esordio alla regia di Kristen Stewart è un racconto feroce e poetico di una sofferenza che si fa tattile, corpo pulsante di una narrazione sanguinosa. Tentativo di dare forma all’indicibile.

La vita di Lidia Yuknavitch, interpretata in modo incredibile da Imogen Poots, scorre su una linea temporale discontinua, frammentata e resa da un montaggio non lineare. Dall’infanzia fino ai trent’anni, la storia prosegue all’insegna della memoria, scorre invece di raccontare, come l’acqua in grado di trasportare con sé tutto quello che trova sul suo cammino. L’elemento acquatico è il leitmotiv ricorrente, capace di parlare per la protagonista; la piscina, il lago, l’acqua della doccia mista a sangue nella prima inquadratura, i liquidi corporei. Non solo rappresentano le fasi della sua vita, ma ne plasmano la forma, in una cronologia dell’acqua che si fa cronologia di un’esistenza.

Il nuoto diviene antidoto e riscatto in risposta ad una vita fatta di violenze. Un padre abusante sessualmente, una madre remissiva e alcolizzata, una sorella amata e scappata dall’incubo. Il rumore sordo della testa sott’acqua, unito a un sonoro asfissiante di voci che sembrano emergere da ogni parte della mente, incapaci di permeare nella profondità della piscina, permette al corpo di Lidia di abitare in un mondo sotterraneo. Di rigenerarsi e di tornare in superficie con una forza differente.

Il passato e il presente danzano insieme, in una sovrapposizione continua di frame identici in linee temporali differenti. Stessi luoghi, stesse posizioni ma cronologie distinte. Qui risiede tutta l’arte e la poesia della regia che, grazie al montaggio di Olivia Neergaard-Holm, sincopato, volutamente caotico e sapientemente eclettico, compone la frammentarietà di uno stato emotivo, reso in immagini e dettagli di punti di vista sempre diversi.

In una stessa inquadratura i personaggi vengono ripresi da più angolazioni, in una mescolanza di raccordi che traccia il ritratto di un vero e proprio pensiero rivissuto. La narrazione del sé passa sempre attraverso immagini che arrivano a noi scomposte, inventate, eclissate da qualsiasi possibile forma lineare ma sempre in grado di comporre una storia.

La gente mi chiede spesso se quello che scrivo nei miei racconti mi è successo davvero. Io mi faccio sempre la stessa domanda per la vita vera, mi è successo davvero?- si chiede Lidia e la forza di questo racconto è questa; eclissare la faccenda del reale per arrivare al nocciolo della realtà, fatto di immagini che parlano di un’ emotività più che di una sofferenza e, che, come era già negli intenti della regista, sappiano cartografare una complessità dell’animo più che un appiattimento delle esperienze dolorose della scrittrice.

Kristen Stewart realizza un’opera visivamente catalizzante, un film che costringe a guardare la vita di una donna che, attraverso il nuoto e la scrittura, riesce a ridefinire la propria presenza nel mondo. Una dichiarazione di intenti provocatoria e un po’ punk, The Chronology of Water è poesia allo stato puro.

Aurora Pallotti

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